sabato 31 dicembre 2011

CORIANDOLI A NATALE - Gigi Restagno

 Gigi Restagno (Torino, 9 agosto 1957Torino, 15 gennaio 1997) è stato un musicista e disc jockey italiano.

Questa spiaggia è di tutti e infranta vi si arresta
anche la barca perduta dietro un segno fallace.
Voi che ora contemplate la mia pace
non dimenticate la mia tempesta







YOU WERE THE ONE


 I WAS DREAMING


WHISTLE MARCH


Lunedì 30 gennaio 2012 15° MEMORIAL GIGI RESTAGNO 
I musicisti torinesi si ritrovano sul palco di Hiroshima per ricordare l'amico Gigi
Ticket: sottoscrizione www.gigirestagno.info/
HIROSHIMA MON AMOUR 011/3176636 3175427 3174997 VIA BOSSOLI 83 ZONA LINGOTTO STAZIONE TORINO SUD TORINO 
hma@hiroshimamonamour.org 
www.hiroshimamonamour.org 
www.myspace.com/hmatorino
******************
da http://www.gigirestagno.info/gigi.html

Gigi Restagno (Torino, 9 agosto 1957 - 15 gennaio 1997) è stato un apprezzato musicista e autore di canzoni torinese, dj dell'emittente indipendente Radio Flash (della quale divenne anche direttore artistico), attivo sulla scena mod locale dai primi anni ottanta con i Blind Alley (trio formato da Restagno con Luca Bertoglio e Marco Ciari) che pubblicarono un solo singolo nel 1983: I Was Dreaming / Whistle March, per la Shirak Records di Torino, prima di sciogliersi nello stesso anno. I brani da lui firmati per il gruppo, tutti con testo in inglese più uno strumentale, sono poco meno di una trentina e sono usciti esclusivamente su demo-tape o bootleg dal vivo; tra questi, oltre al singolo, Streets Of Murder (di cui abbiamo una versione dei Fratelli di Soledad dal titolo Sulla Strada, presente nel loro album Balli e Pistole), Blind Alley, Today, I Don't Think So e Don't Care About.
Militò quindi nei Deafear, interessante gruppo di derivazione dark/new wave, insieme tra l'altro a Max Casacci (oggi Subsonica) e Lux Colarelli. La band ha al suo attivo due EP: Stairs (1983, etichetta Deafear) e The Waiting (etichetta Discordie).
Formò poi i Misfits (con Carlo Nosenzo al basso, Davide Graziano alla batteria e ancora Luca Bertoglio alla chitarra sostituito poi da Max Casacci), con i quali suonava un rock più psichedelico, in cui si possono cogliere echi dei Crazy Horse di Neil Young; in concerto eseguivano tra l'altro una cover di The Pusher degli Steppenwolf.
Ha suonato in seguito nei Leggendari Singles con Marco Ciari e Vittorio Musso e con i Poker, con Alex Loggia, Marco Ciari e Sandra Brizi.
Una delle sue ultime composizioni, Coriandoli a Natale del 1996, con testo in italiano, è stata recentemente ripresa dai Subsonica con un singolo e un video, ma brani di Gigi sono stati eseguiti anche, tra gli altri, dai Fratelli di Soledad e dagli Statuto.
Presenza scenica, humour, eleganza e soprattutto il grande talento di autore fanno di Gigi una figura indimenticabile per chi lo ha conosciuto
Gli amici musicisti, in occasione dell'anniversario della sua prematura scomparsa, gli tributano ogni anno un omaggio con un concerto organizzato dai Mods torinesi (che da oltre un quarto di secolo hanno il loro quartier generale in Piazza Statuto a Torino) che riunisce vari gruppi e interpreti. A quello del 2006, a Maison Musique a Rivoli, hanno partecipato tra l'altro gli Statuto, membri dei Fratelli di Soledad, degli Africa Unite, Matteo Salvadori (ex chitarra solista degli 883), Slep, i Party Kidz, Mr. Tokyo e Carl Lee.

Alfio ilardi e il pene delle balene

Ciao, caro Alfio.
Vedo che entri con lo scopo di cercare immagini di organi sessuali maschili di balena. Come saprai, i balenotteri hanno l'osso penico, quindi non potresti sperarci, se non con l'introduzione di un osso...È per questo che tu e Mirka Leoni vorreste dare fuoco e uccidere i cani? Per asportare l'osso lungo di una zampa e infilartelo nel pistolino? Noo, Alfio, non farlo: ci sarebbe poi l'osso rigido dentro ad un salsicciotto molliccio. Faresti la solita figuraccia.
Saluta Mirka, non è detto che con l'anno nuovo non venga a trovarvi.
MA...L'OSSO PENICO LO HA RICHIESTO LEI!!! ora capisco! altro che gattina e Cremina, ed ecco chi entra qui con le parole chiave "sesso con animali"...MIRKA! Sei una depravata, cristo! Prima la gatta, poi l'osso penico! Ma cambia uomo, no? Sempre che tu possa permettertene uno: a giudicare da quel che so di te dovrebbe essere uno molto buono, cieco e senza mani (sai, anche con il tatto si può vedere).
Poveri Alfio Ilardi e Mirka Leoni, spero che l'anno nuovo vi porti tutta la chirurgia plastica di cui avete bisogno.
MA DUE CERVELLI, UNO A TESTA, NO?!???

Giustizia per i miei fratelli

Giustizia per i miei fratelli

Ho visto troppo scempio e il cuore mio langue.
Vendicherò i miei fratelli col sangue.
Questo prometto a te.

Morir per te...

Giuro per sempre a te
di viver, morire per te.
Se tu sarai con me lo so,
 

vincerò

La canzone è di Caribou e il titolo è "Sense Field".


giovedì 29 dicembre 2011

INCREDIBILE COLONIA FELINA SUL MARE SARDO: SU PALLOSU

(Sono circa 40 i gatti della colonia di Su Pallosu: da anni gli abitanti della frazione si prendono volontariamente e con loro spese cura dei felini, sia per l'alimentazione che per tutte le cure sanitarie. La colonia, un pò come quella del Colosseo o di Largo di Torre Argentina (sorge su antiche rovine romane) a Roma http://www.gattidiroma.com/prima.html , è diventa ormai una piccola attrazione turistica della borgata marina.) Su Pallosu è infatti un conosciutissimo sito archeologico romano (numerose le anfore romane ritrovate sui fondali della zona) e nuragico (proprio sulla spiaggia della borgata Scavi dell'Università di Roma, guidati dalla Soprintendenza di Cagliari, hanno scoperto l'esistenza di un ricco deposito costiero http://www.scribd.com/doc/25102145/DA0001-Depositi-costieri-nuragici-della-re... ).


FIRMA ANCHE PER SU PALLOSU PATRIMONIO UMANITA'
UNESCO
questi gatti si trovano sull'unico sito nuragico su spiaggia sarda: Su Pallosu.

Puoi firmare anche on line al link
http://www.petizionionline.it/petizione/per-su-pallosu-patrimonio-dellumanita... La singolarità, dei gatti sardi della colonia felina di Su Pallosu, in provincia di Oristano, che li rende davvero speciali,-come vedete in questo video- è il fatto di vivere spesso in spiaggia, davanti al mare)
IL BLOG UFFICIALE DEI GATTI DI SU PALLOSU
http://gattisupallosu.blogspot.com/
Colonia felina straordinaria da inserire nella lista Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Il blog è interamente dedicato ai gatti del più piccolo borgo marino d'Italia, unici al mondo a scendere in spiaggia, sin in riva all'acqua.
Mare cristallino e splendidi gatti:il turismo legato ai felini è il futuro della provincia di Oristano. Video e foto esclusivi. SU PALLOSU-MARINA DI SAN VERO MILIS- (due km dopo il lungomare di Putzu Idu)
VIA ZIU TRIAGUS 12-sulla strada principale, 100 mt dopo l'Hotel Su Pallosu, lato destro, presso il Laboratorio Artigianale della Borgata Marina.
San Vero Milis, Italy
pagina Facebook AMICI DEI GATTI DI SU PALLOSU
http://www.facebook.com/group.php?gid=164129923604394
.Per contatti e informazioni
email: aatzor@yahoo.com


martedì 27 dicembre 2011

BOICOTTA CASA POUND

BOICOTTA CASA POUND 

io sto con Femminismo a sud 

http://www.militant-blog.org/?p=6186

 

Ne parlammo più di un anno e mezzo fa, della «strategia della caciara» (leggi), della pratica di «spostare l’attenzione confondendo le acque». Ne parlammo in merito alla polemica scoppiata dopo la contestazione – a cui noi partecipammo, insieme ad altri compagni e altre compagne – agli “Altri” (e, per pura casualità, alla Concia) per il loro sostegno nei confronti di Casapound. 
Una polemica squallida come poche, in cui cercarono di oscurare la nostra posizione accusandoci di misoginia, di omofobia, di terrorismo e chi più ne ha più ne metta.
Ironia della sorte, dopo un anno e mezzo la macchina del fango è stata nuovamente oliata e messa in moto, sempre dagli amici di Casapound che circolano nei salotti-buoni-e-borghesi-della-supposta-sinistra-radicale-al-caviale. Le vittime, questa volta, le compagne del blog femminismo a sud. La loro colpa? Quella di aver copiato in un post le firme di adesione ai vari appelli di Casapound di questi intellettuali da operetta . 
Articolo, quello delle compagne, pienamente condivisibile (qualcosa di simile l’abbiamo scritta anche noi): che non si inorridisca (o, meglio, che si inorridisca ma che si consideri anche il contesto in cui è maturata) davanti alla strage di Firenze se per anni questi presunti intellettuali hanno supportato Casapound, gli hanno dato visibilità, hanno diffuso acriticamente ogni loro comunicato e presa di posizione, li hanno dipinti come giovani-maschi-dal-bell’-aspetto, come vere-donne-non-come-le-mignotte-di-silvio, li hanno ritratti in video (repubblica in primis) e foto finto-artistiche, con bicipiti in bella mostra e dimostrazioni di virilità italica. 
Hanno firmato appelli per garantirgli di manifestare (mai li abbiamo visti, invece, pronunciarsi con tanta decisione contro i protocolli sui cortei, contro i divieti che vorrebbero impedire a noi di manifestare), hanno partecipato alle loro iniziative e ai loro dibattiti. Li hanno ospitati su giornali e riviste,  alla radio e in tv. 
E noi, per anni, a dire che no, i fascisti del terzo millennio non erano quei bravi ragazzi che ogni mamma vorrebbe come fidanzato delle figlie che ci volevano far credere, ma erano quelli delle aggressioni fuori dalle scuole e sotto le nostre case, quelli delle intimidazioni razziste, gli amici dei padroni e del pdl. Non vogliamo passare per vittime (non ci aspettiamo niente da voi, non siete nostri compagni), ma ognuno sceglie da che parte stare: noi la nostra, voi la loro. E ora sì, ve lo possiamo far presente, che noi ve lo avevamo detto e che voi avete FINTO di non crederci: siete quindi responsabili dello sdoganamento di Casapound, complici delle estreme conseguenze del loro pensiero. Chi semina vento non può che raccogliere tempesta, direbbe qualche saggio.
Ora che questi intellettuali vengono messi davanti alle loro responsabilità, non solo glissano, ma spostano l’accusa sulle compagne: ed ecco che coloro che ogni giorno, gratuitamente, fanno informazione e contro-informazione, diventano fasciste antidemocratiche, autrici di liste di proscrizione (fare copia-incolla delle firme pubbliche ad un appello, sappiatelo, si chiama “lista di proscrizione” nella neolingua della sinistra dei salotti), pericolose istigatrici di atti terroristici (perché dalle parole si può passare ai proiettili, hanno scritto in un articolo che non merita neanche di essere linkato… se vi interessa, trovate tutto su femminismo a sud). Si trasformano in ragazzine-capricciose-e-immature da instradare, con un tono paternalista (ma anche “maternalista”) che si pensava ormai desueto. Vengono rappresentate come macchiette da trattare con sufficienza, come nell’articolo degli “Altri” (sempre in prima linea). Gli si attribuiscono commenti e concetti mai espressi.
E così le colpevoli, l’elemento da condannare e da cui prendere le distanze, sono le compagne, sono gli antifascisti: insomma, quelli e quelle che non hanno media compiacenti a fargli da cassa di risonanza e politici influenti a garantirgli entrate economiche e benevolenza, quelli e quelle che lottano tutti i giorni. Ma, del resto, come hanno scritto le compagne, anche l’antifascismo è una questione di classe (leggi). Semplicemente di classe.
E quindi – anche se ci sembra superfluo, perché tra compagni la solidarietà non dovrebbe essere una stelletta da mostrare in pubblico – esprimiamo la nostra solidarietà, la nostra vicinanza e la nostra complicità alle compagne di femminismo a sud. E lo facciamo nell’unico modo che crediamo sensato, ripubblicando il loro articolo che ha creato tanto malumore tra gli amici di cpi. Elenco incluso, ovviamente. Omettiamo solo – lo ammettiamo, per pigrizia – tutti i numerosissimi link dell’articolo originale pubblicato su femminismo a sud: per questo, vi rimandiamo direttamente al blog delle compagne.
Forza, compagne!

