domenica 27 febbraio 2011

Il beagle eroe - Una storia d'amore oltre la trappola del bracconiere

GEAPRESS – In un bell’articolo pubblicato dal Corriere della Sera, il prof. Danilo Mainardi, racconta la storia di Stella e Carrettoni, due cani da caccia salvati dai volontari della LIPU.
Diciamo subito che il padrone dei cani li stava cercando e che, appena saputo del ritrovamento, si è fatto subito vivo ringraziando sentitamente. Non era lui il proprietario della tremenda trappola per cinghiali dove hanno rischiato di morire i due cani.
Senza i volontari della LIPU sarebbero morti entrambi, anche se Carrettoni era teoricamente libero di andarsene. Stella, invece, era rimasta bloccata dal laccio-trappola del bracconiere, ma Carrettoni non l’ha mollata un attimo. Secondo il prof. Mainardi è connaturato nel modo d’essere dei cani sia l’altruismo che il reciproco soccorso.
Il prof. Mainardi, che è anche Presidente Onorario della LIPU, da una spiegazione sicuramente da persona sensibile ma senza per questo omettere le ragioni dello scienziato. L’aiutarsi l’uno con l’altro è la forza della muta dei lupi. Con l’addomesticamento questo legame affettivo è stato esteso anche all’uomo il quale, del mai tradire, non ne ha fatto, nel suo rapporto con il cane, un concetto inviolabile. Anzi.
La storia di Stella e Carrettori ce la siamo fatta raccontare direttamente da uno dei due protagonisti che si apprestavano a bonificare un sentiero armato con migliaia di trappole per uccelli e cinghiali. Il sentiero, tra l’altro, era stato abbandonato dal bracconiere evidentemente trasferitosi in luoghi più fruttuosi.
In pratica, i poveri animali, sarebbero tutti rimasti a marcire nelle trappole. I fatti sono successi lo scorso fine gennaio. Giovanni Malara ed Angelo Scuderi, rispettivamente della LIPU di Reggio Calabria e Moio Alcantara (ME), erano appena arrivati nella piazzola da dove inizia il sentiero in località S’Arcu su Schisorgiu. Siamo nel Comune di Assemini, appena a nord di Cagliari. Il tempo di posteggiare l’automobile, ed Angelo e Giovanni sentono un cane che inizia ad ululare.
“In genere – dice a GeaPress Giovanni Malara – se trattasi di cani smarriti, magari da qualche muta utilizzata nella caccia ai cinghiali, sentiamo il loro abbaio spostarsi nella boscaglia. Tentiamo di recuperali, ma non è semplice. Quel giorno invece l’ululato era decisamente fermo su un punto. Il nostro pensiero è andato alle trappole. Pensi che in soli quattro sentieri abbiamo poi trovato 2500 lacci illegali“.
GEAPRESS – Appartenevano allo stesso proprietario della trappola dove è poi incappata Stella?
GIOVANNI MALARA – Probabilissimo. E’ difficile che un bracconiere invada il percorso di un altro cacciatore di frodo.
GEAPRESS – Cosa è successo dopo che avete sentito l’ululato?
GIOVANNI MALARA – Proveniva da non oltre una cinquantina di metri e ci siamo subito indirizzati per capire cosa stesse succedendo, anche se più ci avvicinavamo e più era chiaro immaginare cosa ci aspettava. Una cosa, però, non l’avevamo capita. Credevamo che ad ululare era l’animale intrappolato. Per il dolore. Il nodo scorsoio arriva ad amputare la zampa. Il meccanismo è spietato. Più l’animale tenta di scappare, più il nodo stringe.
GEAPRESS – Ed invece chi ululava?
GIOVANNI MALARA – Era Carrettoni il maschietto di beagle libero. Lui, però, non mollava un attimo Stella. Secondo me non l’aveva mai lasciata. Abbiamo saputo poi che i cani si erano persi due giorni prima. Pioveva e faceva freddo. Ma lui era lì, accanto alla sua compagna. Fradici di pioggia. Guardi, ancora oggi non riesco a pensare serenamente a quella scena, anche perché le cose non sono finite .. diciamo senza ulteriori complicazioni.
GEAPRESS – Cosa è successo?
GIOVANNI MALARA – Una volta che Carrettoni si è fatto individuare ha preso subito le difese di Stella e non ci faceva avvicinare. Non è durato molto. Guardi, io sono convinto che ci ha voluto studiare. Verificare, cioè, che non avessimo cattive intenzioni e poi ci ha dato il via libera. A loro si è avvicinato Angelo, io ho voluto filmare la scena. Penso sia stato utile, anche per mostrare il danno incredibile che fanno i bracconieri. E quella era solo una trappola. Ce ne sono a migliaia.
GEAPRESS – E con Angelo cosa e successo?
GIOVANNI MALARA – All’inizio non sapevamo bene come agire. Di sicuro non bisogna mai precipitarsi e togliere il laccio. Bisogna prima vedere quanto danno ha fatto, se è già entrato nella carne. L’animale potrebbe scappare, specie nel caso dei selvatici. Sono convinto che se la cagnetta non ha tirato e tutto merito di Carrettoni. Non ha idea di come l’accudisse. La leccava in continuazione. Poi ha esteso le sue effusioni anche ad Angelo. Era felice, assolutamente felice. Abbiamo poi verificato che potesse camminare e pian piano abbiamo preso la via del ritorno.
GEAPRESS – Un momento bello dopo tante brutte avventure.
GIOVANNI MALARA – Si, ma ricordo anche i 500 studenti della Scuola Media Statale “Costantino Nivola” di Capoterra e i loro docenti. Sono grato alla Dirigenza Scolastica. Sono stati incontri molto stimolanti, anche per noi. I ragazzi erano molto interessati e questo fa ben sperare. E poi c’è stata l’Arma dei Carabinieri che sotto le direttive del Generale Luigi Robusto ha messo in atto una forte azione repressiva nei confronti dei bracconieri. Azioni formidabili. Una presenza che per noi è stata importantissima, oltre che per i tanti animali salvati.
GEAPRESS – C’è stato anche un arresto.
GIOVANNI MALARA – Si, per detenzione abusiva di armi.
GEAPRESS – E poi le minacce e gli attentati.
GIOVANNI MALARA – Si, ci sono anche quelli. C’è stato poi il grave episodio contro il nostro Vice Presidente, il masso gettato dall’alto del sentiero. Ma il responsabile è stato preso.
GEAPRESS – Ma è vero che una volta vi hanno messo una bomba?
GIOVANNI MALARA – Addirittura. Si è vero, ma fu in Calabria nella sede della LIPU, anni addietro. Siamo impegnati anche nella protezione dei rapaci in migrazione nello stretto di Messina. Tra un paio di mesi riprendiamo l’attività. Succedono fatti gravi, come l’aggressione alle guardie delle LIPU ad Ischia e l’omicidio delle due guardie a Genova. Comunque le cose cambiano e non bisogna demoralizzarsi. Viceversa ci saremmo già fermati da un pezzo.
GEAPRESS – E Carrettoni?
GIOVANNI MALARA – Carrettoni e Stella. E’ successo tutto di recente, ma non li scorderò mai. Carrettoni se ne sarebbe potuto andare ed invece è rimasto lì, due giorni e due notti sotto la pioggia. L’accudiva con una premura veramente commovente e poi si è guardato, all’inizio, pure da noi. Le si metteva accanto, come a riscaldarla e darle sicurezza. La leccava in continuazione, le girava sempre attorno, le dava piccoli colpetti con il muso come a farle sentire di non essere sola. Era lui ad abbaiare per attirare l’attenzione. Ve lo immaginate? Cos’altro avrebbe dovuto fare?
Quando la LIPU iniziò la sua attività antibracconaggio nello Stretto di Messina, ormai oltre venticinque anni addietro, un ordigno venne fatto esplodere nella piccola sede dei volontari di Reggio Calabria, dove Giovanni Malara ha iniziato la sua attività. Da allora, grazie all’impegno dei volontari ed i nuclei speciali del Corpo Forestale (NOA – Nucleo Operativo Antibracconaggio) il fenomeno si è decisamente ridotto. Rimangono in Italia ampie zone dove il fenomeno del bracconaggio assume caratteri ancor più allarmanti rispetto alla media che già non è di per sé tranquillizzante. Il cagliaritano e la vallate del bresciano, tanto per fare due soli esempi (vedi Speciale GeaPress “Operazione Pettirosso e Progetto Basso Sulcis“). Anche ai tempi della bomba nella sede LIPU alcune trombe politico venatorie cercarono di gettare discredito sia sull’attività dei volontari che delle Forze dell’Ordine, così come in questi giorni sta accadendo, del resto, nel bresciano. Al di là dei diversi punti di vista, noi crediamo, però, che di base vi sia una ragione. Bisogna vedere a chi appartiene. Qualunque sia, non può però prescindere dalla vittoria della vita sulla morte, sia quella di un pettirosso del bresciano con le zampine spezzate sulla trappola, che di un falco pecchiaiolo impallinato a Reggio Calabria, o di un tordo finito pendente da un piccolo cappio sistemato tra gli arbusti dei rilievi cagliaritani.
In questo articolo, interamente dedicato al problema bracconaggio, a noi piace pensare un pizzico di più a Carrettoni, cane allevato per stanare cinghiali e finito a far l’eroe (secondo un pensiero forse semplicistico) proprio attorno ad una trappola per cinghiali. Carrettoni è un cane beagle, come quelli di Green Hill e di tanti altri allevamenti sparsi nel mondo che li producono per gli sperimentatori. Confidiamo molto sul significato da dare al suo affetto.

Il beagle eroe - Una storia d'amore oltre la trappola del bracconiere

Redazione Rassegna stampa 23 febbraio 2011
Accudisce per due giorni la compagna ferita. Intervista di GeaPress e … pensierino sull’affetto
GEAPRESS – In un bell’articolo pubblicato dal Corriere della Sera, il prof. Danilo Mainardi, racconta la storia di Stella e Carrettoni, due cani da caccia salvati dai volontari della LIPU.

Diciamo subito che il padrone dei cani li stava cercando e che, appena saputo del ritrovamento, si è fatto subito vivo ringraziando sentitamente. Non era lui il proprietario della tremenda trappola per cinghiali dove hanno rischiato di morire i due cani.

Senza i volontari della LIPU sarebbero morti entrambi, anche se Carrettoni era teoricamente libero di andarsene. Stella, invece, era rimasta bloccata dal laccio-trappola del bracconiere, ma Carrettoni non l’ha mollata un attimo. Secondo il prof. Mainardi è connaturato nel modo d’essere dei cani sia l’altruismo che il reciproco soccorso.