Chi ha sdoganato Casapound?
[…]
Vorremmo qui ricordare, e integrate se ne avete voglia e se avete più memoria di noi, quali giornalisti, intellettuali, personaggi libertari o presunti tali, di sinistra e simili, hanno sdoganato Casapound affinché arrivasse tranquilla a poter esigere di stare sulle piazze, ovunque, mentre gli antifascisti subiscono repressione e insulti.
Lo sdoganamento dei gruppi di destra, così come la “tolleranza” per i vari “spariamo agli immigrati” pronunciati da sindaci, politici, ministri leghisti (vedi il viceministro Castelli e il consigliere regionale veneto Daniele Stivai e il sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, tutti armati di mitra, fucili e pistole per sparare agli immigrati come “leprotti”), ammiccamenti, istigazione, scivoloni di cui talvolta registravamo delle rivendicazioni e per altre si attribuivano all’esasperazione sempre giustificata quando qualcuno prendeva a sprangate l’immigrato di turno, avviene da anni e noi l’abbiamo sempre avvertito, monitorato e messo in relazione alle tantissime aggressioni di stampo neofascista che hanno insanguinato l’Italia negli ultimi anni.
E la caccia al “negro” checchè se ne dica ha un’impronta innanzitutto istituzionale, con le varie polizie a pestare persone di colore, con la gente forcaiola a fare esecuzioni pubbliche per il sospetto di un furto per un pacco di biscotti, ve lo ricorderete, o altri inseguiti per le vie per varie ragioni, e poi ci sono tutte le persecuzioni formato ronda, ronde leghiste, ronde dei partiti di estrema destra, ronde di cittadini “volenterosi”, ronde di cittadini dediti al linciaggio di neri, rom, così come si è visto in varie occasioni e in vari roghi ai campi nomadi, baraccati e via così. Potete rinfrescarvi la memoria con il nostro Bestiario razzista, parte prima, seconda e terza.
Ad un certo punto il fascino fascista, per dirla alla Susan Sontag, ha contagiato un po’ di gente, anche insospettabili, tutti a citare voltaire, tutti a immolarsi pur di fare parlare un neofascista, tutti a dare lezioni di libertarismo agli antifascisti che sapevano quello che stava accadendo e avvisavano tutti del fatto che la legittimazione culturale a certa gente significa legittimazione alle orrende azioni che da quella cultura sono istigate e ispirate. Ovvero, i fascisti agiscono spinti dall’idea di avere ragione, dalle tante sollecitazioni di chi non ha fatto altro che scrivere un giorno si e un giorno no che l’emergenza” stranieri, e il “pericolo” straniero, e lo straniero stupratore, e lo straniero ladro, e lo straniero sporco, e lo straniero che fa schifo, e lo straniero invasore, e lo straniero barbaro, e lo straniero da affondare, rimandare a casa, ammazzare, perchè prima gli italiani e poi gli stranieri, prima la cultura locale e poi la vendita di kebab, perché il pericolo dell’islam, e l’emergenza musulmana, e la diversità come minaccia, e il terrore del diverso, e i regolamenti comunali, e le ronde, e i Cpt, poi i Cie, e il patto con quel criminale di Gheddafi, e i tanti morti nel mediterraneo, e le ordinanze leghiste nelle varie città del nord, e potremmo continuare all’infinito.
Insomma tutti presi a curiosare tra futurismo e tatuaggi con la celtica, a chiudere gli occhi sulle mani alzate all’elezione del sindaco di roma e poi a ignorare quella faccetta nera cantata in quel di genova g8 2001 e altri mille esempi che si potrebbero fare.  
Tutti a invocare la democrazia, perchè di destra e sinistra non aveva più senso parlare, perchè il fascismo non esisterebbe più, perché sarebbero cose superate, e badate che sto andando a memoria di tutte le cazzate che ho letto e mi sono state dette in tutti questi anni.
E da lì a descrivere quegli straccioni degli antifascisti come gentaglia senza appeal, sfigati fermi all’anteguerra, mentre li vedì i fasci, quelli lì son proiettati verso il futuro, oramai vanno di nazirock, sono roba del terzo millennio, fanno la cinghiamattanza, son per il sociale, come mussolini, e fanno revisionismi meglio che bruno vespa. 
Si appropriano di miti della sinistra, li vedi a dire cose su rino gaetano, scoprono che il che guevara in fondo era uno di loro, poi citano perfino peppino impastato, che i fasci li schifava essendo lui un libertario vero. 
Operazioni di marketing, azioni dimostrative e a Roma tutti rincoglioniti da quelle quattro cose fatte e dette, perché che vuoi che sia, son brava gente, che importa se qualcuno dice di loro che sono un po’ aggressivi.
Il filone “fascio trendy”, quello sdoganato per le adolescenti, lo reperimmo su TopGirl. Parlava di Forza Nuova, che non è bravissima in queste cose ma ci provò.
Poi ci fu l’articolo di Alessandra di Pietro su Gioia che parlava delle donne di Casapound.
Il correntone che spingeva verso uno sdoganamento di quell’area partiva da quel Sansonetti che ne scrisse su L’Altro.
Poi ci fu l’Onorevole Paola Concia che si appropinquò a sdoganare l’organizzazione. E l’altra del Pd, Cristina Alicata, che nel 2009 si esprimeva su Casapound con estrema tolleranza.
E Il Fatto Quotidiano, il giornale di Travaglio, che applaudiva Casapound.
E Walter Veltroni che iniziava l’iter per l’assegnazione dei locali occupati da quelli di Casapound equiparandoli ad un qualunque movimento di lotta per la casa.
E Luca Telese sempre tanto aperto e disponibile con i “cuori neri”.
Poi ci fu il consiglio comunale di Roma che approvò, credo all’unanimità, una mozione sul “Tempo di essere madri“, che arriva dall’area femminile di Casapound. (tempo di essere uteri)
C’è un bell’articolo ammiccante de l’Espresso, stesso gruppo editoriale de la Repubblica, che parla di Casapound. Quella Repubblica che annuncia gioiosa l’elezione del figlio di Alemanno nella consulta provinciale degli studenti a partire dalla lista di Casapound.
Questa la proponiamo come risorsa ed è il file pdf con dentro un dossier sull’estrema destra a Pisa a cura di Rebeldia. Ancora una risorsa realizzata dal gruppo antifa/napoli su casapound.
E si potrebbero contare a centinaia le occasioni in cui politici del pdl, di futuro e libertà, di altri gruppi affini, hanno appoggiato, legittimato e portato alla ribalta i casapoundini.
Così come potremmo descrivere le tante iniziative di Casapound patrocinate anche da amministrazioni di sinistra, come a Bari, con tanto di marchio del consiglio regionale pugliese
O gli appoggi a Casapound da liste come quelle dei grillini a Bolzano. 
Val la pena ricordare anche il voltafaccia di Capossela, perchè no.
Poi ci fu tutta la banda de Gli Altri, capeggiata ancora da Sansonetti, che divulgò e firmò un appello per lasciare la piazza al Blocco studentesco di Casapound.
L’appello diceva cose piene di poesia e parlava di libertà, la libertà per quelli di Casapound di dire quello che hanno da dire, così come la libertà per gente come Gianluca Casseri, lo stragista di Firenze, di dire quello che avrà detto e scritto in giro tra Pistoia e altri posti della toscana.
A supporto di Casapound si erano precipitati proprio in tanti, un vero cordone bipartisan, che da destra a sinistra è bene ricordare per intero, con tanto di nomi e cognomi. Nomi e cognomi che potete trovare tutti i fila, sul sito di Casapound, a seguire gli appelli che hanno firmato.
Firme, a partire da quelle di persone di cosiddetta sinistra all e quali ora chiediamo:
- glielo andate a spiegare voi ai morti senegalesi, alle loro famiglie, alla comunità senegalese, perché siete stati così gentili con quelli di Casapound?

A chiedere la revoca del divieto a manifestare c’era TUTTA la redazione de Gli Altri e poi:

Ritanna Armeni – giornalista e scrittrice
Angela Azzaro – giornalista de Gli Altri
Massimo Bordin – direttore Radio Radicale
Andrea Colombo – giornalista e scrittore
Lanfranco Pace – giornalista La 7 e Il Foglio
Piero Sansonetti – direttore de Gli Altri
Gian Luca Minotti – scrittore
Massimo Ilardi – professore di sociologia urbana all’Università di Camerino, direttore Gomorra
Paola Tavella – giornalista del settimanale femminile del Corriere Io Donna
Alberto Abruzzese – professore ordinario di sociologia dei processiculturali e comunicativi presso l’Università IULM di Milano
Rita Bernardini – deputata Partito Democratico.
Paola Concia – deputata Partito Democratico
Carlo Grassi – professore Università Iuav di Venezia (nome che viene ancora riportato sul sito di Casapound ma per cui pare vi sia una smentita)

A chiedere la libertà di manifestazione per costoro c’erano anche:

1. Pietrangelo Buttafuoco – giornalista di Panorama e Il Foglio
2. Luciano Lanna – vicedirettore de Il secolo d’Italia
3. Enzo Raisi – deputato del Pdl
4. Flavia Perina – deputato del Pdl (che è anche quella che viaggia dentro le Se non ora quando)
5. Francesco Aracri – deputato del Pdl
6. Mario Borghezio – parlamentare europeo Lega Nord
7. Paola Frassinetti – vicepresidente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera dei Deputati
8. Cristano De Eccher – senatore del Pdl
9. Giorgio Holzmann, deputato pdl e candidato sindaco di Bolzano
10. Ugo Maria Tassinari – saggista
11. Annalisa Terranova – giornalista de Il secolo d’Italia
12. Annamaria Gravino – giornalista de Il secolo d’Italia
13. Massimo Malpica – giornalista de Il Giornale
14. Mia Grassi – giornalista
15. Vitaldo Conte – critico d’arte
16. Carlo Gambescia – Saggista ed economista
17. Adriano Scianca – giornalista de Il secolo d’Italia
18. Raffaele Morani – giornalista
19. Daniele Petraroli – giornalista
20. Corrado Delfini – pittore
21. Antonio Pannullo – giornalista del Secolo d’Italia
22. Antonio Rapisarda – giornalista di FareFuturo webmagazine
23. Gabriele Adinolfi – Noreporter
24. Federico Brusadelli – giornalista di FareFuturo webmagazine
25. Marco Guerra – Ufficio Stampa Ministero Ambiente
26. Giovanni Damiano – scrittore
27. Domenico di Tullio – scrittore
28. Alfio Krancic – vignettista de Il Giornale
29. Maurizio Murelli – società editrice barbarossa
30. Augusto Grandi – giornalista de Il Sole 24 ore
31. Federico Zamboni – giornalista
32. Marco Battarra – Ritter Edizioni
33. Alberto Manca – Ritter Edizioni
34. Andrea Benzi – giornalista
35. Vito Orlando – caporedattore Ufficio stampa Regione Sicilia
36. Antonio Lodetti – giornalista de il Giornale
37. Adolfo Spezzaferro, giornalista de la Discussione
38. Giorgio Ballario, giornalista La Stampa
39. Fernando M. Adonia – redazione cataniapolitica.it
40. Roberto Alfatti Appetiti – giornalista
41. Maria Rosaria Nappa – pittrice
42. Miro Renzaglia – poeta e scrittore
43. Paolo Corsini – giornalista Rai
44. Luca Maurelli – scrittore e giornalista
45. Roberta Di Casimirro – regista
46. Gianfranco de Turris – scrittore e giornalista
47. Daniele Lazzeri – centro studi ‘Vox Populi’
48. Monica Mainardi – giornalista di “Chi”
49. Enzo Cirillo – direttore E-Polis
50. Giandomenico Casalino, scrittore e saggista
51. Luciano Zippi – Editore di viaroma100.net
52 – Stefano Pantini – www.lamoscabianca.eu
53 – Sandro Solinas – scrittore
54 – Vincenzo Maida – giornalista
55 – Alfonso Rossetti – vice presidente del consiglio Muncipio Roma VII (PdL)
56 – Alberto Lombardo – Presidente Centro Studi La Runa
57 – Paolo Caioli – Noreporter.org
58 – Andrea Lignani Marchesani – Consigliere Regionale Umbria PDL
59 – Matteo Mascia – Giornalista collaboratore de Il Secolo d’Italia
60 – Mario Michele Merlino – poeta e autore teatrale
61 – Antonella Serafini – censurati.it
62 – Enzo Cipriano – editore Settimo Sigillo
63 – Alexandra Javarone – giornalista
64 – Tonio Pino – Assessore Comune Novoli
65 – Domenico Naso – giornalista
66 – Ulderico Nisticò – scrittore
67 – Luigi Songa – Assessore Comune Omegna
68 – Marco Valle – giornalista
69 – Cecilia Moretti – giornalista ffwebmagazine
70 – Teresa Alquati – collaboratrice del quotidiano Linea
71 – Filippo De Ferrari – giornalista CronacaQui
72 – Ninni Dimichino – editore “L’Arco e la Corte”
73 – Francobaldo Chiocci – giornalista
74 – Christian Continelli – consigliere comunale PDL Ostuni
75 – Ugo Cassone – consigliere comunale PDL Roma
76 – Luca Gramazio – consigliere comunale PDL Roma
77 – Barbara Ricciuti – giornalista, portavoce assessore istruzione,formazione e lavoro Regione Veneto
78 – Michele De Feudis – Giornalista di E polis
79 – Alessandro D’Agostini – artista
80 – Fernando Crociani Baglioni – presidente del centro studi Patria e libertà
81 – Maurizio Pio Rocchi – artista
82 – Roberto De Lorenxo Meo – artista
83 – Ema Omega – artista
84 – Maurizio Messina- giornalista
85 – Amedeo Renzulli, scrittore
86 – Francesco Filippo Marotta – editore consulente Editoriale
87 – Luca Loseto – artista
88 – Associazione Progetto Zero
89 – Raffaele Zanon – direzione nazionale Pdl
90 – Fabrizio Fabbri – giornalista free lance
91 – Luca Roseto – pittore
92 – Blokulla – musicista
93 – Cesare Ferri – scrittore
94 – Riccardo Ghezzi Antonioli – giornalista
95 Eva Fontana Castelli – storica e saggista
96 – Pietro Cappellari – ricercatore storico
97 – Sandro Consolato – saggista, direttore de La Cittadella