Il prof. Mainardi, che è anche Presidente Onorario della LIPU, da una spiegazione sicuramente da persona sensibile ma senza per questo omettere le ragioni dello scienziato. L’aiutarsi l’uno con l’altro è la forza della muta dei lupi. Con l’addomesticamento questo legame affettivo è stato esteso anche all’uomo il quale, del mai tradire, non ne ha fatto, nel suo rapporto con il cane, un concetto inviolabile. Anzi.

La storia di Stella e Carrettori ce la siamo fatta raccontare direttamente da uno dei due protagonisti che si apprestavano a bonificare un sentiero armato con migliaia di trappole per uccelli e cinghiali. Il sentiero, tra l’altro, era stato abbandonato dal bracconiere evidentemente trasferitosi in luoghi più fruttuosi.

In pratica, i poveri animali, sarebbero tutti rimasti a marcire nelle trappole. I fatti sono successi lo scorso fine gennaio. Giovanni Malara ed Angelo Scuderi, rispettivamente della LIPU di Reggio Calabria e Moio Alcantara (ME), erano appena arrivati nella piazzola da dove inizia il sentiero in località S’Arcu su Schisorgiu. Siamo nel Comune di Assemini, appena a nord di Cagliari. Il tempo di posteggiare l’automobile, ed Angelo e Giovanni sentono un cane che inizia ad ululare.

In genere – dice a GeaPress Giovanni Malara – se trattasi di cani smarriti, magari da qualche muta utilizzata nella caccia ai cinghiali, sentiamo il loro abbaio spostarsi nella boscaglia. Tentiamo di recuperali, ma non è semplice. Quel giorno invece l’ululato era decisamente fermo su un punto. Il nostro pensiero è andato alle trappole. Pensi che in soli quattro sentieri abbiamo poi trovato 2500 lacci illegali“.

GEAPRESS – Appartenevano allo stesso proprietario della trappola dove è poi incappata Stella?
GIOVANNI MALARA – Probabilissimo. E’ difficile che un bracconiere invada il percorso di un altro cacciatore di frodo.

GEAPRESS – Cosa è successo dopo che avete sentito l’ululato?
GIOVANNI MALARA – Proveniva da non oltre una cinquantina di metri e ci siamo subito indirizzati per capire cosa stesse succedendo, anche se più ci avvicinavamo e più era chiaro immaginare cosa ci aspettava. Una cosa, però, non l’avevamo capita. Credevamo che ad ululare era l’animale intrappolato. Per il dolore. Il nodo scorsoio arriva ad amputare la zampa. Il meccanismo è spietato. Più l’animale tenta di scappare, più il nodo stringe.

GEAPRESS – Ed invece chi ululava?
GIOVANNI MALARA – Era Carrettoni il maschietto di beagle libero. Lui, però, non mollava un attimo Stella. Secondo me non l’aveva mai lasciata. Abbiamo saputo poi che i cani si erano persi due giorni prima. Pioveva e faceva freddo. Ma lui era lì, accanto alla sua compagna. Fradici di pioggia. Guardi, ancora oggi non riesco a pensare serenamente a quella scena, anche perché le cose non sono finite .. diciamo senza ulteriori complicazioni.

GEAPRESS – Cosa è successo?
GIOVANNI MALARA – Una volta che Carrettoni si è fatto individuare ha preso subito le difese di Stella e non ci faceva avvicinare. Non è durato molto. Guardi, io sono convinto che ci ha voluto studiare. Verificare, cioè, che non avessimo cattive intenzioni e poi ci ha dato il via libera. A loro si è avvicinato Angelo, io ho voluto filmare la scena. Penso sia stato utile, anche per mostrare il danno incredibile che fanno i bracconieri. E quella era solo una trappola. Ce ne sono a migliaia.

GEAPRESS – E con Angelo cosa e successo?
GIOVANNI MALARA – All’inizio non sapevamo bene come agire. Di sicuro non bisogna mai precipitarsi e togliere il laccio. Bisogna prima vedere quanto danno ha fatto, se è già entrato nella carne. L’animale potrebbe scappare, specie nel caso dei selvatici. Sono convinto che se la cagnetta non ha tirato e tutto merito di Carrettoni. Non ha idea di come l’accudisse. La leccava in continuazione. Poi ha esteso le sue effusioni anche ad Angelo. Era felice, assolutamente felice. Abbiamo poi verificato che potesse camminare e pian piano abbiamo preso la via del ritorno.

GEAPRESS – Un momento bello dopo tante brutte avventure.
GIOVANNI MALARA – Si, ma ricordo anche i 500 studenti della Scuola Media Statale “Costantino Nivola” di Capoterra e i loro docenti. Sono grato alla Dirigenza Scolastica. Sono stati incontri molto stimolanti, anche per noi. I ragazzi erano molto interessati e questo fa ben sperare. E poi c’è stata l’Arma dei Carabinieri che sotto le direttive del Generale Luigi Robusto ha messo in atto una forte azione repressiva nei confronti dei bracconieri. Azioni formidabili. Una presenza che per noi è stata importantissima, oltre che per i tanti animali salvati.

GEAPRESS – C’è stato anche un arresto.
GIOVANNI MALARA – Si, per detenzione abusiva di armi.

GEAPRESS – E poi le minacce e gli attentati.
GIOVANNI MALARA – Si, ci sono anche quelli. C’è stato poi il grave episodio contro il nostro Vice Presidente, il masso gettato dall’alto del sentiero. Ma il responsabile è stato preso.

GEAPRESS – Ma è vero che una volta vi hanno messo una bomba?
GIOVANNI MALARA – Addirittura. Si è vero, ma fu in Calabria nella sede della LIPU, anni addietro. Siamo impegnati anche nella protezione dei rapaci in migrazione nello stretto di Messina. Tra un paio di mesi riprendiamo l’attività. Succedono fatti gravi, come l’aggressione alle guardie delle LIPU ad Ischia e l’omicidio delle due guardie a Genova. Comunque le cose cambiano e non bisogna demoralizzarsi. Viceversa ci saremmo già fermati da un pezzo.

GEAPRESS – E Carrettoni?
GIOVANNI MALARA – Carrettoni e Stella. E’ successo tutto di recente, ma non li scorderò mai. Carrettoni se ne sarebbe potuto andare ed invece è rimasto lì, due giorni e due notti sotto la pioggia. L’accudiva con una premura veramente commovente e poi si è guardato, all’inizio, pure da noi. Le si metteva accanto, come a riscaldarla e darle sicurezza. La leccava in continuazione, le girava sempre attorno, le dava piccoli colpetti con il muso come a farle sentire di non essere sola. Era lui ad abbaiare per attirare l’attenzione. Ve lo immaginate? Cos’altro avrebbe dovuto fare?

Quando la LIPU iniziò la sua attività antibracconaggio nello Stretto di Messina, ormai oltre venticinque anni addietro, un ordigno venne fatto esplodere nella piccola sede dei volontari di Reggio Calabria, dove Giovanni Malara ha iniziato la sua attività. Da allora, grazie all’impegno dei volontari ed i nuclei speciali del Corpo Forestale (NOA – Nucleo Operativo Antibracconaggio) il fenomeno si è decisamente ridotto. Rimangono in Italia ampie zone dove il fenomeno del bracconaggio assume caratteri ancor più allarmanti rispetto alla media che già non è di per sé tranquillizzante. Il cagliaritano e la vallate del bresciano, tanto per fare due soli esempi (vedi Speciale GeaPress “Operazione Pettirosso e Progetto Basso Sulcis“). Anche ai tempi della bomba nella sede LIPU alcune trombe politico venatorie cercarono di gettare discredito sia sull’attività dei volontari che delle Forze dell’Ordine, così come in questi giorni sta accadendo, del resto, nel bresciano. Al di là dei diversi punti di vista, noi crediamo, però, che di base vi sia una ragione. Bisogna vedere a chi appartiene. Qualunque sia, non può però prescindere dalla vittoria della vita sulla morte, sia quella di un pettirosso del bresciano con le zampine spezzate sulla trappola, che di un falco pecchiaiolo impallinato a Reggio Calabria, o di un tordo finito pendente da un piccolo cappio sistemato tra gli arbusti dei rilievi cagliaritani.

In questo articolo, interamente dedicato al problema bracconaggio, a noi piace pensare un pizzico di più a Carrettoni, cane allevato per stanare cinghiali e finito a far l’eroe (secondo un pensiero forse semplicistico) proprio attorno ad una trappola per cinghiali. Carrettoni è un cane beagle, come quelli di Green Hill e di tanti altri allevamenti sparsi nel mondo che li producono per gli sperimentatori. Confidiamo molto sul significato da dare al suo affetto.

martedì 22 febbraio 2011

wikileaks bunga bunga

L’unica strada per uscire dall’abisso

L’abisso nel quale sta sprofondando il nostro paese provoca tristezza e rammarico, oltre che rabbia. Ormai conosciamo bene l’uomo: Silvio Berlusconi non si dimetterà mai, anzi, renderà la tensione tra le istituzioni ancora più alta, portando ad uno scontro tra le stesse senza precedenti. L’immobilità del Parlamento ed il discredito delle nostre Istituzioni presso gli altri Stati richiedono un atto di responsabilità da parte di tutti coloro che fanno parte della classe politica e dirigente italiana.

Credo che le opposizioni, a questo punto, non possano fare altro che rassegnare le dimissioni e quindi portare ad uno scioglimento anticipato delle camere. Sarebbe un gesto forte ed estremo come sottolinea il direttore del Fatto Quotidiano Padellaro, ma anche l’unico in grado, nella situazione attuale, di riportare alla normalità una situazione ormai fuori controllo.

Se necessario, sarà opportuno che gli italiani scendano ancora una volta nelle piazze, questa volta non per chiedere tautologicamente le dimissioni del presidente del Consiglio, bensì per chiedere le dimissioni dell’opposizione, unico gesto efficace per staccare veramente la spina.

Fabio Conti

SE NON ORA, QUANDO? modesta proposta ...

Modesta proposta ai parlamentari delle opposizioni
"Si blocchi il Parlamento fino alle dimissioni di Berlusconi".
Su MicroMega.net l'appello di Andrea Camilleri, Roberta De Monticelli, Paolo Flores d'Arcais, Dario Fo, Margherita Hack,Franca Rame, Barbara Spinelli, Antonio Tabucchi e Marco Travaglio .
Il governo Berlusconi, e la sua maggioranza parlamentare obbediente “perinde ac cadaver”, è entrato in un crescendo di eversione che mira apertamente a distruggere i fondamenti della Costituzione repubblicana e perfino un principio onorato da tre secoli: la divisione dei poteri. Di fronte a questo conclamato progetto di dispotismo proprietario chiediamo alle opposizione (all’Idv che si riunisce domani, al Pd che dell’opposizione è il partito maggiore, ma anche all’Udc e a Fli, che ormai riconoscono l’emergenza democratica che il permanere di Berlusconi al governo configura) di reagire secondo una irrinunciabile e improcrastinabile legittima difesa repubblicana, proclamando solennemente e subito il blocco sistematico e permanente del Parlamento su qualsiasi provvedimento e con tutti i mezzi che la legge e i regolamenti mettono a disposizione, fino alle dimissioni di Berlusconi e conseguenti elezioni anticipate. Se non ora, quando?

Andrea Camilleri
Roberta De Monticelli
Paolo Flores d’Arcais
Dario Fo
Margherita Hack
Franca Rame
Barbara Spinelli
Antonio Tabucchi
Marco Travaglio

domenica 13 febbraio 2011

LETTERA DI MASSIMO CIANCIMINO A BENNI CALASAN

La risposta di Massimo Ciancimino a Benny Calasanzio
In Primo Piano - Documenti
Scritto da Massimo Ciancimino
Martedì 04 Gennaio 2011 18:09



Caro Benny,

rispondo solo ora alla tua lettera con la sincera speranza di poter dare delle risposte a tutti i tuoi legittimi dubbi ed a tutte le tue comprensibili incertezze. Scusami per il ritardo con cui ti rispondo ma in questo periodo ho scelto deliberatamente di prendermi un po’ di tempo al fine di riflettere e capire meglio ciò che mi stava accadendo.

La stima che nutro nei tuoi confronti mi porta a scriverti questa lettera ed a “rompere” questo silenzio che ti assicuro non è stato dettato da opportunismo ma solo dalla volontà di capire. Da dove iniziare? In primo luogo posso iniziare col dirti onestamente di aver sbagliato. Ho sbagliato e non cerco attenuanti ai miei errori che sono e restano gravi e per i quali me ne assumo, come sempre, la completa responsabilità come è giusto e doveroso che sia. Ho sbagliato, soprattutto, perché ho agito con superficialità sottovalutando la mia “condizione particolare” che mi rende, mio malgrado, “differente” dagli altri. A me non sono concessi errori. Ma io sono soltanto un uomo ed in me non c’è niente di eroico, non c’è niente di “straordinario”, in me convivono i dubbi, le paure, le incertezze, gli errori con i quali ogni essere umano si scontra quotidianamente.

Vorrei fosse concesso anche a me il diritto di sbagliare così come vorrei mi fosse data la possibilità di spiegare la causa dei miei sbagli senza che tutto ciò che mi riguarda venga sempre strumentalizzato e trasformato in qualcosa di altro, in qualcosa che sicuramente non mi appartiene. Posso dirti, Benny, con assoluta certezza di non avere mai avuto alcun tipo di rapporto diretto o indiretto con l’organizzazione criminale denominata ‘Ndrangheta. Nessuno mai potrà dimostrare il contrario. Ho incontrato, a Verona, una persona (Girolamo Strangi) che mi era stata presentata in precedenza dal mio commercialista e della quale non sapevo assolutamente che avesse legami con la criminalità organizzata. La mia attività lavorativa mi ha portato ad incontrare questa persona e non, come è stato detto e scritto, la volontà di riciclare parte del presunto tesoro di mio padre. Lavoro nel settore della compravendita di metalli ed è questo un settore dove spesso si pone la necessità di ottenere crediti bancari o agevolazioni simili i quali, a me, data la mia situazione particolare, non sono concessi. Proprio questo è il motivo per il quale io, assieme al mio commercialista, mi sono recato a Verona, ossia, al fine di ottenere un finanziamento necessario a svolgere la mia attività lavorativa .

Ti ripeto, Benny, ho sbagliato. Sono stato certamente superficiale nell’affrontare questa situazione ed ho sottovalutato molti aspetti della mia vicenda personale che invece devono sempre restare ben chiari nella mia mente ma ti assicuro che la verità non risiede neppure nelle suggestive intercettazioni pubblicate dagli organi di stampa. Intercettazioni pubblicate “ad orologeria” sui vari giornali e che, in base alle quali, sarebbe stato finalmente possibile individuare parte del tesoro di mio padre ma che, al contrario, si è preferito rendere pubbliche, ponendo fine così ad una indagine della Procura di Reggio Calabria, sempre secondo quanto riportato dai giornali, ben avviata. Invece di aspettare l'esito dell'inchiesta si è preferito utilizzare tutto ciò per delegittimare le mie dichiarazioni, per minare la mia credibilità, per ridurmi al silenzio.

In quei giorni, tra le tante dichiarazioni di illustri personaggi intente a darmi contro, ho avuto modo di ascoltare anche le parole del Ministro della Giustizia Alfano, il quale, al Congresso di Rimini, si congratulava con una “attenta Procura” che , finalmente, si accingeva a fare luce “sul personaggio Ciancimino”. Hanno generato in me profonda amarezza parole simili pronunciate da un Ministro che vorrebbe abolire l’uso delle intercettazioni e persino la loro pubblicazione ma che cambia la propria posizione quando queste ultime possono essere usate solo per attaccarmi e delegittimarmi. Amarezza e sconforto. Questi sono i sentimenti che ho provato nel sentire le accuse rivolte a quei Magistrati che, liberi da pregiudizi e con atteggiamento laico, mi stanno ascoltando da circa due anni al fine di fare luce su quei tanti fatti tragici del nostro recente passato che ancora attendono giustizia.

Questi ultimi due anni sono stati molto difficili e, sebbene avessi immaginato che il mio percorso sarebbe stato lungo e tutto in salita, ti assicuro che non mi aspettavo tutta questa “attenzione” da parte dei media, tutto questo “rumore” suscitato dal mio libro, i gravi e continui atti intimidatori, la necessità della scorta sia per me che per la mia famiglia. Un percorso difficile, sì, ma che, come tu sai bene, mi ha regalato anche profonde soddisfazioni come la telefonata di Salvatore Borsellino, sicuramente, per me, il più grande traguardo date le mie origini, e la stima di tanta gente comune e professionisti stimati come Sandro Ruotolo e Michele Santoro.

Così come la fiducia da te dimostrata nei miei confronti e che ho apprezzato enormemente poiché so bene che ti è costata molto. Ed è proprio questa fiducia che vorrei non perdere. Vorrei tu aspettassi l’esito del lavoro svolto dalla Magistratura prima di cancellare il cammino fatto e che ha visto come tappa fondamentale anche l’intervista a te resa e di cui parli nella tua lettera.

Ti assicuro che è mia chiara e precisa volontà quella di rispondere di miei eventuali errori nelle sedi appropriate in quanto non ho mai né cercato né voluto ottenere “sconti” di nessun tipo. Così come rassicurarti sul fatto di non aver mai reso dichiarazioni volutamente “calunniose” nei confronti di terzi al fine, appunto, di coinvolgere persone in gravi fatti pur sapendoli innocenti. Tutto questo è molto, molto lontano dall’obiettivo che mi sono posto il giorno in cui decisi di iniziare a collaborare con la Magistratura. L’obiettivo non è mai stato certo quello di “bucare” tv e giornali bensì quello di ridare dignità al mio cognome e di offrire a mio figlio la possibilità di andarne fiero, insomma, di fargli provare una sensazione che a me è sempre stata negata.

Non sto cercando giustificazioni né tantomeno attenuanti Benny, vorrei solo che un mio errore venisse giudicato per quello che è, appunto un errore e non ingigantito e trasformato in uno strumento atto a screditare il mio contributo alla ricerca della verità. Un un modo come tanti in questo delicato momento, per svalutare il lavoro prezioso di Magistrati ed inquirenti, un mezzo per ostacolarci ed impedirci di andare avanti. Forse questo è chiedere troppo? Forse sì per chi, come me, è visto come un nemico da sconfiggere da una buona parte di quelle Istituzioni e della stampa verso le quali, invece, sarebbe fondamentale avere fiducia perché è proprio da queste ultime che dovrebbe nascere la speranza di tutti noi.

Massimo Ciancimino

"RISPONDO ALLA LETTERA DI MASSIMO CIANCIMINO".

Voglio rispondere a questa lettera che ha scritto Massimo Ciancimino.
Innanzitutto sono sicurissimo che Massimo Ciancimino con o senza scorta non verra' mai ucciso ! .
Lui e' il figlio di Vito Ciancimino il quale, quest' ultimo e' stato condannato per mafia in via definitiva dalla Suprema Corte di Cassazione .
Vito Ciancimino era un uomo d' onore di cosa nostra in collegamento con i servizi deviati e uomini delle istituzioni deviate. Insomma, era il fiore all' occhiello di Luciano Liggio, Toto' Riina e Bernando Provenzano .
Il figlio Massimo Ciancimino ha ereditato dal padre non solo le ricchezze illecite ( compresi i prestanomi di queste ricchezze ) ma anche i segreti, le trattative e il collegamento con le altre entita' collegate a cosa nostra .
Invito il sig. Massimo Ciancimino a dire tutta la verita' per quanto riguarda le 5 entita' che lui sicuramente ben conosce ! .  Lo invito anche a rifiutare a qualsiasi tipo di scorta .
Lui deve collaborare con i Magistrati al 100 % e non al 50 % .
Vincenzo Calcara

"VI DO LA CONFERMA CHE IL 19 GENNAIO SARO' A CASTELVETRANO ".

Associazione Antiracket   Presidente  Paolo Salerno 

Comunicato stampa

 nell’ambito del Progetto “ Educhiamo alla legalità”.
Mercoledi’ 19 gennaio 2011 alle ore 10.00 presso il Teatro Selinus. aCastelvetrano
Si terra un incontro promosso dalla ns nostra Associazione, L’iniziativa - a cui hanno assicurato la partecipazione il Magistrato Dott. Ingroia, il giornalista-scrittore Giacomo di Girolamo ed il collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara e il sindaco di Castelvetrano  – moderera’ il giornalista Gianfranco Criscenti.
l’incontro mira a sensibilizzare gli studenti e la cittadinanza sulla necessità di una maggiore diffusione dei temi della legalità al fine di meglio contrastare la subcultura mafiosa, ancora troppo spesso presente sul nostro territorio.