Continueremo a documentare su questa materia perché è fondamentale capire quanto l’estrema destra, in realtà, non esiste da sola ma è supportata da tante brave persone.
Continueremo a ricordare tutto a partire dall’intervista dell’Annunziata e Radiorock al presidente o coordinatore nazionale di Casapound, non so come definirlo. Continuando per Daniele Rustici e il suo intervento a impedimento della chiusura di Casapound.

lunedì 26 dicembre 2011

Il pianto del toro

Boris, il toro salvato da Hillside Animal Sanctuary, (in Inghilterra) da un allevamento di produzione industriale, dove per le spaventose condizioni di vita si era ammalato. Anche se, una volta salvato, ha ricevuto tutte le cure, non è riuscito a sopravvivere. Prima di morire, ha pianto con il suo custode, forse per riconoscenza, forse per disperazione per non avere più forza. Tutti gli animali sentono e soffrono come te.

martedì 20 dicembre 2011

Stuprare cani è legale, firma la petizione e fermiamo la Danimarca

Turchia e Ohio sono solo due dei numerosi paesi che non prevedono punizioni per coloro che stuprano gli animali. Un fenomeno ancora peggiore sta nascendo in Europa, nella vicina Danimarca, dove sono nati dei bordelli ad hoc dove i clienti possono maltrattare e stuprare cani o gatti. Il trattamento che subiscono questi animali è legale. Raccapricciante vero?

 Il sesso con animali è un tema molto caldo, soprattutto in Danimarca dove il Parlamento non riesce mai a trovare una conclusione. Il motivo? Gli interessi economici. In questo periodo, alcune indagini shock mostrate da una televisione danese hanno mostrato una realtà molto sconcertante: in Danimarca sono state aperti dei “bordelli“, una sorta di “Case Chiuse” con animali.
I clienti pagano in cambio di sesso con cani e altre specie animali. Le Animal House (bordelli con animali) sono ben organizzate tanto da avere anche dei portali dove sfogliare i servizi offerti. Si contano a decine e su internet è facile da rintracciarle. Un volantino con la pubblicità di uno di questi esercizi, chiede da 70 – 150 € a prestazione.
In internet vi sono varie petizioni ma quella più valida sembra essere partita dall’OIPA. Compilando un form si chiederà alle autorità governative danesi di porre fine a questa oscenità. Lo scopo della raccolta firme è quello di introdurre un divieto assoluto, cosicché i luoghi dove avvengono queste atrocità siano chiusi. Di seguito è ciò che viene chiesto alle autorità danesi:

Egregio signore,
Recentemente, un episodio di un programma televisivo riguardante i danesi  che hanno rapporti sessuali con animali ha innescato un nuovo dibattito in Danimarca. Sono sconvolto nell’apprendere che le leggi in Danimarca ancora permettano sesso con animali. Molti Paesi hanno già introdotto dei bandi. Numerosi stati americani, inclusi Illinois, Missouri, Iowa, Alaska, South Dakota e Washington, hanno introdotto leggi che proibiscono questa pratica di sfruttamento ed abuso. Questa pratica è una chiara violazione dei diritti animali, è inaccettabile che gli animali debbano continuare a soffrire a causa dello sfruttamento degli umani. Questo è un crimine che deve essere urgentemente affrontato. E’ importante introdurre cambiamenti legislativi, vietare tutte le forme di abuso sessuale sugli animali, bandire le case chiuse, il commercio e la distribuzione di immagini e video che coinvolgono rapporti sessuali con animali.
Distinti saluti,
nome cognome
 inviare a:
um@um.dk; stm@stm.dk; uvm@uvm.dk; jm@jm.dk
  
Oggetto: NON scrivete  "please ban bestiality" perchè la bloccherebbero subito.

Testo: Dear sir,
Recently, an episode in a TV programme about Danes who have sex with animals has sparked a new debate (http://www.cphpost.dk/news/national/51405-minister-to-account-for-bestiality.html) in Denmark.
I was shocked to learn that the laws in Denmark still permit sex with animals. Many countries have already introduced bans. Numerous US states -- including Illinois, Missouri, Iowa, Alaska, South Dakota, and Washington -- have passed laws prohibiting this exploitive and abusive practice.
This practice is a clear violation of animal rights - it is unacceptable that animals should continue to suffer as a result of human exploitation. This is a crime that must urgently be addressed. It is important to introduce legislative changes, forbid all forms of sexual abuse of animals, ban animal brothel and the manufacture, marketing and distribution of images and footage involving sexual intercourse with animals.
Sincerely,

Nome
Cognome
Città
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FERMA IL MASSACRO! dal blog di Grillo

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Fær Øer, Danimarca, il massacro delle balene

video_balene.jpg

Quando i delfini balena si avvicinano alle isole Far Oer della Danimarca è un giorno di festa. Le scuole chiudono e i bambini si recano in spiaggia insieme ai genitori. La popolazione, vestita con i costumi tradizionali, si appresta a ricevere i cetacei.

Feroe_Danimarca_1.jpg

I delfini balena arrivano in gruppi, molte femmine con i piccoli. Sono animali socievoli, curiosi e non hanno timore dell'uomo. E' il grande spettacolo di autunno per gli isolani. In motoscafo spingono le balene nelle baie dove l'acqua è poco profonda.

Feroe_Danimarca_4.jpg

Quindi si avvicinano con fiocine di due chili e le piantano più volte nelle carni degli animali finchè non li hanno immobilizzati. I carnefici delle Far Oer possono allora estrarre i coltelli da 15 centimetri e tagliare grasso e carne viva per trapassare la spina dorsale. I piccoli danesi applaudono mentre le balene gridano. Non lo sapevate? Le balene gridano come gli esseri umani quando sono macellate. L'acqua acquista un bel colore rosso sangue. 2.000 balene sono trascinate sulla riva dai coraggiosi abitanti delle Far Oer per essere lasciate agonizzare. La maggior parte marcisce ed è ributtata a mare.

Feoe_Danimarca_2.jpg

Il delfino balena è una specie protetta e non si conosce il numero di esemplari ancora esistente.
Invito i lettori del blog a non recarsi in vacanza nelle isole Far Oer o a comprare prodotti danesi fino a quando questo ignobille massacro durerà.
Inviate una mail alla regina di Danimarca per chiederle di intervenire e promuovete questa iniziativa sul vostro blog.

Mattanza alle Isole Fær Øer - DIFFONDETE IL VIDEO

lunedì 19 dicembre 2011

LEO, il cane educato a calci, è stato ADOTTATO!!!

http://karolina-shouldistayorshouligo.blogspot.com/2011/12/torinoleometiccio-romeno-ora-in.html

ADOTTATO LEO!!!!! IL CANE CHE VENIVA PRESO A CALCI ORA È AL SICURO

pubblicata da Le Sfigatte su Facebook il giorno lunedì 19 dicembre 2011 alle ore 11.09
19 DICEMBRE 2011
Adozione lampo per Leo...per lui sono arrivate tante richieste, tante persone si sono interessati a lui e possiamo dirvi con gioia che ora Leo si trova in un'altra famiglia! In un'altra casa, in compagnia di ben 10 gatti con cui non ha avuto alcun tipo di problema. Le ragazze che hanno seguito il suo caso e hanno permesso a Leo di essere al sicuro RINGRAZIANO TUTTI!  
Un plauso alla signora Roberta che non ha esitato ad accoglierlo e a farlo sentire finalmente amato. Speriamo di avere a breve delle nuove foto ma non potevamo non darvi questa splendida notizia!
Grazie come sempre

domenica 18 dicembre 2011

Un furgone carico di cani già adottati è bloccato a Genova. AIUTO!!

ATTENZIONE ATTENZIONE CHIEDIAMO AIUTO A TUTTI!  
Ieri sera intorno a mezzanotte il furgone che portava verso il Centro Nord Italia i cani di ALFIA SCUDERI e LIDA CALTANISSETTA più altri cani aggiunti alla staffetta da altre associazioni /volontari è stato fermato a Sarno dalla POLIZIA che ha verificato la regolarità dei documenti del furgone e dei cani ma ha provveduto a bloccarlo perchè il libretto non parlava espressamente di trasporto di animali
Preciso che è un furgone grosso e i cani hanno molto spazio e che c'è collegamento tra la cabina del guidatore ed il vano posteriore. Inizialmente sembrava che il Sig.Scuderi, il guidatore del furgone, fosse obbligato a tornare indietro (in Sicilia) abbandonando la speranza di portare a casa tutti quei cagnolini che ce l'avevano fatta: laggiù non si avrebbe avuto idea di dove stallare tutti loro in quanto molti vengono da un canile dentro il quale non possono più tornare
In seguito il signor Scuderi si è recato in un distretto di polizia dove si sono resi più disponibili ma comunque lui ha 24 ore dalla mezzanotte di ieri per salire a Genova e tornare in Sicilia-  cosa impensabile visto che voleva dire guidare ininterrottamente per 48 ore e non gli permettevano di fermarsi a far scendere i cani alle varie tappe!!! Lui si è comunque fermato qualche ora a riposare, dopodichè gli hanno detto che una volta arrivato a GENOVA dove scendono molti cani deve cercare qualcuno,non abbiamo capito bene se un poliziotto o un veterinario o chi, che gli scriva un foglio in cui si dice che per motivi collegati alla salute dei cani che ha a bordo viene chiesta la proroga di una giornata per riuscire a tornare indietro in tempo e magari anche a mollare i cani che non ha potuto lasciare all'andata (Viareggio, Roma, Ancona).  
Sul furgone ha anche cani destinati a Bologna Milano Torino e Varese e non so quali altre città del Nord.  
LUI SI DOVRA' FERMARE A GENOVA E TORNARE INDIETRO perchè è questo il massimo che è riuscito ad ottenere! Per cui chiediamo a tutti coloro che possano darci una mano con stalli su GENOVA o dintorni di qualche giorno (fino a trovare il modo di consegnare i cani nelle varie città) o con passaggi da GENOVA a MILANO TORINO VARESE BOLOGNA ecc. di contattarci perchè non sappiamo dove lasciare i poveri malcapitati! 
PER FAVORE CHIUNQUE POSSA CI AIUTI! 
PER info, suggerimenti, ed aiuti chiamare 
ROSA 3334782034
BARBARA 3483664788 
sig. SCUDERI 3496810717  CHIAMATE SOLO PER COSE CONCRETE PERCHÈ SARÁ UNA GIORNATA DIFFICILISSIMA.
GRAZIE A TUTTI!

sabato 17 dicembre 2011

Il tuffo di testa della volpe della neve - Video Repubblica - la Repubblica.it

Ecco qualcuno che uccide PER FAME.
Spettacolare momento di caccia colto dalle telecamere della Bbc nel parco di Yellowstone innevato: la volpe ha percepito la presenza di un topo ad alcune decine di centimetri di profondità. Attenta a non far rumore per non spaventare la preda, colpirà al momento giusto con una mossa inaspettata

Solo per soddisfare il nostro palato...di Mirella SoleVegana Amoroso

Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate, secondo: vengono violentemente contestate, terzo: vengono accettate dandole come evidenti.
- Arthur Schopenhauer
Non c'è nulla di più pesante della compassione. Nemmeno il nostro proprio dolore è così pesante come un dolore che si prova con un altro, verso un altro, al posto di un altro, moltiplicato dall'immaginazione, prolungato in centinaia di echi. (Milan Kundera)

Dal dizionario umano: béstia, bèstia - s.f. - termine che indica tutti gli animali, tranne l'uomo.