"SONO FIAMMETTA LA FIGLIA DI VINCENZO CALCARA".

Buona sera a tutti , sono Fiammetta , la figlia di Vincenzo Calcara
Mio padre mi ha incaricato di informarvi che in questo momento e' in viaggio e non dovete preoccuparvi per lui perche'  sa cavarsela , inoltre mi ha anche  detto di dirvi che all' incontro di stamattina avrebbero voluto partecipare i giovani ma i presidi delle scuole non hanno voluto  perche hanno paura della verita' ma hanno anche paura a farla conoscere . All' incontro mio padre  ha detto che ha capito che se non si vuole essere schiavi della forza del male non si deve avere paura della verita' .
Vi informo anche che dentro il Teatro Selinus c' erano un centinaio di persone di Castelvetrano i quali hanno dimostrato  con la loro presenza di non avere paura ne di Matteo Messina Denaro  e ne di tutto cio' che sta oltre il Messina Denaro .
 Mio padre vuole infine ringraziare tantissimo i carabinieri e la polizia che lo hanno scortato e accompagnato per un lungo tratto di strada fuori da Castelvetrano  . Vi abbraccia tutti.

Fiammetta Calcara

"ARTICOLO DI RAI TRE " lIl pm Antonio Ingroia si è lamentato della presenza di "pochissime persone" Deserta la lezione antimafia

lIl pm Antonio Ingroia si è lamentato della presenza di "pochissime persone"
Deserta la lezione antimafia
Dopo 19 anni il pentito Vincenzo Calcara torna nella sua città, Castelvetrano, in provincia di Palermo, per partecipare a un'iniziativa organizzata in occasione dell'anniversario della nascita di Paolo Borsellino. I presidi hanno invitato i ragazzi delle scuole a non partecipare e l'iniziativa è andata quasi deserta


ROMA - Ha atteso 19 anni per tornare nella città che gli ha dato i natali Castelvetrano (Trapani), dopo la decisione di collaborare con i magistrati, ma non è stato un ritorno piacevole per il pentito Vincenzo Calcara. Il collaboratore, che ha partecipato, con il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, a una iniziativa in occasione del compleanno del giudice Paolo Borsellino, è stato contestato. In particolare a polemizzare per la sua presenza è stato il preside dell'istituto dove si è svolto l'incontro secondo cui "Calcara è un criminale e quindi lui non ci può dare lezioni di legalità anche se è pentito" ma anche l'ex sindaco di Castelvetrano Antonio Vaccarino che ha contestato la presenza di Calcara con dei volantini.
E' stato lo stesso Ingroia a lamentarsi dell'assenza di studenti. "I presidi hanno ritenuto di non mandare gli studenti all'incontro, una decisione incredibile. Ritengo grave e significativo che in un'occasione del genere, in ricordo del giudice Paolo Borsellino, nella città di Matteo Messina Denaro si avverte di più la presenza dello stesso latitante che di Paolo Borsellino. Assurdo".
Ingroia lamenta quindi anche la presenza di "pochissime persone all'incontro di oggi". "Eravamo forse 50 e non di piu'". Vincenzo Calcara è un 'ex picciotto' di Cosa nostra che si confidò con Paolo Borsellino prima che il giudice venisse ucciso in via D'Amelio. L'incontro di oggi è stato organizzato dal presidente dell'associazione antiracket di Trapani.
Nei giorni scorsi scriveva su un messaggio sulla bacheca di Facebook: "sono trascorsi 19 anni e ancora il sangue innocente del dottor Borsellino grida giustizia e verità. Io vado a Castelvetrano, che è il regno di Matteo Messina Denaro e voglio dire a cuore aperto che nessuno può uccidere la verità, soprattutto quando la verità è legata al proprio animo. Che me ne faccio di questa vita se non onoro la verità che appartiene ala vita?".

"'Smantellare il sistema di potere di Messina Denaro con la repressione e la cultura della legalita''".

20 gennaio 2011
Palermo. “Oggi è stata disarticolata l’ennesima rete di fiancheggiatori di cui gode Matteo Messina Denaro.
La sua è una Cosa nostra che non si limita a taglieggiare le imprese, ma che si fa impresa, che non soltanto collude con la politica, ma si fa politica. Per questo è necessario, insieme al prezioso lavoro fatto dalla magistratura e dalle forze dell’ordine per catturarlo, aggredire il sistema di potere che gli ha consentito di scalare i vertici di Cosa nostra e godere di coperture e protezioni”. Lo dichiara il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia, che intervenendo sull’incontro antimafia di ieri disertato dalle scuole dice: “È necessario un quotidiano impegno formativo e culturale per educare le nuove generazioni all’antimafia e alla legalità. Un cammino importante e prezioso che gli istituti di Castelvetrano portano avanti da tempo e che ieri ha incontrato un ostacolo a causa di un errore di valutazione da parte dei presidi. La presenza del magistrato Ingroia rappresentava una garanzia. Chi non può dare lezioni di legalità è l’ex sindaco Vaccarino per la sua ambiguità che lo vede coinvolto in un intrigo tra servizi segreti e mafia, ancora tutto da chiarire”.

"Pentito Calcara. Il "no" dei presidi e le dichiarazioni di Antonio Ingroia e Manfredi Borsellino ".

giovedì 20 gennaio 2011
Pentito Calcara. Il "no" dei presidi e le dichiarazioni di Antonio Ingroia e Manfredi Borsellino
  
Teatro semivuoto, non c’è l’ombra di uno studente. E nemmeno di un preside.
Francesco Fiordaliso, dirigente di tre scuole superiori e impegnato sul fronte antimafia, con un comunicato stampa fa sapere di non credere al pentimento e all’attendibilità di Vincenzo Calcara. Quando gli si fa notare che proprio il giudice Paolo Borsellino è stato il primo a dargli credito, il preside risponde: “E’ stato fuorviato, Borsellino non era un Dio, avrà preso qualche granchio anche lui”.
È un incontro che comincia già all’insegna delle polemiche e che, forse proprio a causa dell’assenza dei giovani, nelle sue battute finali scivola sui vecchi processi in cui Calcara aveva collaborato
Ma prima di affrontare una personale lettura di quanto accaduto, è forse doveroso riportare i punti di vista di due persone che certamente conoscono più di molti altri sia Calcara che Paolo Borsellino. Si tratta del Magistrato Antonio Ingroia e del figlio del giudice ucciso, Manfredi Borsellino.
 ANTONIO INGROIA
 “Questo è un dibattito in cui si parla di antimafia a Castelvetrano, terra e patria del più importante boss mafioso in circolo, cioè Matteo Messina Denaro. Inoltre è un dibattito al quale partecipa, non lo dico per immodestia ma per il ruolo congruo che svolgo, il procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia. Un dibattito dove si raccoglie comunque la testimonianza di un ex mafioso, ex criminale che ha fatto un’altra scelta di vita e che fu uno dei primi mafiosi a collaborare con Paolo Borsellino. Mi sembra un segnale estremamente grave che i dirigenti scolastici abbiano impedito agli studenti di poter partecipare a questa iniziativa antimafia.
Lo ritengo un segnale quantomeno ambiguo.
Immagino che, quando ne avrà notizia, Matteo Messina Denaro ne sarà contento.
L’assenza dei giovani è offensiva nei miei riguardi e anche per la memoria di Paolo Borsellino che, durante la sua attività, ha dimostrato di sapere dare un’occasione a tutti, anche all’ultimo dei criminali, all’ultimo dei mafiosi.
Delle collaborazioni di Vincenzo Calcara se ne occupava personalmente Paolo Borsellino e, come tanti altri collaboratori è stato sentito da varie autorità giudiziarie. Il contenuto delle dichiarazioni di Calcara, come di quasi tutti i collaboratori, ha avuto valutazioni controverse, anche perché si tratta di uno spettro molto ampio. Ha parlato di tantissime cose, alcune delle quali sono state riscontrate e ritenute attendibili mentre altre non sono state sufficientemente riscontrate.
Ma oggi, era ovvio, non si doveva fare alcuna ripetizione dei processi in cui Calcara ha reso la sue dichiarazioni, perché quelli si sono già fatti nelle aule giudiziarie e se ce ne saranno ancora si faranno sempre nelle aule giudiziarie. Calcara aveva manifestato questo desiderio di confronto con la sua cittadinanza di origine e credo che ogni uomo, anche il peggiore criminale, che abbia messo in atto un processo di revisione critica del proprio passato,una volta scontate le pene che doveva scontare, avviando un percorso di risocializzazione, avrebbe 
meritato una maggiore attenzione.
I giovani oggi, contrariamente a quello che qualcuno può pensare sottovalutandoli, hanno una capacità critica molto più alta di quanto si possa immaginare, e si sarebbero potuti fare un’idea direttamente ascoltando Calcara e ponendogli anche domande difficili e imbarazzanti come i giovani sanno fare.

Credo che il silenzio e l’assenza sia sbagliata. E gli assenti hanno sempre torto”.