Da sempre amiamo considerarci meno feroci degli altri animali. Dire che una persona ha spirito "umanitario" equivale a dire che è buona; dire che è "bestiale", "brutale", o che semplicemente si comporta come un animale significa suggerire che è malvagia e crudele. Raramente ci soffermiamo a riflettere sul fatto che l'animale che uccide con meno ragioni per farlo è l'animale umano. [...] Noi uccidiamo gli altri animali per divertimento, per soddisfare la nostra curiosità, per adornare il nostro corpo, per compiacere il nostro palato.
Peter Singer, "Liberazione animale"

Dentro la macellazione
È come un'apocalisse.
Fumi vibranti al soffitto, le carcasse fumano.
Dappertutto mezzi maiali che ancora si muovono, sanguinanti, gocciolanti...
Su una pedana degli uomini con dei coltelli tagliano i corpi degli animali, li strappano, li buttano e ci guardano dall'alto.
Sono in un altro mondo, un inferno.
Quanto resisterò qua dentro?
Alzo lo sguardo verso gli uomini, li scruto per trovare l'umanità piuttosto che degli automi ben rodati.
Il maiale viene segato in due metà. Il resto delle interiora e la lingua che penzola dal muso vengono strappati e buttati dentro dei carrelli.
Il maiale viene aperto e un uomo toglie gli intestini che gli riempiono le braccia e li butta nel carrello.
Dalle orbite degli animali cola il sangue, una scia di sangue sotto il rullo trasportatore, lacrime di sangue sul pavimento.
Poi, al di là delle scanalature colme di sangue, tra maiali sanguinanti, un nuovo squarcio: due uomini girano un corpo di maiale. Il corpo dell'animale somiglia nella sua consistenza e nel colore della pelle a un corpo umano; potrebbe essere quasi il corpo di un bambino. Questo lampo di fantasia mi porta per un attimo al mio limite
.

Gli animali sono stipati negli autocarri, senza alcuna possibilità di riposo, senza bere, senza mangiare, compresi i cuccioli. Molti di loro arrivano a destinazione in pessime condizioni, alcuni muoiono durate il viaggio.
Nel camion, se un animale cade, spesso non riesce a rialzarsi, viene calpestato e subisce fratture alle zampe o al bacino. Questi animali, se possibile ancora più sfortunati degli altri, mentre tutti vengono spinti verso il mattatoio, rimangono sul veicolo in preda a dolori lancinanti, per poi essere agganciati agli arti fratturati e trascinati fuori. Non vengono sottoposti a eutanasia, ma aspettano il loro turno di macellazione.
Gli animali che muoiono lungo il viaggio vengono invece buttati in un mucchio, in quella che viene chiamata la "pila dei morti".

 Serve un cambiamento della dieta globale per salvare il mondo dalla fame, dalla penuria di combustibili e dalle conseguenze più gravi del riscaldamento climatico. Lo afferma un rapporto dell’Unep, il Programma ambientale dell’Onu, lanciato in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente di sabato, secondo il quale, con una popolazione mondiale di 9,1 miliardi di persone attesa nel 2050, la predilezione occidentale per bistecche e formaggi diventerà insostenibile.

“Gli impatti dell’agricoltura dovrebbero aumentare in misura sostanziale, perché la crescita della popolazione aumenterà i consumi di prodotti animali. A differenza dei combustibili fossili, è difficile trovare alternative: la gente deve mangiare – si legge nel rapporto -. Una riduzione degli impatti sarà possibile solo con una sostanziale cambiamento della dieta mondiale, che faccia a meno di prodotti animali”.

Il professor Edgar Hertwich, che ha coordinato il rapporto, dice al quotidiano britannico The Guardian : “I prodotti di origine animale causano più danni all’ambiente che la produzione di minerali per costruzione, come la sabbia o il cemento, la plastica o i metalli. Le biomasse e le colture per mangimi animali sono dannose come bruciare combustibili fossili”.

Gli esperti dell’Unep hanno classificato vari prodotti, risorse, attività economiche e trasporti a seconda dei loro impatti ambientali. L’agricoltura si è classificata allo stesso posto del consumo di combustibili fossili perchè entrambi aumentano in fretta con l’accelerazione della crescita economica, spiegano.

Il copresidente del gruppo, l’esperto ambientale Ernst von Weizsaecker, spiega “il crescente benessere provoca un cambiamento della dieta in favore di carne e latticini. L’allevamento di animali consuma gran parte dei raccolti mondiali, e di conseguenza moltissima acqua, fertilizzanti e pesticidi”.

Sia l’energia che l’agricoltura vanno “staccate” dalla crescita economica perché gli impatti ambientali, secondo il rapporto, aumentano dell’80% con un raddoppio del reddito disponibile.

Achim Steiner, vice segretario generale dell’Onu e direttore esecutivo dell’Unep afferma che “il decoupling della crescita dal degrado dell’ambiente è la sfida principale per i governi in un mondo con popolazione crescente, redditi crescenti, consumi crescenti e la sfida permanente della riduzione della povertà”.

Ecco la lista delle priorità ambientali per i governi di tutto il mondo individuate dal rapporto: cambiamento climatico, cambiamento dell’habitat, eccessivo utilizzo di azoto e fosforo nei fertilizzanti, sfruttamento eccessivo della pesca, delle foreste e di altre risorse, specie invasive, acqua potabile e fognature non sicure. Esposizione al piombo, inquinamento atmosferico urbano ed esposizione lavorativa ai particolati.

L’agricoltura, in particolare per la produzione di carne e latticini, conta per il 70% dei consumi idrici mondiali, per il 38% dell’utilizzo del terreno e per il 19% delle emissioni di gas serra. Lo scorso anno la Fao ha diffuso una stima secondo la quale la produzione di cibo dovrà aumentare del 70% a livello globale entro il 2050 per alimentare la popolazione: secondo l’organizzazione alimentare dell’Onu i progressi tecnologici non basteranno a controbilanciare l’aumento demografico.






La casistica del dolore nell'industria della carne è sterminata e documentata da migliaia di confessioni di lavoratori, materiali video girati in segreto, statistiche di enti governativi. Si va dai milioni di polli che finiscono vivi nelle vasche di scottatura ai bovini che, per la stessa incuria nella catena di lavoro, finiscono scuoiati mentre sono ancora coscienti. Ci sono animali storditi apposta in modo blando, in modo che il cuore stia ancora pompando quando vengono sgozzati e il dissanguamento sia più veloce. Quantità impressionanti di volatili con fratture alle ossa per le procedure con cui vengono trasportati. Becchi tagliati, code mozzate, denti tranciati, maialini castrati, il tutto senza anestesia. Reclusione e assenza di movimento che provocano problemi ossei, deformità e pazzia, animali che si strofinano contro le sbarre fino a coprirsi di piaghe infette.
Ci sono poi le sevizie praticate da lavoratori frustrati e sottopagati: maiali gettati ad annegare nelle paludi dei liquami, scrofe gravide bastonate, volatili schiacciati sotto i piedi e sbattuti contro il muro, sigarette spente addosso agli animali, percosse con martelli, pungoli elettrici nell'ano, il tutto nell'indifferenza dei superiori. Non casi isolati ma fenomeni così estesi da costituire la norma.
Senza contare il bombardamento di antibiotici, ormoni e altre medicine per sostituire la totale assenza di ambiente naturale; le manipolazioni genetiche che fanno nascere animali-mostri, incapaci di sopravvivere oltre la propria adolescenza, sempre più deformi e vittime di sofferenze congenite. Nascere nel dolore, vivere nel dolore, morire nel dolore: l'organizzazione sistematica e su larga scala di una simile quantità di dolore non ha precedenti storici. Certo, non si tratta di dolore umano. Ma vogliamo ancora negare, contro ogni evidenza scientifica e di buon senso, che gli animali possano provare sensazioni e avere una vita emotiva?



I bovini, come i polli, hanno avuto la sfortuna di poter essere sfruttati doppiamente dall’uomo: non solo per il loro corpo da mangiare, ma anche per il loro latte. L’uomo ha nel tempo creato razze selezionate per la loro carne, razze selezionate per la produzione di latte e razze a duplice attitudine (carne e latte). Nella sola Italia si stimano circa 12 milioni di bovini allevati in un anno.

Solo in zone della Terra dove esistono ampi pascoli (Argentina, Stati Uniti, Canada, Australia) – dove le foreste vengono rase al suolo per lasciare spazio ai bovini – e solo per una prima fase dell’allevamento, questi animali hanno la possibilità di vivere all’aperto. Successivamente vengono trasferiti in enormi stalle automatizzate per l’ingrasso e la preparazione alla macellazione. In Europa invece prevale l’allevamento intensivo o “alla stalla”, e l’immagine della mucca che pascola all’aperto, che funziona molto in programmi televisivi e in pubblicità di latte e formaggi, rappresenta una realtà solo per una irrilevante parte dei capi allevati, purtroppo. Come spiegano in maniera molto chiara gli stessi imprenditori del Consorzio Qualità della Carne Bovina: «L’Italia […] è purtroppo un paese sfortunato: gran parte del territorio è infatti costituito da alture che poco si prestano alle coltivazioni e all’allevamento dei bovini. Nelle zone di pianura, di conseguenza, la terra coltivabile costituisce un bene prezioso su cui esercitare risparmio, dovendo tra l’altro competere con la presenza dei grandi insediamenti urbani e delle attività industriali. È automatico, quindi, cercare di concentrare le attività sul minor spazio possibile. In tal modo si sono sviluppati gli allevamenti intensivi, stalle cioè dove molti capi convivono in spazi limitati» [1].

Negli allevamenti intensivi la vita di questi animali è stata completamente stravolta. La mucca è diventata oggi proprio il triste simbolo delle condizioni estremamente innaturali degli animali allevati per l’alimentazione umana: il noto caso BSE (encefalopatia spongiforme bovina o morbo della mucca pazza) è nato proprio perchè i bovini, erbivori naturali, erano nutriti con farine ottenute dalle carcasse di bovini malati, praticando di fatto il cannibalismo. Nelle strutture industriali in cui questi animali oggi vivono, i loro profondi legami famigliari sono totalmente ignorati ed ogni membro della famiglia vive separatamente dagli altri. Il fatto che la mucca negli allevamenti non sia più protetta dal toro di certo causa profonda ansia nell’animale.

Recisione delle corna, castrazione e marchiatura a fuoco saranno alcune delle umiliazioni che questi animali dovranno subire in vita. L’estirpazione delle corna è necessaria per evitare che gli animali si feriscano reciprocamente negli ambienti sovraffollati in cui vivranno. Per fare ciò si ricorre ad una pasta chimica che ne brucia le radici quando l’animale è ancora giovane. Alcuni allevatori invece preferiscono aspettare finché i vitelli raggiungono un’età più avanzata, quindi gli tagliano le corna con una cesoia elettrica, dotata di cauterizzatore a coppa. Ai vitelli più maturi, corna e relative radici vengono tagliate con una sega. Ovviamente, in tutte queste operazioni, non viene usato alcun tipo di anestetico, e ciò rende il tutto estremamente doloroso per l’animale, in quanto naturalmente la radice delle corna è una parte sensibile al dolore. La castrazione invece rende l’animale più mansueto e quindi meglio gestibile dal personale e meno propenso a muoversi (e di conseguenza meno soggetto a perdere peso); inoltre ciò migliora la qualità della sua carne, elemento di non poco conto per l’allevatore e il consumatore più attento ai sapori particolari. Per la castrazione si usano diversi metodi. Uno di essi, ad esempio, consiste nell’afferrare lo scroto – la sacca contenente i testicoli – tirandolo verso il basso, per poi affondarvi un coltello. Quindi i testicoli vengono estratti e lasciati appesi al loro cordone. Infine, in una seconda fase, si utilizza uno strumento, detto emasculatore, per recidere il cordone. La marchiatura a fuoco invece è praticata in alcuni casi per il riconoscimento dell’animale, e pur se in disuso, non è comunque vietata dalla legge italiana. Nei grandi allevamenti industriali, per l’identificazione dell’animale si usano altre tecniche più pratiche mentre, ad esempio, in alcune zone della Maremma – conosciute per la nota “fiorentina” – la marchiatura a fuoco sembra essere ancora eseguita come un gesto rituale e tradizionale. La marchiatura a fuoco causa un dolore intenso e prolungato all’animale, in quanto si tratta di una ustione di terzo grado – ovvero di livello massimo nella classificazione standard delle ustioni – ed inoltre il marchio rovente deve essere schiacciato contro la pelle dell’animale per un tempo sufficientemente prolungato da bruciare in profondità il derma.

Motivo per il quale la carne di vitello è tenera: ai vitelli, per l’intera esistenza, viene impedito di muovere anche un solo passo. Motivo per il quale la carne di vitello è bianca: i vitelli vengono tenuti bloccati da una cortissima catena e alimentati con una dieta che provoca forti anemie. Una dieta composta da una brodaglia salatissima. Il vitello, non potendo bere, la mangerà in continuazione nella vana speranza di dissetarsi. Raggiungerà, così, in breve tempo il peso necessario per essere macellato.
Provate a immaginare

Provate a immaginare il galoppo libero e sfrenato di un cavallo che vola verso l’orizzonte infinito, che schizza acqua di mare su una battigia deserta mentre il sole manda i suoi ultimi raggi.
Se ci riuscite, se ancora avete la facoltà di rievocare scenografie naturali e incontrollate, allora insistete. Provate anche a immaginare che quel cavallo non sia di nessuno.
Nessuno che lo cavalca, che lo hai ma cavalcato, nessuno che lo cavalcherà.
Nessuno che lo ha comprato, nessuno che lo ha trasportato in un vano strettissimo trainandolo con un’automobile, nessuna stalla, nessun box di un metro quadrato, nessun frustino, nessuna sella.
Nessuno che lo ha catturato, nessuno che lo ha rinchiuso in un recinto, nessuno che lo ha domato, nessuno che ha violentato il suo istinto naturale di galoppare via verso quell’orizzonte infinito, verso quel sole morente.
Nessuno, proprio nessuno che scommette sulla sua corsa, nessuno che lo tira per le briglie, nessuno che lo imbottisce di farmaci, nessuno che ne giudica il valore in base ai suoi assurdi parametri, nessuno che lo uccide con un colpo in testa quando non serve più.

Una gallina vive in media 9-10 anni...ma viene uccisa per te a 6 settimane di vita!
Un bovino vive in media 10-15 anni...ma viene ucciso per te a 14 mesi di vita!
Un maiale vive in media 25 anni...ma viene ucciso per te dopo 6-7 mesi di vita!
Un agnello deve essere ucciso per te ad 1 mese di vita...30 GIORNI...



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 Non siamo nelle colline di Heidi, nè in qualche assurdo film americano in cui la famiglia campagnola si prende cura dei propri animali d’allevamento, non meno di quanto farebbe con un cane o un gatto domestico. La realtà è brutale, pesante, e nel pieno della propria ignoranza, ognuno di noi può solo non concepirla tale.

Tutti quanti in vita nostra abbiamo appreso le brutalità circa i campi di sterminio nazisti, fin da piccoli. Chi all’inizio è rimasto impassibile, chi l’ha interpretato, semplicemente come un cenno storico come un altro, quale poteva essere la scoperta della lampadina. Ma sicuramente, vedendo qualche video in merito, le vostre reazioni saranno state decisamente più intense..Uomini lasciati morire di fame, picchiati per puro gusto, uccisi in massa e sepolti in fosse comuni, sono solo alcuni dei punti che testimoniano una ferocia senza precedenti.

I nostri fratelli animali non se la passano tanto meglio.. direi molto peggio, dal momento che viene reputato "normale", nessuno interviene per fermare quest’abominio, che va avanti da troppo tempo, troppo per ricordarsi dei vitellini felici sui monti o di Babe supermaialino.

NASCITA
Animali d’allevamento vengono definiti, ma quanto più si può dire è che, effettivamente, questi vengono “coltivati”. Infatti, oggi, un vitello malato non è più utile di una carota marcia. Si prendono e si buttano entrambi nel cestino, senza porsi alcuna domanda. Ma vogliamo confrontare la soddisfazione che si ha nel percuotere l’animale indifeso, brandendolo per le zampe posteriori, rispetto ad una carota semplicemente sbattuta al suolo? La soddisfazione di quelle bestie frustrate dal loro lavoro, dalla propria paga, dalla propria vita, che non sono animali, ma uomini, che sfogano ogni rabbia repressa sulla “merce difettosa”.
I piccoli bovini maschi, i quali sogni potrebbero consistere nel percorrere le verdi lande desolate come tori, un giorno, non si immaginano nemmeno che una volta messo piede sul nostro mondo, verranno castrati alla bene meglio e messi all’ingrasso, in modo da fornire una carne tenera in poco tempo, prima che si formino venature fastidiose, nell’attimo in cui il consumatore porterà l’alimento alla propria tavola.
Al momento della loro nascita, i piccoli di ogni specie si ritroveranno con menomazioni che li accompagneranno per il resto della loro vita: dai polli che vengono privati del proprio becco per evitare che punzecchino il compagno pollo vicino, in modo da non intaccare la morbidezza della sua carne, ai maialini e vitellini, castrati fin da subito, e come se non bastasse, presi a calci o randellate, quasi facesse parte della prassi.

Esperimenti condotti sulle specie d’allevamento, rendono queste povere creature deformi, menomate, e molto spesso incapaci di superare l’adolescenza (e anche qui, l’uomo lascia il suo indelebile zampino).

VITA
Gli animali vivono in condizioni inconcepibili, la morte istantanea e indolore sarebbe certamente un’opzione migliore per loro: rinchiusi in gabbie che li contengono appena, senza possibilità di movimento, ammassati uno sull’altro durante i trasporti, ne muoiono a migliaia in queste condizioni.
Picchiati, bastonati senza ragione e con assurda violenza, guidati a destra o a sinistra con l’ausilio di mazze ferrate, sbattuti contro muri, pavimenti, o addosso ai loro stessi simili; pestati, vittime di mozziconi di sigaretta o scariche elettriche; il lavoratore è libero di sfogare la sua rabbia repressa nella maniera che più ritiene opportuna e che più lo aggrada, con una totale indifferenza da parte dei superiori.
I gravi danni fisici apportati, e le condizioni insostenibili alle quali sono costretti, rendono gli animali incapaci di camminare correttamente, urlanti e sofferenti, condotti lentamente alla pazzia causata dalla prigionia impostagli, e perciò, ancor più maltrattati. Seppur essi riportino ogni lesione di cui sopra, vengono costretti a vivere nell’inutile sofferenza, nel caso in cui questi siano in grado di giungere fino al macello. E quelli che non ce la fanno, vengono crudelmente uccisi, in modo che non prosciughino i fondi della società, venendo improduttivamente nutriti.

MORTE
Ed è al macello che le povere bestie sono sottoposte alla peggiore delle prove; infatti qui, i polli sono costretti a vasche di scottatura, ancora vivi; maiali e vitelli prima scottati e scuoiati, e poi appesi per le zampe posteriori, condotti alla zona di dissanguamento, in cui un “operaio” li stordisce in maniera anche blanda, al fine di innalzare solamente il battito cardiaco dell’animale, per poi apprestarsi a tagliar loro la gola, garantendo così una fuoriuscita di sangue più rapida, di modo che la carne non risulti irrigidita. L’animale si presenta sofferente, si dimena, e resta conscio per parecchio tempo, prima della morte imminente.

Nel tempo, la vita degli animali si è fatta sempre più insostenibile, e la macellazione non è altro che una catena di montaggio (Henry Ford ha appunto creato tale sistema MECCANICO, in seguito ad una visita presso un mattatoio di Chicago). Col tempo si sono affinate tecniche per velocizzare il tutto, risparmiando quanti più soldi possibili, a discapito della salute di quegli animali, ignari e innocenti.






Mirella SoleVegana Amoroso

Lo sapevate che “solo” per la produzione del Parmigiano-Reggiano oltre 270mila mucche, cosiddette da latte, sono prigioniere negli allevamenti della zona d'origine?

Per zona d'origine si intendono le provincie di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna alla sinistra del fiume Reno e Mantova alla destra del fiume Po.

Lo sapevate che per la produzione del Parmigiano-Reggiano si usa solo il caglio naturale, ovvero l'enzima contenuto nello stomaco dei vitelli lattanti?

Le mamme mucche, prigioniere a vita, sono costrette a partorire di continuo per produrre il latte; i figli vitelli sono ammazzati per il caglio e per la carne, non berranno mai il latte che spetterebbe loro di diritto.


Maiali costretti in stambugi senza luce. Galline chiuse notte e giorno nell'incubatrice. Oche inchiodate con le zampe al pavimento. Vitelli che passano dalla prigione al macello senza aver mai visto un prato. Gli ultimi animali, superstiti di una moltitudine che riempiva festosamente la terra, sono ridotti a un'eterna notte.
*




Un viaggio di crudeltà inaudita:

Molto spesso aprendo i portelloni ci sono maiali deceduti, alcuni anche in stato avanzato di decomposizione, segno di una morte avvenuta molte ore prima. Quelli sopravvissuti, in grave sofferenza a causa della disidratazione vengono rifocillati dai veterinari, per poi farli immediatamente tornar al loro destino della macellazione che li attende.

La domanda di carne di maiale sempre più magra – “l’altra carne bianca” ha portato l’industria suina a selezionare maiali che non solo soffrono di più di problemi al cuore e agli arti, ma che sono anche più soggetti a irritabilità, paura, ansia e stress. Gli animali più stressati preoccupano l’industria non perchè si dia importanza al loro benessere ma perchè pare che il gusto della carne ne risenta: l’animale stressato produce più acidi che agiscono sul muscolo in modo analogo agli acidi che operano all’interno del nostro stomaco per digerire le carni.

I maiali raggiungono livelli di stress tali che perfino un trattore che passi troppo vicino ai capannoni in cui sono rinchiusi rischia, per via del rumore e delle vibrazioni prodotte, di ucciderli.

La maggior parte delle cose che i maiali amano fare, per istinto, si svolgono all’aria aperta: correre, giocare, prendere il sole, grufolare, rotolarsi nel fango e nell’acqua. I maiali rinchiusi negli allevamenti intensivi non possono fare niente di tutto ciò: vivono in edifici dal clima controllato artificialmente, senza sole nè stagioni. Sono creature incapaci di sopravvivere in quaunque luogo che non sia l’ambiente artificiale.

Non è raro che i maiali in attesa della macellazione abbiano un attacco cardiaco o non riescano più a muoversi. E’ il troppo stress: il trasporto, la manipolazione il cambio d’ambiente, le strida del loro compagni oltre la porta, l’odore del sangue.

Chi può spiegare questo comportamento? Si può affermare, a cuor leggero, che questi animali non abbiano percezione del dolore? BASTA IPOCRISIE.






Che cosa pensereste di una persona che cattura una rondine, la chiude in una gabbia così piccola da non permetterle di aprire le ali e le taglia il becco? Un sadico? È proprio quello che fanno gli allevatori di galline ovaiole. L’apertura alare media di una gallina Leghorn è di 66 cm, ma lo spazio disponibile nelle gabbie degli allevamenti è di 15 cm. In queste condizioni diventano pazze e, per evitare che si ammazzino tra loro, gli viene tagliato il becco, senza anestesia. La produzione di uova produce morte e dolore.
I risultati di studi scientifici sempre più precisi (iniziati con Darwin dalla seconda metà dell’800 fino ai giorni nostri) dimostrano, al di là di ogni dubbio, che gli animali provano le emozioni più primitive come rabbia, paura, tristezza, gioia. Ma anche quelle più elaborate come vergogna, nostalgia, gelosia, impazienza. Sanno divertirsi, annoiarsi e commuoversi. Fingere che questo non sia vero significa cancellare scienza, sensibilità, empatia, razionalità, intelligenza.
Che cosa evoca la parola cucciolo? Tenerezza? Simpatia?Amore?






NEL MONDO NON C'E' ACQUA: una pura e semplice considerazione: il 70% dell'acqua utilizzata sul pianeta e' consumato dalla zootecnia e dall'agricoltura (i cui prodotti servono per la maggior parte a nutrire gli animali d'allevamento). Quasi la meta' dell'acqua consumata negli Stati Uniti e' destinata alle coltivazioni di alimenti per il bestiame. Allora, ci hanno rotto i coglioni per una vita, dicendoci di chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti, ma nessuno vi ha mai detto che per produrre un chilo di carne, si usa una quantita' d'acqua pari al consumo di acqua di una famiglia intera per un anno!!! La conclusione ovvia e' che se rinunciate ad una bistecca al mese, avete un risultato 20 volte maggiore rispetto alla riduzione del consumo d'acqua.

IMPATTO AMBIENTALE: gli animalisti, almeno quelli che conosco io, sono sicuramente tutti ambientalisti; non e' pero' detto che gli ambientalisti siano tutti animalisti. Un esempio lampante: che senso ha andare a manifestare a Firenze contro il disboscamento della foresta amazzonica con un panino al prosciutto in mano? Ora vi spiego perche': Le conseguenze piu' drammatiche del consumo di latte e carne si verificano nel Terzo Mondo: il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di bovini destinati a fornire proteine animali all'Occidente ha distrutto in pochi anni milioni di ettari di foresta pluviale. Ogni anno scompaiono 17 milioni di ettari di foreste tropicali. L'allevamento intensivo non ne e' la sola causa, ma sicuramente gioca un ruolo primario: nella foresta Amazzonica l'88% dei terreni disboscati e' stato adibito a pascolo e circa il 70 % delle zone disboscate del Costa Rica e del Panama sono state trasformate in pascoli. Le conseguenze piu' drammatiche del consumo di latte e carne si verificano nel Terzo Mondo: il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di bovini destinati a fornire proteine animali all'Occidente ha distrutto in pochi anni milioni di ettari di foresta pluviale. Non ultime, le deiezioni dei bovini producono una quantita' di metano responsabile del 15-20 % dell'effetto serra globale. Inoltre, l'80%-90% dell'ammoniaca immessa nell'atmosfera viene emessa dagli animali: questo e' causa di piogge acide che danneggiano suoli e boschi.