Castelvetrano, la citta' della mafia e non dei mafiosi

Lunedì 24 Gennaio 2011 15:24
Castelvetrano non è la città della mafia, è la città del boss latitante Matteo Messina Denaro.
Castelvetrano non è la città dei mafiosi, è la città dove sono stati arrestati alcuni mafiosi. Castelvetrano è una delle prime città dove è nata l’associazione Libera, ma dove le indagini, e sentenze passate in giudicato, hanno dimostrato il consolidarsi di alleanze pericolose tra la politica, la mafia e l’imprenditoria, è la città dove veniva tenuto nascosto il tesoro di Totò u curtu, Totò Riina, dove Bernardo Provenzano, guidando la sua 500 arrivava fin qui da Corleone per vedersi con don Ciccio Messina Denaro. Provenzano era già latitante, ma non aveva problemi di muoversi, non ne ha avuti per oltre 40 anni facendo il “fantasma” per le strade della Sicilia. Castelvetrano è la città dove i bagheresi della famiglia Guttadauro sono venuti a impiantarsi grazie al rapporto di parentela stretto con i Messina Denaro, Filippo, fratello del medico Giuseppe ha sposato Rosalia, figlia e sorella di Francesco e Matteo Messina Denaro. Castelvetrano è la città dove un sindaco, Vito Lipari, nel 1980 è stato ammazzato alla vigilia del suo ingresso in Parlamento, e di un altro sindaco, Tonino Vaccarino, che è finito in carcere per mafia e droga, è stato condannato per traffico di droga, ed è poi diventato informatore dei servizi segreti, segreto corrispondente del boss latitante Matteo Messina Denaro, lui che con i servizi segreti pare avesse una certa affinità sin dal dopoguerra al tempo in cui, erano gli anni ’50, lo Stato cercava un accordo col bandito Giuliano, ma era tutto un trucco per ammazzarlo e toglierlo di mezzo, così da mettere a tacere i segreti che poteva conoscere su quella che fu la prima trattativa tra Stato e organizzazioni criminali del dopoguerra. Castelvetrano è la città del re del commercio, Giuseppe Grigoli, che per nulla preoccupato delle regole del pizzo che gli furono spiegate, così ha dettoai giudici che lo stanno processando, dal suo migliore amico, Filippo Guttadauro, ha scalato il mondo del commercio arrivando ad aprire impiegando pochissimi mesi uno dei più grossi centri commerciali del trapanese. Castelvetrano è la città dei complici di Matteo Messina Denaro, quelli che parlano del boss tradendo una sorta di adorazione, devozione, non ci guadagnano nulla e forse non hanno nemmeno alcun salvacondotto a non pagare, e però dicono “u siccu va adorato”, “u siccu” è lui Matteo Messina Denaro, così lo chiamano, ma anche “olio” o “testa dell’acqua”, mentre l’iconografia giornalistiche che rischia stupidamente di farne ancora più un eroe lo ha soprannominato “Diabolik”, mentre lui nei pizzini di firma Alessio e racconta di sentirsi un perseguitato e attacca i magistrati che indagano su di lui dando loro, nei pizzini che scrive, dei Torquemada da strapazzo. Castelvetrano è la città dove in pochi anni è cresciuta la solidarietà per gli ultimi, per gli extracomunitari, ma anche quella dove per decenni ai tavoli da poker sedevano personaggi destinati a fare carriere diverse, chi politico, chi killer di mafia. Castelvetrano è la città dove Libera ha intestato la sua sede a Peppino Impastato, ucciso dalla mafia dopo che per anni si è detto che lui si era suicidato, e Castelvetrano è la città dove si fanno i cortei per la legalità col divieto di pronunziare la parola mafia. Castelvetrano è la città dei divieti che colpiscono i giovani, come a partecipare ad un incontro con un ex collaboratore di giustizia. E questo è il divieto che fa più male perché arriva da uno degli educatori più noti della città, il prof. Francesco Fiordaliso, che forse si è troppo arrabbiato perché magari in altre occasioni sue iniziative altrettanto importanti non hanno avuto quella ribalta che veniva adesso concessa all’ex pentito Calcara. Castelvetrano è la città dove un consigliere comunale per essersi pubblicamente augurato della veloce cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro si è visto bruciare la casa, ma si è visto anche isolato, dal suo stesso partito, il Pd, e poi dal resto del contesto politico. Quella sua dichiarazione fatta in Consiglio comunale rimase pericolosamente isolata, e i mafiosi amici del boss ne approfittarono. Castelvetrano è la città dove un ex consigliere comunale, marito di un ex assessore, Giovanni Risalvato, faceva politica e incontrava Messina Denaro, lui, come il prof. Vito Signorello, ex allenatore della Folgore, si lamentava di non potere stare a sufficienza con il latitante, Matteo diceva loro che erano più utili stando a Castelvetrano e non stando con lui, “mi potete aiutare più da lì”. Castelvetrano è la città dove la crescita imprenditoriale è avvenuta per una parte all’ombra del boss, e con le fatture false, truffando la legge 488. Castelvetrano è tutto questo ma per arrivare a scrivere queste cose sono serviti decenni, perché fino a pochi anni addietro parlare di mafia a Castelvetrano si finiva col sollevare irate reazioni, prese di posizione risentite, mentre in città andava a venire il governatore Cuffaro, quello che diceva che la mafia faceva schifo, ma solo dopo essere finito sotto processo.
E’ di questi giorni la forte polemica per il convegno disertato al Selinuns dove, organizzato dall’associazione antiracket, erano presenti il procuratore aggiunto della Dda Antonio Ingroia e l’ex pentito Vincenzo Calcara. Questi aveva espresso la voglia di parlare ai giovani suoi concittadini, Ingroia voleva sottolineare i passaggi di una magistratura che aveva aiutato la città a risvegliarsi e a crescere senza avere più come riferimento la mafia. Ma come è andata a finire è cosa nota. Come se fosse stata la prima volta. Ma non era la prima volta. Tanti altri convegni si sono svolti con le presenze di soli addetti ai lavori, con pochi giovani, eccezion fatta quando Castelvetrano fu attraversata dalla carovana antimafia di Libera, allora si che si videro tanti giovani e pochi adulti, pochissimi politici, la carovana non garantiva alcuna passerella e così i politici sono stati lontani. Cosa voglio dire? Voglio dire che occasioni per indicare le contraddizioni della città ce ne sono state diverse nel tempo, ma ogni volta che si è provato a farlo ci si è trovati tanti contro, il sindaco Pompeo a interpretare ogni cosa come un attacco alla città, ma alcuna autocritica. Eppure Castelvetrano per avere consapevolezza di tutto quello che di brutto l’ha invasa ci ha impiegato decenni e forse di più. Oggi a Marsala si processano Matteo Messina Denaro e Giuseppe Grigoli, ma c’è una sola parte civile costituita l’associazione antiracket di Trapani, Castelvetrano fa parte dell’associazione antiracket, ma siamo in attesa che il Comune si faccia promotore di un incontro, uno è fissato per il 16 febbraio, Pompeo ha già deciso, la sala sarà piena di giovani. E la sensazione è quella ch ancora una volta sono giovani che pagano un prezzo, obbligati a non andare in una occasione, obbligati ad andare in un’altra, e la libertà che fine ha fatto?
Due cose sul convegno disertato vanno dette. Calcara da una parte e Vaccarino dall’altra se ne sono dette di tutti i colori. Irrispettosi di un luogo pubblico, quando invece stando insieme dentro un’aula di giustizia si sono guardati bene dall’affrontarsi in malo modo. Anche nel luogo del Teatro avrebbero dovuto mantenere un atteggiamento di rispetto nei confronti dei presenti. Non rappresentano dei modelli, ognuno ha delle storie da raccontare, e però debbono lasciare agli altri decidere se le loro possano essere storie esaltanti. Calcara è frutto di quella stagione dei pentiti dove però accadeva che alcuni venivano indottrinati dagli investigatori, erano a conoscenza di alcuni fatti, ma non completamente, quello era l’unico modo per incrinare il fronte mafioso. Presto le sue confessioni sono state surclassate dalle confessioni dl altri uomini d’onore, quelli che hanno raccontato le stagioni delle stragi, degli accordi con la politica e l’impresa.. Vaccarino resta il simbolo degli equivoci, lui dà spiegazioni a questi suoi comportamenti, parla di servizi segreti con i quali anche da giovane aveva a che fare, di una condanna ingiusta che lo ha portato a sfidare segretamente la mafia che lo ha rovinato, parla bene di Borsellino e però racconta che il suo arresto nel 1992 scattò per avere sparlato del lavoro del magistrato che su di lui si ricredette alla vigilia del quel 19 luglio 1992. Parlava con Matteo Messina Denaro, ma quando è stato scoperto ha gettato quella maschera che nei pizzini si era ben guardato dal fare, chiedendo al boss di costituirsi in nome anche di quella figlia oramai cresciuta che vive con la madre a casa di Nonna Lorenza, la vedova di don Ciccio Messina Denaro che si augura che un giorno o l’altro scoppi il cuore di chi dà la caccia al figlio.
E però in una città che oggi si dibatte su questa feroce polemica a proposito del convegno al Selinus indetto dall'associazione Antiracket, presenti il pentito Calcara e il procuratore della Dda, Antonio Ingroia, e disertato dagli studenti, per volere dei presidi, finisce che alla fine fatti più seri e testimoni della protervia di una mafia tutt'altro che vinta, se ne parla poco. Eppure gli argomenti ci sono: 22 milioni di euro, a tanto ammonta il maxi sequestro, l’ennesimo per il territorio di Castelvetrano, deciso dal Tribunale delle Misure di prevenzione di Trapani e che ha colpito uomini vicinissimi al boss latitante Matteo Messina Denaro.
Un sequestro che ha colpito quella parte di impresa che, secondo il Gico della Finanza, la Procura antimafia di Palermo e secondo i giudici del Tribunale, è diventata forte grazie all'appoggio di Cosa Nostra. Castelvetrano è uno dei pochi paesi della provincia che nel giro di un decennio ha conosciuto un picco di crescita dal punto di vista imprenditoriale, ma nello stesso tempo ha visto finire sotto sequestro diverse di quelle attività che nel giro di poco tempo hanno potuto realizzarsi, hanno dimostrato indagini della magistratura, grazie anche a truffe e raggiri rispetto alle quali la mafia non è rimasta in disparte. Gli ultimi sequestri fanno parte di questa serie: ci sono le imprese casearie di Mario Messina Denaro, il cugino del boss latitante Matteo, quello che secondo i giudici faceva in modo di mantenere «l'onore della famiglia» occupandosi di estorsioni.
Mario Messina Denaro coinvolto nell'operazione Golem è stato condannato a 5 anni ed ha avuto applicata una sorveglianza speciale per tre anni. C'è poi il campobellese Francesco Luppino, lo "zio Franco" quello che incontrava i latitanti Lo Piccolo per conto di Matteo Messina Denaro. E' uscito dal carcere grazie all'indulto sebbene condannato per omicidio, ma all'epoca della sua condanna non c'era il 416 bis per cui dalle carte non risultava un mafioso. Fuori dal carcere si è potuto permettere di fare un grosso investimento, 200 milioni di vecchie lire, in uno stabilimento oleario, "Fontane d'Oro" di Campobello, anche questo sequestrato, come se in cella raccoglieva risparmi. L'oleificio poi era la base di smistamento dei "pizzini" e non tanto di smercio di bottiglie di olio. Altra figura centrale del controllo dell'intreccio mafia e imprenditoria è quella dell'anziano Leonardo Bonafede, fuori dal carcere non ha pensato a mettersi da parte ma ha cominciato ad occuparsi delle vicende mafiose, e con Luppino ha spartito secondo i giudici il bastone del comando.
Latitante dal 1993, in tutti questi anni il boss mafioso Matteo Messina Denaro si è pulito le mani dal sangue dei morti ammazzati e ogni indagine contro la sua cosca dimostra come ha saputo bene indossare la grisaglia dell'imprenditore. L'anno scorso la Polizia, con in testa la Squadra Mobile di Trapani, diretta dal neo promosso primo dirigente Giuseppe Linares, ha saputo colpire l'organizzazione dei favoreggiatori del capo mafia, con l'operazione denominata «Golem», adesso la Guardia di Finanza ha fatto i conti in tasca agli indagati e su richiesta della Procura antimafia di Palermo il Tribunale delle Misure di prevenzione di Trapani ha emesso l'ordinanza con la quale è stato sequestrato un patrimonio da 22 milioni di euro. I finanzieri hanno dimostrato che il patrimonio detenuto da alcuni degli indagati risultava essere «spropositato» rispetto ai redditi dichiarati, insomma tra le loro mani era sicuramente passato altro denaro, quello non dichiarato, quello che di solito serve a riempire le casseforti della mafia, in questo caso quella «potente» del super boss Matteo Messina Denaro. Latitante dal 1993, il giovane rampante mafioso se riesce ad essere ancora «imprendibile» lo è per questa rete di imprese e imprenditori creata, la cosidetta «supercosa», cioè una mafia che si muove ad un livello più alto e riservato rispetto a quella degli «uomini d'onore». La mafia che «non si vede» e che «non turba» perchè non commette delitti, ma distribuisce «favori», come l'assunzione di personale. L'altra mafia, quella che intimidisce le imprese con il fuoco per esempio, o con le armi, per imporre il «pizzo» non significa che ha dismesso le sue attività e non c'è più, c'è e spesso si fa sentire ancora. Perchè di soldi alla mafia «sommersa» ne servono tanti e quindi il racket c'è sempre. Ma invece di parlare di questo si fanno le polemiche, e si lanciano strali l’uno contro l’altro, tra soggetti che dovrebbero stare dalla stessa parte. C’è qualcuno che ha detto che di questa situazione Matteo Messina Denaro ha avuto di che ridere, viene da dire che lui da ridere ha ben poco, gli hanno arrestato i complici, gli hanno tolto il controllo di diverse casseforti, stanno arrestando le sedie dove i suoi complici sedevano, come lui stesso aveva anticipato che potesse accadere, no lui non ride affatto, a noi viene da piangere invece quando ci rendiamo conto che continua ad esistere una classe politica non adeguata, e non solo a Castelvetrano, e attendiamo di piangere di felicità quando Messina Denaro verrà catturato, perché altro epilogo questa storia non potrà avere, nonostante tutto.