 .. E venne il tempo che cominciarono a parlare di pace. Si riempivano la bocca di pace mentre con le mani fustigavano alla schiena i corpi che ogni giorno concedevo loro. Nella mano sinistra portavano una croce nella destra la spada per colpire.

Possono parlare, inventarsi parole di pace ma la loro indole è violenta, votata al sangue.
Voglio vedervi urlare, stramazzare a terra con le viscere penzolanti ad evocare la pietà già morta e stuprata dal silenzio della vostra indifferenza. Poi si potrà parlare di pace, con pazienza, infilzando i vostri cervelli con l'acuta spada della verità; colpendo il vostro cuore con l'infallibile metro della giustizia.






Paludi tossiche
«La carne solleva rilevanti questioni filosofiche ed è un'industria da più di centoquaranta miliardi di dollari all'anno, che occupa quasi un terzo delle terre emerse del pianeta, condiziona gli ecosistemi marini e potrebbe anche determinare il clima futuro sulla Terra», ricorda con asciuttezza Foer nel suo libro. E più avanti: «Quanto distruttiva dev'essere una preferenza culinaria prima di farci decidere di mangiare dell'altro?». L'industria dell'allevamento sostiene che il suo obiettivo è sfamare il mondo, ma è difficile vedere come un sistema che consuma colossali risorse agricole, e fa nascere animali dalla genetica così compromessa da non potersi più riprodurre per via naturale, possa avere a cuore le sorti del mondo. A essere alimentata sembra piuttosto l'ossessione che ci fa consumare una quantità insensata di proteine animali, molte più di quante l'umanità abbia mai consumato in precedenza.
Tra le tante immagini efficaci che emergono dal libro c'è quella delle paludi tossiche accanto ai grandi allevamenti americani. Ora, immaginiamo pozzi neri all'aria aperta grandi come campi da calcio, destinati a raccogliere gli escrementi degli animali: gli scarichi di queste paludi finiscono spesso in contatto con fiumi e falde acquifere, con effetti terrificanti. Quando sono sul punto di traboccare, talvolta la soluzione è quella di spruzzarli letteralmente in aria, «un geyser di merda che spande un aerosol di feci, creando vortici gassosi capaci di provocare gravi danni neurologici. Le comunità che vivono nei pressi di questi allevamenti intensivi lamentano problemi di epistassi persistenti, otalgie, diarree croniche e bruciori ai polmoni».
Quando Foer si introduce, una notte, in un allevamento di tacchini in compagnia di una giovane attivista, a prima vista i pulcini ammassati nel capannone gli paiono tutti uguali. Stanno lì, storditi, sotto le impassibili luci artificiali. Solo quando i suoi occhi si abituano a distinguere in quella massa di animali, si accorge della quantità sconcertante di pulcini deformi, disidratati, coperti di sangue e di piaghe, e di quelli che giacciono già morti.

 
Finchè un animale sarà abbandonato, nessuno sfuggirà alla solitudine.
Finchè un animale sarà oltraggiato, nessuno sarà al riparo dalla violenza.
Finchè un animale sarà recluso, nessun uomo sarà libero.



Corpi di pulcini gettati nella spazzatura; questa è la fine di tutti i pulcini maschi.
La realtà è così atroce che è ben comprensibile come venga rimossa rapidamente da tutti anche pochissimo tempo dopo che i giornali l'hanno riportata alla memoria. Pur dimenticando per un momento i trattamenti cui sono sottoposte le galline negli allevamenti intensivi, la sola risposta a questa domanda è tremenda. La razza delle galline ovaiole è selezionata per le uova, e le norme comunitarie europee stabiliscono che i pulcini maschi devono essere soppressi alla nascita - gasati oppure tritati vivi. Nella sola Italia vengono uccisi ogni anno centinaia di milioni di pulcini maschi di galline ovaiole, quasi tutti nati in due grandi allevamenti di cui uno a Cocconato d'Asti. E' una quantità così grande che rende impossibile lo smaltimento, e le farine animali prodotte vengono in parte utilizzate come cibo per altri animali.




Nel pomeriggio siamo nel mattatoio dove il responsabile della ditta, persona gentile e con lo sguardo aperto, ce lo fa visitare per alcune ore, rispondendo con pazienza e calore alle nostre tante domande. Anche qui, stranamente, osservo come dentro di me si crei uno spazio, mentre ascolto le spiegazioni sulle diverse tecniche impiegate nel mattatoio. Quasi come un riprendere fiato, mi viene da pensare : "Ah, allora non è così terribile. No - piuttosto una 'Wellness-Farm' per animali - con molte attenzioni e rispetto."
Un brandello di carne dimenticato dalla squadra addetta alla pulizia dopo la macellazione è rimasto attaccato a uno dei tanti ganci del rullo trasportatore del soffitto, sparsa qua e là una goccia di sangue e un odore penetrante misto animale-prodotto disinfettante, si aprono come piccoli squarci su un'altra, crudele realtà.
Durante alcune tappe del giro sento riaffiorare una sensazione di dolore e spavento, ad esempio nel reparto per l'uccisione dei bovini, poi davanti a una buca d'acciaio nella parete dove viene eliminata la pelle. Per un attimo è pungente, ma poi la sento riaffondare davanti alle successive gentili e precise spiegazioni sul funzionamento razionale delle singole fasi della lavorazione.

Proseguendo il giro, faccio conoscenza con la nicchia per l'uccisione degli agnelli e apprendo - sempre camminando - che ciascun animale - sia suino, bovino, agnello o uccello- lascia un proprio odore, anche se non vedo altro che apparecchiature umide, spruzzate per pulizia.
L'impressione sulla straordinaria ingegnosità e la capacità tecnologica, viene esasperata dal processo della macellazione dei pennuti, anche se non lo vedo in azione. Qui tacchini, polli e oche vengono decapitati senza l'intervento dell'uomo, da un disco-coltello rotante. Dopo l'uccisione resta un bacino d'acqua pieno di teste d'uccello per elettrocuzione.
La notte non posso dormire - vedo davanti a me soprattutto il marchingegno altamente tecnicizzato impiegato per l'uccisione degli uccelli. Vedo come degli uccelli svolazzanti, appesi a testa in giù, verso il bacino micidiale…
Mi ricordo quando ho toccato una mezza carcassa di maiale nella cella refrigerante e sento la solidità del mio corpo e dei corpi appesi in quei macchinari - maiali, bovini - e mi sento scossa nel profondo.
Faccio un'associazione ed equiparo il potenziale dei macchinari per i mattatoi alla capacità di concepire un campo di concentramento.

La visione idilliaca si sgretola.
Non riesco più a mantenere la stima per il buon trattamento offerto agli animali: ora mi appare come un tradimento ancora più grande.

"Chi fa l'incisione a croce nelle arterie coronarie del maiale anestetizzato con l'elettroshock, raccoglie poi con un tubo direttamente il sangue che sgorga. Va subito raffreddato - per il sanguinaccio".
"Dopo i primi 40 maiali tutto il sangue verrà eliminato".
Molte spiegazioni riecheggiano dentro di me, il mio spazio interiore è inquieto, scuro e pieno in modo indigesto.

Prima dell'arrivo degli animali da macellare, che hanno passato la notte prima della macellazione - definito come "tempo di acclimatizzazione stabilito in base alla specie" - in una apposita stalla, possiamo restare per un po' in una stanza accanto alla rampa d'avviamento.
Al contrario degli spazi per la macellazione che sono molto puliti e disinfettati, gli spazi per i lavoratori sono diversi: anche qui tutto è molto funzionale, ma spoglio, sporco, con macchie di sangue secco, e senza nemmeno uno specchio nei bagni, almeno in quelli che ho potuto vedere.
Perché mai uno si dovrebbe guardare?

Poi col primo trasporto di maiali emergono le prime incongruenze:
maiali senza coda,
terribili lotte per il posto e la paura,
strilli e ressa.

L'atmosfera attorno a questi animali è impregnata di paura, insicurezza e sofferenza.
Un altro fornitore di maiali tratta i suoi animali gentilmente e loro lo seguono rilassati e fiduciosi. In continuazione arrivano altri maiali, in tutto circa140.

Durante la notte vengono bagnati per calmarli, perché sono a digiuno da 24 o 36 ore, "come prima di un'operazione" ci spiegano. E inoltre l'acqua conduce meglio la scarica elettrica che riceveranno la mattina...
Sento dentro di me il desiderio di passare la notte con questi animali, ma questo farebbe naturalmente saltare la già tollerante cornice in cui ci troviamo.
Così rimango anche la sera con i maiali nella fattoria, ovviamente previo accordo con l'allevatore.

La mattina alle 5 e 30 nel grigiore mattutino andiamo al mattatoio.
Vado incontro a quegli esseri viventi la cui morte ho ottusamente incorporato senza mai pensarci, per la mia ingordigia, il mio odio e la mia ignoranza.
Ora capisco veramente queste parole recitate tante volte.
All'arrivo, anche qui trasparenza: abiti protettivi trasparenti da indossare prima di passare dalla zona cosiddetta pura in quella impura, e cioè dalle mezze carcasse timbrate alla "stalla d'attesa" dove sono i maiali ancora vivi.

Dentro la macellazione
È come un'apocalisse.
Fumi vibranti al soffitto, le carcasse fumano.
Dappertutto mezzi maiali che ancora si muovono, sanguinanti, gocciolanti...
Su una pedana degli uomini con dei coltelli tagliano i corpi degli animali, li strappano, li buttano e ci guardano dall'alto.
Sono in un altro mondo, un inferno.
Quanto resisterò qua dentro?
Alzo lo sguardo verso gli uomini, li scruto per trovare l'umanità piuttosto che degli automi ben rodati.
Il maiale viene segato in due metà. Il resto delle interiora e la lingua che penzola dal muso vengono strappati e buttati dentro dei carrelli.
Il maiale viene aperto e un uomo toglie gli intestini che gli riempiono le braccia e li butta nel carrello.
Dalle orbite degli animali cola il sangue, una scia di sangue sotto il rullo trasportatore, lacrime di sangue sul pavimento.
Poi, al di là delle scanalature colme di sangue, tra maiali sanguinanti, un nuovo squarcio: due uomini girano un corpo di maiale. Il corpo dell'animale somiglia nella sua consistenza e nel colore della pelle a un corpo umano; potrebbe essere quasi il corpo di un bambino. Questo lampo di fantasia mi porta per un attimo al mio limite.

Appesi per i tendini, i corpi vengono bruciacchiati. Elementi arcaici:
Corpi
Sangue
Fuoco
Fumi
Morte
Poi subito dietro l'angolo siamo nella "baia dell'anestesia". Là dietro due maiali vengono scaraventati su una specie di tamburo per toglierli le setole. Ma prima vengono fatti passare a penzoloni attraverso vapore per scottarli, sono morti al massimo da un minuto.
Vicino all'uccisione
Il maiale grufola, cerca di vedere.
Come un lampo gli viene spinta la testa in alto, la pinza elettrica viene applicata dietro le orecchie, poi la scarica elettrica.
Si alza lo sportello, l'animale anestetizzato cade di fianco sul rullo trasportatore. Subito segue l'incisione (a croce - quasi come il gesto in chiesa). Il sangue sgorga. Naso e labbra tremano. L'animale espelle la sua vita. Non è uno spirare. L'animale non riesce più a trattenere la sua vita. L'uomo ha rotto il vaso.
Dietro l'uccisione c'è subito la cosiddetta chiusa, come un tunnel.
I maiali sono dentro grufolando, il primo aspetta, quasi guardando l'anestesia del compagno, il secondo viene costretto ad entrare. Se l'animale non entra nella chiusa, il rullo avanza automaticamente e lo spinge meccanicamente da dietro.
Piccoli, non programmabili ritardi provocano immediatamente un ingorgo alla chiusa.

Il mio sguardo va al maiale morto che è stato appena appeso e che viene portato ora nel vapore caldo. Proprio davanti a me grufolano i maiali, se litigano vengono subito spruzzati con acqua fredda.
Le tracce dei morsi e graffi, li rivedo chiaramente più tardi: sui mezzi-maiali allineati e appesi nella stanza refrigerante. Qui riceviamo ancora una spiegazione plastica sulle singole parti della carne che di solito si vedono allineate sul banco: cotoletta, filetto …
Durante la sosta successiva nella mensa, incontriamo i macellai. Non sembra che sia dovuta lor nessuna comodità - la piacevolezza non ha posto nel mattatoio. C'è solo un distributore di bibite e qualche posacenere su un lungo tavolo di legno e una panchina. Gli operai della pedana recuperano un volto, una voce e diventano persone.
Non parlano del "reparto anestesia", bensì dei loro 22 anni nel macello. Questa chiarezza produce un effetto di onestà.
Sono uomini gentili, che sicuramente si fermerebbero ad aiutare se ti vedessero con la macchina guasta e ora sono contenti, dopo 8 ore di lavoro, di tornare a casa, alle 8 di mattina.
Intanto il responsabile della ditta ci fa vedere un film pubblicitario realizzato per la Thoenes: animali nella natura soleggiata, maiali che giocherellano nella stalla. La musica diminuisce, una scritta rossa attraversa lo schermo: "Un animale lascia la sua vita (…), macellazione rispettosa (…) gli è dovuta (…)", poi di nuovo musica.
Apparentemente la morale sembra tranquillizzata, il sonno profondo può continuare, buona notte.

In seguito ci incontriamo di nuovo nella nostra stanza accanto alla rampa. Il profumo dell'incenso di ieri fa sembrare di trovarsi a casa in mezzo a una situazione così terribile. Il mattatoio 'buono' e 'cattivo' che ci suggeriscono, in ultima analisi, non esiste:
Morte è morte.
A prescindere da dove.
 
Queste docili creature nate, per trovare il loro senso nella morte, almeno nell'ottica degli umani.
Così si chiude il cerchio, che è presente ma non dev'essere visibile nel quotidiano.
Aragoste bollite vive...



1) l'80 per cento dei bambini che nel mondo soffrono la fame vive in paesi che di fatto generano un surplus alimentare che viene però per lo più prodotto sotto forma di mangime animale e che di conseguenza viene utilizzato solo da consumatori benestanti.

2) Ogni bistecca equivale a 6 metri quadrati di alberi abbattuti e a 75 chili di gas responsabili dell'effetto serra.

3) il 70% di cereali, soia e semi prodotti ogni anno negli Usa serve a sfamare animali. Non uomini.


4) Ogni volta che addentiamo (?) un hamburger si perdono venti o trenta specie vegetali, una dozzina di specie di uccelli, mammiferi e rettili.

5) un quarto delle terre emerse vengono usate per nutrire il bestiame.

6) ci vuole un chilo di proteine vegetali
per avere 60 grammi di proteine animali.

7) per produrre una bistecca che fornisce 500 calorie" il manzo deve ricavare 5 mila calorie, il che vuoi dire mangiare una quantità d'erba che ne contenga 50 mila.

8) La Banca Mondiale sovvenziona, in Cina, l'industria dell'allevamento e della macellazione

9) il "racket dell'Hamburger", assorbendo il 36 per cento della produzione mondiale di grano per l'allevamento del bestiame, impedisce di eliminare il problema nella fame nel mondo.

10) Per far ingrassare di circa mezzo chilo un manzo da allevamento, occorrono oltre 4 chili di foraggio, di cui oltre 2 chili e mezzo sono cereali e sottoprodotti di mangimi, e il restante chilo e mezzo è paglia tritata. Questo significa che solo l'11 per cento di foraggio assunto dal manzo diventa effettivamente parte del suo corpo; il resto viene bruciato come energia nel processo di conversione, oppure assimilato per mantenere le normali funzioni corporee, oppure assorbito da parti del corpo che non sono commestibili, ad esempio la pelle o le ossa.

11) Quando un manzo di allevamento sarà pronto per il macello, avrà consumato 1.223 chili di grano e peserà approssimativamente 475 chilogrammi.

12) allo stato attuale, la disponibilità di terra coltivabile per ogni abitante della terra è di 2.700 metri quadrati". Un ettaro di terra a cereali per il bestiame dà 66 chili di proteine, che diventano 1.848 (28 volte di più!) se lo stesso terreno viene coltivato a soia.

13) il consumo di risorse, di una persona che mangia carne è di 4 mila metri quadrati di terreno contro i mille sufficienti a un vegan

Fonti: F.A.O, Rifkin, Marchesini, Correggia, IFPRI, Moore Lappé





Su un ettaro di terra, nello stesso periodo di tempo, si possono produrre: 1.000 kg di ciliegie, 2.000 kg di fagiolini, 4.000 kg di mele, 6.000 kg di carote, 8.000 kg di patate, 10.000 kg di pomodori, 12.000 kg di sedano, oppure... 50 kg di carne di manzo. Per produrre un solo kg di carne di manzo vengono consumati e distrutti: 50.000 litri di acqua, 9 litri di petrolio, 15 kg di cereali, 12 mq di foresta.




IL 70 % DELL'ACQUA UTILIZZATA SUL PIANETA è CONSUMATO DALLA ZOOTECNIA E DALL'AGRICOLTURA FINALIZZATA AGLI ALLEVAMENTI, I QUALI CONSUMANO UNA QUANTITà D'ACQUA MOLTO MAGGIORE DI QUELLA NECASSARIA PER COLTIVARE CEREALI O VERDURE PER IL CONSUMO DIRETTO UMANO.
UN MANZO ( ESTENSIVO ) RICHIEDE 200.000 LITRI DI ACQUA PER 1 KG DI ALIMENTO ; UN MANZO ( INTENSIVO ) 100.000 LITRI ; IL POLLO 3500 ; IL RISO 1910 ; IL MAIS 1400 ; IL FRUMENTO 900 ; LE PATATE 500 LITRI. (PIMENTAL 1997 ) . Oltre l'acqua impiegata per le coltivazioni , bisogna includere l'acqua necessaria ad abbevare gli animali, per la pulizia delle stalle e quella impiegata negli impianti di macellazione. Una vacca da latte deve 200 litri di acqua al giorno ; un bovino o un cavallo ne beve 50 ; un maiale consuma 20 litri di acqua al giorno ; una pecora 10 litri ( " le fabbriche degli animali " , E. Moriconi Ed. Cosmopolis, 2001 ). Il settimanale " Newsweek " ha calcolato che PER PRODURRE 5 KG DI CARNE BOVINA SERVE TANTA ACQUA QUANTA NE CONSUMA UNA FAMIGLIA MEDIA AMERICANA IN UN ANNO. 5 KG DI CARNE CHE NON BASTANO A COPRIRE IL CONSUMO DI UNA SETTIMANA PER LA STESSA FAMIGLIA.
GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI SUL PIANETA MINACCIANO SERIAMENTE IL FUTURO DELL'UMANITà.
DEFORESTAZIONE, SPRECO DI ENERGIA E DI ACQUA , INQUINAMENTO , CAMBIAMENTI CLIMATICI , PERDITA DELLA BIODIVERSITA'.


Testimonianza di Nina Ceccarelli: "Io non mangio carne da anni, a seguito di un trauma sofferto durante il prelievo di un vitello per il macello. Sua madre era sfuggita alla sorveglianza degli agricoltori e si è affrettata, pazza di dolore, dietro il camion che stava prendendo il suo bambino. Quella povera madre si mise a correre, correre urlando disperatamente dietro il camion... Dopo un lungo momento, poi svanì in campagna. Gli agricoltori l'hanno trovata stesa per terra. Morta di arresto cardiaco, mentre correva, come qualsiasi madre avrebbe fatto per difendere il suo bambino. Quel giorno, mi resi conto che le mucche amano la loro prole quanto esseri umani amano i loro figli ".

Il primo passo da compiere per andare incontro agli animali e alle loro immani sofferenze, è quello di cambiare, subito e senza attendere il famoso momento giusto che non arriva mai, la propria dieta eliminando tutti i prodotti animali (carne, pesce, uova e latticini). Gli altri passi avverranno naturalmente. Si sentirà il bisogno di condividere la propria consapevolezza portando informazioni, aderendo alle iniziative vegan e attivandosi per i diritti di tutti gli animali.

 Una lettera da un mondo vegano

Cari amici e compagni attivisti,
in un momento in cui la maggior parte delle organizzazioni per i diritti degli animali sono attive a promuovere, difendere e premiare i prodotti di origine animale e i metodi di sfruttamento "umanitari", vi scrivo da parte di tre individui beneficiari di tale pietà.

Per l'industria, essi sono noti come unità di produzione numero 6, numero 35 e numero 67.595. Per il consumatore "compassionevole", essi sono noti come etichette che ti fanno sentire bene: "Latte biologico", "carne di vitello rosa", "uova in libertà". Per i difensori del benessere degli animali, essi sono noti come "alternative umanitarie". Invece tra loro sono noti come madre, figlio, sorella e amico. Per loro stessi, essi sono semplicemente ciò che per te e per me siamo per noi stessi: un mondo auto-consapevole d’esperienze soggettive, sensazioni, paure, ricordi - qualcuno con assoluta certezza che la sua vita è degna di essere vissuta.

# 6 è madre per la prima volta. E' frenetica. Il suo cucciolo è assente. Cammina disperatamente su e giù per la stalla, piangendo e chiamando il suo cucciolo perduto, temendo il peggio, confermando le sue paure. Lei è una delle migliaia di femmine indifese nate in un allevamento biologico verde di produzione di latte. Lei trascorrerà tutta la sua breve vita soffrendo per la perdita di un cucciolo dopo l’altro. Sarà munta instancabilmente attraverso ripetuti cicli di gravidanza e perdite. La sua unica esperienza della maternità sarà la peggiore perdita per una madre. Al picco della sua vita, il suo corpo cederà, il suo spirito si romperà, la sua "produzione" di latte andrà in declino, e verrà inviata a un orribile massacro, insieme ad altre madri appena sconfitte, e "usate" come a lei stessa.

_Lei è il volto del latte biologico.(prima immagine)

# 35 è un cucciolo con due giorni di vita. Il suo cordone ombelicale è ancora attaccato, la sua pelle è ancora viscosa con i fluidi del parto, i suoi occhi vedono sfuocato, le sue gambe, tremano. Sta piangendo pieno di dolore perchè non trova sua madre. Nessuno risponde. Vivrà tutta la sua breve vita come un orfano, la sua unica esperienza di amore materno sarà quella che desidera, la sua unica esperienza di connessione emotiva, sarà quella di assenza. Presto, la memoria di sua madre, il suo volto, la sua voce, il suo odore, andranno persi, ma l'anelito doloroso per il suo calore sarà ancora lì. A quattro mesi di età, lui e altri orfani come lui saranno rinchiusi in un camion e trasportati per la loro uccisione. Mentre verrà trascinato nella stanza del massacro, sarà ancora alla ricerca di sua madre, avendo un bisogno disperato della sua presenza protettiva, in particolare in quello scuro momento in cui sarà terrorizzato e avendo bisogno di lei più che mai in mezzo alle terribili visioni, suoni e odori di morte intorno a lui e, nella sua disperazione, nel suo desiderio di un pizzico di consolazione e di protezione, lui, come molti vitelli neonati, provano a succhiare le dita dei loro macellatori.

_Lui è il volto del vitello "rosa", stiamo incoraggiando i "leader responsabili di ristoranti" a utilizzarlo.(seconda immagine)
# 67.595 è una delle 80.000 galline in un centro di “uova in libertà" gestiti da una famiglia. Lei non ha mai visto il sole né sentito l'erba sotto i piedi, non ha mai incontrato sua madre. I suoi occhi le bruciano a causa dei fumi di ammoniaca, il suo corpo è coperto di piume ferite e abrasioni, le sue ossa sono fragili a causa della costante produzione di uova, il suo becco tagliato trema di dolore. E’ esaurita, esausta e sconfitta. Dopo una vita di degrado sociale, psicologico, emotivo e fisico, lei affronta il problema beccando obiettivi inesistenti. Ha due anni e la sua vita è finita. La sua produzione di uova si è ridotta, e sarà eliminata con il modo più economico possibile - significa morire in una camera a gas insieme alle altre 80.000 galline della sua comunità. Ciò richiederà tre giorni lavorativi per completare il compito. Per due lunghi giorni, dovrà ascoltare i suoni e respirare gli odori delle sue sorelle mentre vengono uccise nelle camere a gas appena fuori da dove si trova ora. Il terzo giorno sarà il suo turno. La prenderanno per le gambe e la porteranno via per la prima volta nella sua vita e, come ciascuna delle 80.000 galline "usate", come ciascuna delle 50 miliardi di vittime annuali del nostro appetito, lei lotterà per continuare a vivere, e non accetterà alcuna spiegazione o giustificazione per essere derubata della sua unica e patetica vita.

E' il volto delle “uova in libertà", stiamo incoraggiando le scuole, le ditte e i consumatori a utilizzarle.