Rino Giacalone

"QUESTO ARTICOLO DE " ILM QUARTO POTERE " SU VINCENZO CALCARA E' FALSO E TRAVISA LA VERITA'".

Questa lettera che l'avv. Gino Pantaleo ha presentato, non e' stata tenuta in considerazione , sia nel processo di Primo Grado Alagna+30 e neanche dalla Suprema Corte di Cassazione dove il Vaccarino, Francesco Messina Denaro e decine e decine di altri Uomini di cosa nostra sono stati condannati. Hai Giudici ho spiegato il perche' avevo scritto questa lettera 8 anni prima della mia collaborazione. Si badi bene, quando l'ho scritta non c'era in me l'intenzione  di collaborare con la Giustizia. Questa lettera e' stata solo una mia idea per essere estradato  dalla Germania prima del previsto. Nel 1983 ero un'uomo d'onore a tutti gli effetti e quindi mi potevo permettere di dire anche il falso ingannando l'Autorita' Giudiziaria che " cosa nostra " non riconosce come tale. Negazione dello Stato Italiano ( vedasi regole di cosa nostra )   Dal 1982 al 1986 sono stato in carcere in Germania per rapina in una Banca, seguestro di persona e lesioni. Dopo di che sono stato estradato in Italia e recluso al carcere di Favignana fino al 1990, Totale, 10 anni di carcere. Nell'estate del 1990 dopo avere avuto una licenza premio di 5 giorni all'isola di Favignana, mi viene a trovare il mio capo Assoluto Francesco Messina Denaro insieme all'ex Sindaco Tonino Vaccarino e mi si ordina di buttarmi latitante perche' c'era bisogno di me. Si badi bene, non avevo l'ergastolo, mi rimanevano pochi anni di carcere da scontare. Dopo 18 mesi di latitanza vengo arrestato il 5 Nov.1991 e dopodiche' inizio' la mia collaborazione con il Dr. Paolo Borsellino. Dissi al Dr. Borsellino: da questo momento in poi non saro' piu Vincenzo Calcara di ieri, ma saro' Vincenzo Calcara di oggi che collaborera' con la Giustizia lealmente. Lui mi rispose : dammi le prove che cio' che tu dici e' vero !. Dopo avergli dimostrato il mio vero pentimento e la mia repulsione verso cosa nostra che mi aveva usato e dopo avergli fatto trovare prove e riscontri di fatti importanti che nessuno sapeva ( L' Alto Commissario Antimafia S.E. Finocchiaro era a conoscenza ) allora si che ha iniziato ad abbracciarmi e baciarmi anche davanti a tutti senza che se ne vergognava. L'ex Sindaco di Castelvetrano Tonino Vaccarino, in Primo Grado era stato condannato a 18 anni di carcere per associazione mafiosa. In Appello e' stato assolto solo dall'associazione perche' le prove non bastano , ma condannato con prove piu' che sufficienti per traffico internazionale di droga a 8 anni di carcere. Per quanto riguarda l'omicidio del Sindaco di Castelvetrano Vito Lipari, tengo a precisare che i tre imputati, Mariano Agate, Mangion, e Nitto Santapaola, in Primo Grado sono stati condannati all'ergastolo perche la Corte riteneva le prove sufficienti. Invece in Corte d'Appello di Palermo, il Dr. Barreca li ha assolti per insufficienza di Prove. Per quanto  riguarda le mie accuse contro gli imputati, il Dr. Barreca non ha motivato che io non sono attendibile, e cosi' anche la Suprema Corte di Cassazione. Un forte abbraccio a ognuno di Voi. Vincenzo Calcara

"MAFIA: RIMOSSE LE TELECAMERE PER CERCARE IL BOSS MESSINA DENARO ".

Mafia: rimosse le telecamere per cercare il boss Messina Denaro

 E’ un episodio tutto da chiarire, per adesso non ci sono elementi certi con collegamenti al boss latitante Matteo Messina Denaro...

 ...o a qualcuno dei suoi favoreggiatori, ci sono però due clamorosi arresti che suscitano inquietudine e fanno capire in che maniera un capo mafia latitante possa restare latitante, per 17 anni come è nel caso del boss belicino.
La Procura antimafia di Palermo, i pm Marzella e Guido, hanno chiesto e ottenuto dal gip Michele Alaimo l’arresto di due tecnici specializzati nella collocazione di “cimici” e video camere” di quelle impiegate per le classiche intercettazioni. Sono il messinese Vincenzo Portali di 33 anni, titolare di una società specializzata in questo campo, e un suo dipendente, il mazarese Michele Messina, di 30 anni. Sono accusati di furto, con l’aggravante di avere favorito Cosa Nostra. Sono stati arrestati dai Ros dei carabinieri. In sostanza loro non avrebbero collocato delle video camere, come sono specializzati fare, ma ne avrebbero rimosse tre, poste su luoghi di Campobello di Mazara, nel trapanese, strategici secondo la Procura antimafia di Palermo a proposito delle ricerche del boss. Le telecamere erano puntate sulle abitazioni di Franco Luppino, il famoso zio Franco che teneva i contatti tra le cosche di Messina Denaro e i Lo Piccolo quando questi erano latitanti, e sulla casa di Salvatore Messina Denaro, il fratello del latitante. Tre telecamere rimosse attorno al settembre del 2008.
La scoperta è stata fatta dai carabinieri che di colpo videro interrompersi i collegamenti per poi riprendere da tutt’altra parte, l’errore degli arrestati quello di usare le originarie schede collocate nelle telecamere rubate poi in loro attrezzature. Non c’entra la concorrenza sleale tra società specializzate nelle intercettazioni, non c’entra la volontà di coprire il boss, l’episodio resta misterioso e tutto da chiarire, i due arrestati intanto si scaricano a vicneda la responsabilità dell’accaduto. E magari Messina Denaro se la ride di questi “incidenti” di percorso che capitano agli investigatori

Memoriali di Vincenzo Calcara (versione italiana) 22 Marzo 2008

22 Marzo 2008

Mio Amatissimo e Stimatissimo Salvatore, tutto ciò  che
doverosamente ho comunicato a tua Cognata Agnese e a tuo Nipote
Manfredi ritengo giusto dirlo anche a te.
Tutto ciò che scrivo è dettato, ponderato e pensato secondo la mia
coscienza alla quale non posso mai mentire!
Qualsiasi desiderio, compresa  ogni mia decisione ritenuta
"DOVEROSA" e giusta, non verrà mai messa in atto da me se prima
non passa attraverso la mia coscienza!
Dopo di che agisco secondo la mia coscienza che è accompagnata
dai miei sentimenti e da quella RAGIONE che sa far  rispettare i
Sentimenti.
Ma sono anche consapevole che di fronte ad una coscienza più
Grande della mia coscienza ed a Sentimenti, DOVERI e DESIDERI e
DECISIONI più Grandi dei miei, tutto ciò che è passato attraverso la
mia coscienza si deve fermare!
Caro Salvatore, in questi lunghi anni di intensi colloqui avuti con tua
Cognata Agnese, ho percepito non solo il Suo Grande Affetto verso
di me ma anche il Suo desiderio di non voltarmi più al passato e di
pensare ai miei figli.

Ovviamente non posso fare a meno di apprezzare le preoccupazioni
di questa Grande Donna e alle LEZIONI di VITA che con Animo
sincero ha saputo darmi.
Il desiderio di Donna Agnese sicuramente "significa" che lasciando il
passato ci si mette in una posizione di potere afferrare e vivere
meglio il PRESENTE e l'AVVENIRE.
Una cosa è certa, e cioè, tutto quello che mi ha trasmesso questa
Nobile Grande Donna, compreso quell' ONORE che solo Donne
particolari sanno AVERE, MANTENERE, DIFENDERE e METTERE
IN ATTO, lo trasmetterò alle mie FIGLIE.
Se tutto quello che indegnamente ho ricevuto da Tuo Fratello Paolo,
da Tua Cognata, dai Tuoi Nipoti e adesso anche da te, non riuscissi a
trasmetterlo alle mie quattro figlie a causa di una mia debolezza
sarebbe per me una VERGOGNOSA e TERRIBILE SCONFITTA!!!
Nelle lunghe conversazioni che ho avuto con la Grande Anima di Tuo
Fratello Paolo e con Tua Cognata non posso non ricordarmi due
Grandi PAROLE che mi hanno detto: “VERITA'”  e “UOMO LIBERO”.Queste due meravigliose parole fanno parte e sono racchiuse in quel
Grande Patrimonio di Valori che stavano dentro e dietro al Tuo
Amato Fratello Paolo e che anche a Te Degamente
APPARTENGONO!
La Verità rende Liberi è VERO! Ma è anche vero che  un diamante
sporco e impreganto di carbone non può mai riflettere la propria
LUCE!