**Questi sono i "beneficiari" delle "pratiche umanitarie degli allevamenti" che noi, i difensori degli animali, stiamo sviluppando, promuovendo e premiando pubblicamente, incoraggiando i consumatori "compassionevoli" ad acquistare i prodotti di cui sappiamo che non sono altro che miseria. Pratiche "umanitarie" che, se qualsiasi di noi fosse costretto a sopportare, nessuno le sentirebbe come "umanitarie".

Noi, attivisti, sappiamo che non esiste nulla di simile ad un allevamento compassionevole, etico o responsabile in alcuna scala. Sappiamo che l'unica alternativa umanitaria ed etica è una vita vegana.
Perché siamo così in pochi e in poche a dire la verità? Perché stiamo descrivendo prodotti "estensivi" come "umanitari" quando si sa l'orrore che tali pratiche infliggono alle loro vittime? Perché stiamo mentendo alla società, e a noi stessi, sapendo che l’allevamento "compassionevole" non è altro che un mito, un sistema di commercializzazione, una etichetta fuorviante? Perché molti di noi stiamo togliendo la vita ad animali, incoraggiando il consumo di carne, uova, latte, solo quando il nostro dovere è di lottare per la loro vita come se fosse la nostra? Perché stiamo promuovendo la pratica di mangiare animali quando sappiamo che è brutale, imperdonabile e completamente inutile? Perché stiamo premiando i consumatori che richiedono ogni volta più prodotti di origine animale se vogliamo cercare di eliminare quella situazione? Perché stiamo rafforzando e ricompensando le ipotesi speciste di questo mondo, quando il nostro lavoro, il nostro unico lavoro, come educatori/trici vegan e attivisti, è quello di mettere in discussione e far cambiare quelle ipotesi offrendo un nuovo modello di pensiero sugli animali non umani, un nuovo modello di interagire con loro, un nuovo modo di vivere, un nuovo modo di esserci nel mondo?
Molti di noi giustificano il loro sostegno ai prodotti di origine animale "umanitari" e la loro ricerca di riforme di benessere dicendo che il mondo non è pronto per il cambiamento, che forse non diventerà mai vegano, che possiamo solo sperare di raggiungere, di questo passo, la diminuzione della sofferenza degli animali che sono condannati ora. Ma questo non è vero. Questo non è un dato di fatto. Si tratta di una paura - paura di agire, un fallimento della volontà, un atteggiamento di disfatta e, infine, una profezia che si auto-soddisfa.

La verità è che il mondo può cambiare. In realtà, il mondo è cambiato molte volte in passato, ed è cambiato in modi che sembravano impossibili in quel momento. La verità è che il mondo cambierà, ma solo se ci impegniamo a creare questo cambiamento. Rimarrà lo stesso se noi, gli auto-proclamati agenti di cambiamento, incoraggiamo a far in modo che le cose restino immutate. Cambierà se noi tutti diremo la verità sul fatto che non vi è un modo di allevamento compassionevole, la verità è che l'unica alternativa è vivere in maniera vegan, la verità è che gli allevamenti in qualsiasi scala sono un disastro etico ed ambientale, la verità è che gli animali sono esseri come te e come me, e hanno lo stesso diritto inerente alla vita e alla libertà come per te e per me. La verità è che vivere in maniera vegan non è uno "stile di vita", ma un imperativo morale.

Possiamo fare di meglio. Infatti, abbiamo l'obbligo a fare di meglio.

Vi invito a vedere quanto può essere raggiunto quando un piccolo gruppo di attivisti è dedicato ad offrire il proprio tempo e risorse in un’educazione vegana che sia coerente. Il nostro obiettivo finale – la liberazione animale - e il messaggio “diventa vegano” è centrale per ciascuna delle nostre comunicazioni, dalle risorse su Internet, al materiale stampato, annunci, proteste, cartelloni, eventi di sensibilizzazione, fino all’esplorazione della personalità degli animali da allevamento dettagliate nei singoli ritratti pubblicati nel blog Prairie.

Con dei fondi limitati, con un nucleo di educatori vegani formato interamente da volontari che sono determinati a dire tutta la verità sulla carne, sul latte e sulla produzione di uova, una piccola organizzazione di base come il Santuario Peaceful Prairie che ha costruito qualcosa che grandi e ricche organizzazioni non solo non sono riuscite a portare avanti, ma hanno costantemente cercato di distruggere in anni di anti-attivismo vegano: un vivace mondo vegano che cresce in mezzo a un mondo non vegano, un luogo in cui gli animali rifugiati sono considerati e rappresentati come gli esseri che giustamente sono, un luogo dove le persone residenti difendono instancabilmente niente meno che la liberazione totale, uno stato libero nel cuore di un mondo sovrastato da esseri umani, un luogo in cui i principi dell’abolizione sono applicati in parola, pensiero e di fatto. Un enclave vegano in cui la presenza ha già cambiato la geografia fisica, politica, psicologica e spirituale del mondo.

Vi invito a sperimentarlo voi stessi. Unitevi a noi nella nostra lotta per estendere la sua portata. Aiutateci perché non abbia confini.

Joanna Lucas
Santuario Peaceful Prairie
www.peacefulprairie.org/letter-it.html


Non esiste "la carne". Non esiste "il pesce". Esistono animali, che come noi provano sentimenti ed emozioni, ma che noi imprigioniamo in allevamenti intensivi e poi imbottiamo di farmaci, sottoponiamo a menomazioni senza anestesia, sgozziamo in un lurido macello.
Quando sai che il 15% della popolazione mondiale dispone dell'85% delle ricchezze naturali e mangia il 60% di tutto il cibo prodotto, mentre 50 milioni di persone (quanto le vittime della Seconda Guerra Mondiale) ogni anno muoiono di fame e di miseria e non ti ribelli a questa abissale ingiustizia, tu non sei un uomo.

Quando sai che nel mondo un miliardo e mezzo di persone percepiscono in un mese il salario di un giorno dell'ultimo manuale in Occidente, mentre ogni mucca riceve dalla comunità europea un sussidio di 2,5 dollari al giorno (il doppio di quanto dispone il 75% degli africani) e dici, “Che ci posso fare”, tu non sei un uomo.

Quando sai che tutte le malattie del mondo potrebbero essere debellate con la somma che il mondo spende in un solo giorno in armamenti militari (150 milioni di euro al minuto); che un sottomarino atomico costa quanto 4000 ambulatori medici; che i soldi spesi ogni anno solo negli Usa per curare le patologie e i danni causati da eccessi alimentari basterebbero ad eliminare la fame nel mondo e non ti senti sprofondare dalla vergogna, tu non sei un uomo.

Quando sai che il Sud per pagare i suoi debiti versa ogni anno 12.000 miliardi di dollari nelle casse dei paesi ricchi e che il 40% di tutte le importazioni agricole negli Usa destinati agli animali d'allevamento vengono dai paesi sottosviluppati e credi che siano cose che non ti riguardano, tu non sei un uomo.

Quando sai che milioni di tonnellate di eccedenze alimentari vengono distrutti, che centinaia di migliaia di capi di bestiame vengono inceneriti e che tonnellate di latte viene versato sulla strada per equilibrare i prezzi tra offerta e consumo, mentre 7 madri su 10 nel Terzo Mondo vedranno i loro bambini morire prima che abbiano compiuto 15 anni e il tuo cuore non si spacca dal dolore e dalla rabbia; tu non sei un uomo.

Quando sai che 60 miliardi di animali ogni anno vengono allevati in modo infernale e uccisi per imbandire le tavole degli umani, che i cereali utilizzati per produrre un solo kg della carne che mangi sarebbero sufficienti a sfamare 40 bambini e non senti di ribellarti a questa spaventosa follia collettiva, tu non sei un uomo.

Quando sai che 40 mila bambini muoiono ogni giorno (8 milioni ogni anno) per mancanza di acqua potabile mentre tu sprechi 100.000 litri di acqua mangiando un solo chilo di carne di manzo e hai ancora il coraggio di guardarti allo specchio, tu non sei un uomo.

Quando sai che nel mondo ogni anno 300 milioni gli animali vengono torturati e uccisi con lavivisezione (l'86% senza alcuna anestesia), e ti limiti a dire “poveretti”, tu non sei un uomo.

Se sei un uomo non ti nascondere dietro i tuo falsi pregiudizi:
levati i tappi dalle orecchie, la benda sugli occhi, la corazza sul cuore.
E' troppo comodo, troppo ipocrita limitarsi al lamento, alla critica, alla protesta.
E' troppo comodo aspettare che siano gli altri a realizzare un mondo migliore.


Di Franco Libero Manco



Nessuna differenza.









79  1 miliardo 300 mila: le persone che potrebbero essere nutrite con grano e soia destinati ai bovini.

40%: la quota di cereali coltivati al mondo per nutrire persone.

60%: la quota coltivata di cereali per nutrire bestiame nel mondo.

9 milioni di acri: il terreno destinato alla coltivazione di vegetali, frutta e semi.

56 milioni di acri: il terreno destinato alla coltivazione del fieno destinato a nutrire gli animali da allevamento.

260 milioni: acri di foresta distrutta per fare spazio a pascoli.

20 mila: i bambini che muoiono di fame ogni giorno.

10 mila: i chili di patate che si ottengono da 1 acro di terra.

63: i chili di manzo che si ottengono da 1 acro di terra.

80%: l'80% della produzione mondiale complessiva di antibiotici è destinata alla zootecnia.

5000 tonnelate: di antibiotici impiegate negli allevamenti europei. Di cui 1.500 per favorire la crescita degli animali.

1000: animali estinti ogni anno a causa della distruzione delle foreste pluviali.

3 dollari: costo di un chilo di proteine presenti nel frumento.

31 dollari: costo di un chilo di proteine animali.

260 anni: durata delle riserve se tutti fossero vegetariani.

13 anni: durata delle riserve petrolifere mondiali se tutti gli esseri umani fossero carnivori.

500 mila chili al secondo: produzione di escrementi da parte di tutti gli animali d'allevamento negli Usa.

120 milioni di chili: i rifiuti tossici prodotti ogni giorno dagli allevamenti di polli negli Usa.

17 miliardi: i dollari spesi ogni anno per dare da mangiare agli animali nella sola Europa.



L'inferno esiste, ma non è sotto ai piedi. E' sulla Terra: gli animali sono dannati che soffrono in eterno, e noi siamo i demoni.

Ci si dice che noi umani siamo capaci di conoscere praticamente qualsiasi cosa vogliamo conoscere - eccetto come ci si sente ad essere nostre vittime.
Se diventi vegan risparmi la vita a 9 mucche, 22 maiali, 30 pecore, 800 polli, 50 tacchini, 15 anatre, 12 oche, 7 conigli e una mezza tonnellata di pesci e molluschi. Se diventi vegan smetti di essere complice della causa principale della deforestazione. Se diventi vegan non sei più il mandante del furto delle terre nei paesi più poveri. Se diventi vegan dai un futuro al pianeta.

 La continua crescita della popolazione e dei consumi implica che la domanda di cibo crescerà per almeno fino al 2050. La crescente competizione per la terra, l'acqua e l'energia coinvolgerà la nostra capacità di produrre cibo, il che richiede di ridurre urgentemente l'impatto del sistema alimentare sull'ambiente. Nel 2010 c'erano circa 7 miliardi di abitanti nel mondo, dei quali si stima che 925 milioni soffrissero la fame, pari al 13,1%. Le cause della fame sono molteplici, ed in primo luogo la sperequazione tra risorse prodotte e risorse consumate: il comparto agricolo produce quantità di cibo sufficienti a garantire almeno 2.720 kilocalorie (kcal) a persona al giorno, ma nonostante questo, 1 su 7 soffre la fame. La dieta di eccessi tipica dei paesi industrializzati, incluso l'elevato consumo di carne, ha un ruolo non secondario in questo quadro: diversi studi hanno previsto una crescita del consumo pro capite annuo di carne, dagli attuali 32 kg ai 52 kg a metà del secolo. Nei paesi con redditi elevati si è già a questo livello. Tuttavia, l'incremento del consumo di carne potrebbe avere serie ripercussioni sulla competizione per il suolo, acqua ed alti inputs e potrebbe limitare la sostenibilità delle produzioni. In effetti, le diete a base di grandi quantitativi di carne hanno un contributo determinante alla richiesta di ulteriore terreno all'agricoltura: nonostante la carne rappresenti solo il 15% della dieta totale degli abitanti del pianeta, per la sua produzione vengono utilizzate approssimativamente l'80% delle terre agricole, per la produzione di cibo e mangimi. La comunità scientifica da anni studia il fenomeno e consiglia cambiamenti negli stili di vita, ivi compresa la riduzione del consumo di carne.

Il Patè de fois gras: le povere oche, dopo aver passato l'intera vità ingozzate così:
Fanno poi questa fine - E TUTTO PER LE NOSTRE TARTINE DI MERDA!
A VOI CAPIRE SE SONO VIVE O NO...




BUON APERITIVO A TUTTI, E PER NATALE CHE IL PATÈ E IL RESTO VI VADANO DI TRAVERSO. SPAVENTANDOVI A MORTE.