Sono fermanente convinto che un UOMO può essere definitivamente
LIBERO solamente dopo aver fatto rispettare la VERITA' e AMARE
ciò che sta dentro e oltre la VERITA'!
La VERITA' solo dopo essere stata AMATA più di ogni altra cosa,
allora si che entra nell'Animo di un UOMO rendendolo LIBERO!
La figlia del RE di TROIA, CASSANDRA diceva la Verità ma non è
stata creduta. Nessuno si è mosso in suo favore in quanto la Verità di
Cassandra era una Verità di Previsione, di Presagio e quindi senza
fondamento.
Solo quell' UOMO "USATO" e comandato dai CAPI GRECI affinchè
convincesse con inganno i Troiani a far entrare il CAVALLO dentro le
MURA, sapeva la VERITA'.
Prima di pensare ai miei figli sono consapevole che prima devo
Amare la Verità in quanto è stato il precursore e la Base della nascita
delle mie FIGLIE.
Solo con questo Profondo Sentimento di Amore verso la Verità posso
diventare un UOMO LIBERO e quindi evitare una triste sconfitta!

Cosa sarebbero le mie Figlie senza ONORE? Sarebbero come il cibo
senza SALE!
Come posso trasmettere e insegnare a queste quattro Creature quel
Sentimento d'ONORE che mi fa essere UOMO LIBERO quando poi
questo ONORE è inquinato da paura ed egoismo?
Messina Denaro Francesco amava più della sua stessa vita, più di
suo figlio Matteo e più di ogni altro affetto o cosa, quell'idea del MALE
che ha partorito "COSA NOSTRA" e che ha fatto di essa una forte
"ENTITA'" collegandola ad altre ENTITA'.
Messina Denaro Francesco era ben cosciente che solo mettendo in
primo piano l'ENTITA' di Cosa Nostra avrebbe potuto fare di suo figlio
Matteo un genio e un grande CAPO.Matteo Messina Denaro, testimonia suo Padre Francesco Messina
Denaro che continua a vivere dentro suo figlio.

Al contrario di Messina Denaro Francesco io ho consacrato le mie
quattro Figlie a quell'IDEA del BENE dove ci sono racchiuse tutto ciò
che il mio AMATO Dr. Paolo BORSELLINO AMAVA, compresa la
VERITA', i VALORI e il CORAGGIO e anche il DOVERE.
E io se non farò il mio DOVERE non mi sento degno di pensare ai
miei figli.
Sappi mio stimatissimo Salvatore che se io ho consacrato le mie
quattro figlie e la Propria Madre e tutto me stesso a questa NOBILE
IDEA del BENE piena di LUCE infinita è stato perchè gli ho
CREDUTO!!!
E io vado a morire per ciò che credo!!!
E quindi queste mie figlie e la mia Donna hanno il Sacrosanto diritto
di essere amate da me non con Amore egoistico, privo di coraggio, di
Valori e di Verità che li renderebbe schiavi di quella IDEA del MALE
portandoli alla distruzione fisica e Spirituale.
Le mie figlie hanno il diritto di attingere attraverso di me quella Verità
che mi ha reso LIBERO e che io ho il Dovere di trasmettere con
Amore altruistico unitamente a Sentimenti di Coraggio e di valori che
daranno sicuramente alle mie figlie una solida Base affinchè Esse
possano degnamente partecipare alla Gara di questa  vita presente
come DONNE LIBERE insieme alla LIBERA SOCIETA' CIVILE e
quindi proiettarsi sul futuro e avere come META la VITTORIA FINALE
su quell'INFAME IDEA del MALE (che per cognizione diretta ho
conosciuto) che tante AMARE LACRIME, SANGUE e DOLORE ha
causaro ai figli della Grande e Nobile IDEA del BENE piena di LUCE
e di VERITA'.
Sono consapevole che il mio presente di oggi è legato a quel
presente ed a quei momenti che ho fatto la mia scelta e dall'incontro
che ho avuto con tuo fratello Paolo.

Il Dr. Paolo Borsellino ha tolto delle ore preziose alle persone che
Amava per dedicarle alla Verità e facendo della Verità lo scopo della
Sua Vita.
Io non ho il suo Coraggio ma ho il dovere di far rispettare e difendere
la Verità che mi ha reso LIBERO.Carissimo Salvatore, ciò che continuo a comunicarti ha un solo
"FINE", il mio dovere verso il Dr. Paolo Borsellino e quindi quello di
dirti ogni mio pensiero, Sentimento, IDEE e ogni cosa che realmente
sono state e sono collegate a quel "Presente" che ho vissuto con tuo
Fratello Paolo.
Quel Presente che è e sarà sempre il mio Presente!  E non
permetterò a nessuno di mettere questo "Presente" nel
DIMENTICATOIO .
Al Cuore non si comanda ma ancor di più alla RAGIONE!

Ma sono consapevole che a un Cuore e a una RAGIONE più Grande
della mia mi devo fermare e UBBIDIRE.
Farò sempre di tutto per dimostrare che dietro ogni mia parola ci sia
un riscontro, una realtà.
Qualcuno che continua a dimostrarmi di volermi bene, con le BELLE
PAROLE e in modo intelligente e credo con diabolica sottigliezza mi
ha dato l'impressione che ha interesse a mettere nel dimenticatoio
quel Presente che mi lega a Tuo Fratello Paolo.

Questa mia impressione è dovuta a queste parole: “Sono passati
molti anni”.
Vorrei tanto far capire a qualcuno il quale con intelligenza sa mettere
in atto la RAGIONE che ha insegnato MACCHIAVELLI di non mettere
insieme a questa RAGIONE quella SOTTIGLIEZZA DIABOLICA che
contribuisce a rafforzare l'IDEA del MALE.
Mi posso permettere di dire a qualcuno che vuole apparire come
Paladino di Francia, facendo credere di essere all'altezza di saper
combattere il MALE, che il frutto non nasce con le BELLE PAROLE
ma nasce e si matura con una forte e DETERMINATA AZIONE.
Vogliono dimostratre chissà che cosa ma in realtà cercano il loro
interesse! Tutti i frutti non sono uguali, ci sono FRUTTI che saziano
solo il CORPO e ci sono frutti che saziano sia il Corpo che lo Spirito.
Le Belle Azioni di chi ha in mano i "SEMI" del Dr.  Paolo Borsellino
non devono essere egoistiche da saziare solo il Corpo ma devono
essere ALTRUISTE e pieni di LEALTA' e coraggio, per così
SAZIARE CORPO e SPIRITO. Se c'è da andare che si vada BENE.
L'AZIONE più deplorevole e meschina è quella TIEPIDA, quella che
non è nè fredda nè calda! Quella Società Civile a cui il Dr. Paolo
Borsellino era DEVOTO e con Fedeltà Serviva deve ben sapere che quegli uomini dei "POTERI OCCULTI" degli anni 80-90 che facevano
parte delle Istituzioni (comprese quelle Religiose) hannoi lasciato
degli EREDI.
Questi EREDI comntinuano a portare avanti ciò che hanno ereditato!
Sicuramente come allora quando il carnefice andava  al FUNERALE
della VITTIMA anche oggi si fa la stessa cosa.
Ci sono tante Associazioni che sono schierate apertamente contro la
MAFIA, e non solo Mafia, che continuano ancora tutt'oggi a ricordare,
a difendere e a onorare le Vittime delle stragi, e  sono anche
consapevoli del rischio che corrono (come ad esempio Giorgio
Bongiovanni).
Ma qualcuno non dovrebbe dimenticare che anche il carnefice sa
piangere, è bravissimo a saper dimostrare un falso  dolore e che gli
EREDI dei CARNEFICI sanno anche schierarsi apertamente a
ricordare con inganno e ipocrisia le vittime di questo MALE
OSCURO!
Anzi in certi casi dimostrano di essere più bravi di chi veramente
combatte con lealtà.
Chi ha erditato "forza e potere" a sua insaputa, se vuole essere
veramente leale, per prima cosa non deve mai onorare e difendere
quel NEGATIVO che l'ha creato e deve rendersi consapevole che la
GUERRA non si fa come la faceva DON CHISCIOTTE.
Una volta l'ex Sindaco di CASTELVETRANO PUPILLO e DELFINO
di Francesco Messina Denaro (Vaccarino n.d.r.) mi disse queste
parole:
“La FORZA dell' ANTICA ROMA e le conquiste dei Romani era
dovuta esclusivamente all' "IDEA" di ROMA. ROMA era un' IDEA
! Sappi Caro ENZUCCIO che l'idea a cui noi apparteniamo è più
forte dell' IDEA di ROMA e in questa SUBLIME e POTENTE IDEA
c'e' racchiusa la nostra ENTITA' insieme ad altre ENTITA'.”
Carissimo Salvatore, per vincere questa IDEA del Male si devono
attaccare gli EREDI di questa IDEA che li fa essere forti e colpirli nel
Cuore!
Mio Stimatissimo, devi anche sapere che l'Affetto particolare che il
Tuo Amato Fratello nutriva per me è nato e si è rafforzato solo dopo
aver toccato con le Sue Mani la mia lealtà verso di Lui e facendoci
trovare prove e riscontri di certi "MISTERI" che per Lui erano più
importanti di quella Sua Vita che io cercavo di salvargli.Dopo di che ha fatto venire a S.E. L'Alto Commissario Finocchiaro
mettendomi al sicuro nelle mani di questi e quindi  salvandomi la
VITA!!!
La Società Civile non deve sapere solo i rapporti d'affetto e gli
Abbracci tra me e il Dr. Borsellino ma deve essere al corrente della
SUA PROFESSIONALITA' e di tutte le altre cose che hanno fatto
paura e continuano a fare paura tenendoli chiusi negli Armadi.

Il Dr. Borsellino era in possesso di VERITA' scomode, di Verità a cui
tanti si devono vergognare per averlo lasciato solo al suo DESTINO.

Mi rivolgo soprattutto a quelle persone della Società Civile che anche
se non COLLUSI con nessuna di queste ENTITA' malefiche non
hanno avuto il Coraggio di fare un passo avanti per così blindare e
difendere la Vita e il Corpo Fisico del Dr. Borsellino.
I primi mesi del 1992 in Corte d'Assise d'Appello di Palermo
dove si procedeva contro Nitto Santapaola e Mariano Agate per
l'omicidio del Sindaco di Castelvetrano Vito Lipari dissi
apertamente che il Dr. Borsellino doveva morire con un fucile di
precisione o con un'auto bomba e che questo piano era stato
organizzato da Messina Denaro Francesco.

Di questa morte annunciata la televisione di Stato  ne ha parlato
ampiamnente!
Quel PENTITO a "META'" di GIUFFRE' ha confermato ciò che io
dissi in Corte D'Assise di Palermo al Presidente BARRECA.
Ma per quanto riguarda ciò che va oltre "COSA NOSTRA" il
Collaboratore di Giustizia Giuffrè ha paura di parlare!!!
Ripeto il Dr. Paolo Borsellino come Magistrato non  era secondo a
nessuno, la sua UMILTA' da vero CRISTIANO lo faceva apparire
SECONDO al Suo Amico Falcone ma in realtà la Sua Professionalità
era tale che ha fatto si da accelerare la Sua Morte!
Nell'Autunno del 1991, quando il Dr. Borsellino era Procuratore a
Marsala il mio Capo Assoluto Messina Denaro Francesco mi ha detto
queste parole:  "Di questo BORSALINO (così lo chiamava) non
deve rimanere niente, neanche le sue IDEE, DEVE ANDARE nel
DIMENTICATOIO. Lui deve morire e basta! Lui non deve morire
solo per il danno che ha causato a "Cosa NOSTRA", per questo
si era deciso di aspettare il momento giusto, ma Lui deve morire subito in quanto non gli si deve dare la possibilità di causare un
danno irreparabile verso il cuore di "Cosa Nostra"  e verso il
Cuore dei nostri fratelli alleati. Caro ENZUCCIO, da informazioni
sicure si è venuto a conoscenza che questo Borsalino sta
costruendo una solida BASE con appoggi personali e segreti e
dopo di chè con il Suo Sostituto 'Ingroia' " (Salvatore, per la
sicurezza del Dr. Ingroia il Dr. Borsellino non voleva che io dicessi a
verbale il nome Ingroia) "che gli sta a Cuore e che ne vuole fare il
Suo braccio destro attaccherà come un PAZZO! Dobbiamo
distruggerlo!"

Dopo aver ascoltato queste parole ho percepito e sono
sicurissimo che chi ha ordinato a Messina Denaro Francesco di
organizzare il piano per uccidere il tuo Amato Fratello gli ha
anche manifestato la preoccupazione e la paura che  questo
piano fallisse. Tanto è vero che per mettersi al sicuro il Messina
Denaro Francesco ha organizzato non uno ma due piani per
ucciderlo affinchè sia nell'uno che nell'altro, non possa avere
scampo! Doveva morire o col fucile di Precisione o  con
l'autobomba.
In quella cella d'isolamento in cui c'era in me un  grande travaglio
interiore e prima che io mi decidessi di chiamare il Dr. Borsellino, ho
capito che questa Forza del Male che mi aveva PLASMATO fin dalla
Giovinezza ha mostrato tutta la sua debolezza e Vigliaccheria davanti
alla Professionalità e al coraggio del Dr. Borsellino dimostrando
paura che li ha resi davanti ai miei occhi non invincibili come mi
avevano fatto credere, ma VULNERABILI!!!
Ed io Vincenzo Calcara, che credevo a questa forza  del Male ed
ero pronto a morire per essa, non potevo non unirmi ad un UOMO
coraggioso con il quale avevamo in comune una sola  cosa, LA
MORTE!!!

Vincenzo Calcara

P.S. Per quanto concerne le ENTITA' collegate a Cosa Nostra, ne ho
parlato ampiamente al Dr. Luca TESCAROLI presso la  Procura di
ROMA. (1)
Dissi al Dr.Borsellino che Michele Lucchese era un imprenditore ed
un uomo politico ed era un uomo di grande fiducia di Messina Denaro
Francesco. Lucchese nutriva per me grande affetto e fiducia al punto
di farmi chiamare la residenza a casa sua. Ed essendo il Lucchese
appartenente ad una Loggia Massonica segreta, ha chiesto
autorizzazione a Messina Denaro Francesco di potermi preparare a
farmi conoscere le regole del RITO SCOZZESE affinchè anch'io
entrassi a far parte insieme a lui in questa Loggia Massonica.
U zù Cicciu ha detto di si!
E il Lucchese ha subito iniziato a insegnarmi le prime regole
fondamentali della Massoneria. Cito qualcosa: Gran  Maestro
Venerabile, Gran Segretario, la Grande LUCE, 33° GR ADO, IN
SONNO, come si saluta e si riconosce un Fratello Massone, ci si
riunisce nel Tempio etc. etc.
Ricordo che in una occasione quando il Vaccarino è venuto a trovare
a Lucchese a Milano, questi mi disse di salutarlo con il Rito Massone.
Il Vaccarino si è messo a ridere ed era contento che anch'io
DIVENTASSI MASSONE.
(2)
Su ordine di LUCCHESE MICHELE, il 12 Maggio 1981 da Milano
prendo il treno per ROMA.

Mi si dice che debbo incontrarmi dentro la stazione Termini al
binario n° 3 con il Capo Decina della Famiglia di C astelvetrano, del
"gruppo di fuoco", SAVERIO FURNARI, e con SANTANGELO
VINCENZO "UOMO d'ONORE" fratello di LILLO SANTANGELO,
FIGLIOCCIO del Nostro Capo Assoluto FRANCESCO MESSINA
DENARO.

Insieme a loro c'è ANTONOV, un UOMO BULGARO in stretto
collegamento con la MAFIA TURCA e con "COSA NOSTRA".

Tutti insieme andiamo a far colazione e dopo di che ci si avvia nei
pressi di SAN PIETRO.
  Il FURNARI MI DICE: “ADESSO METTITI COMPLETAMENTE a
disposizione da ANTONOV ed esegui alla perfezione tutto ciò che
Lui ti dice!”

Proprio quasi all'inizio che si entra in Piazza SAN PIETRO
ANTONOV sceglie un punto ben preciso dicendomi che "in questo
punto noi due ci dobbiamo incontrare di pomeriggio".

Il pomeriggio del 13 MAGGIO 1981, un'ora, un'ora e mezzo prima
dell'attentato al Papa mi incontro sul posto dove Antonov aveva
deciso.(Ricordo che la Piazza a quell'ora era quali piena di fedeli).

Mi dice: “In questo preciso posto ti porterò due persone di
nazionalità TURCA e li porterai dove ti hanno ordinato”.
(3)
Mi dice anche: “Entriamo dentro la Piazza che mi devi
accompaganre per una cinquantina di metri e dopo torni al posto
stabilito, ma sappi che ancora ci vuole circa 1 ora prima che mi
vedi arrivare con i turchi”.

Dopo che effettivamente lo ho accompagnato dentro la piazza per
una cinquantina di metri, Antonov mi dice: “Tu i due TURCHI non li
conosci, ma loro in questo momento ti hanno visto insieme a me e
hanno l'ordine che solo a te devono seguire”.

Mi dice ancora: “Se succede un imprevisto che io non li posso
accompagnare da te, loro verranno da te nel posto dove tu ti trovi
(che anche a loro ho indicato) e ti diranno queste  parole: "CIAO
ANTONOV" dopo di che con questo ROSARIO che adesso  ti do e
che fin d'ora devi tenere sempre nella mano sinistra ‘LI SALUTI
CON LA MANO SINISTRA’ ”.

Antonov mi informa che i due turchi sono ARMATI.

Dopo dieci, quindici, venti MINUTI al MASSIMO che il Papa è stato
sparato (RICORDO UN CASINO ENORME) vedo arrivare ANTONOV
CON UN TURCO, ANTONOV era agitatissimo, mi dice di andare VIA
SUBITO con questo TURCO.  
Porto il Turco insieme a me alla Stazione Termini dove al BINARIO
TRE c'è ad aspettarmi (come concordato prima) il Furnari e il
Santangelo.
(4)
Tutti e quattro partiamo da Roma che era già sera. (Ricordo che il
treno per Milano è partito con oltre 1 ora di ritardo, chi di
competenza se vuole può riscontrare questo ritardo). ARRIVIAMO
a Milano la mattina del 14, Furnari e il Santangelo si prendono in
custodia il turco.

La sera ho un appuntamento a casa del Lucchese a Paderno
DUGNANO (TERRITORIO sicuro e controllato meticolosamente dal
Nostro Amico, il Maresciallo dei Carabinieri).

Gli riferisco ogni particolare di tutto ciò che ho  eseguito e visto,
compreso "l'agitazione" di ANTONOV.

Ricordo che prima di partire per Roma il Lucchese mi disse: Nella
CITTA' ETERNA deve scoppiare una BOMBA che rimarrà  nella
STORIA!

Non mi disse che si doveva fare un attentato al PAPA! Ma mi disse
chiaramente che il mio compito era di prendere in custodia i due
TURCHI TERRORISTI, che il BULGARO persona fidata e importante
mi avrebbe consegnato, e dopodichè portarli a Paderno Dugnano e
fargli fare la fine di "LU SCECCU", cioè la fine dell'ASINO (Un
Asino si usa fino a che serve "è nato per essere usato", dopo,
quando non serve più, si uccide!

La sera del 14 Maggio, in attesa che arrivassero FURNARI e
SANTANGELO che erano andati via con una macchina insieme al
TURCO per ucciderlo, io rimasi con Lucchese a dialogare, ed i in
quella circostanza mi disse che il Papa voleva fare la stessa cosa
che voleva fare Papa Luciani, e cioè ROMPERE gli EQUILIBRI
ALL’INTERNO del VATICANO.
(5)Parlandomi di Papa Luciani mi disse: Lui voleva fare una
"RIVOLUZIONE" all'interno del VATICANO! Voleva che  la Chiesa
fosse più povera, ridimensionando la ricchezza del  vaticano, e
aveva studiato un piano per aiutare le famiglie povere del mondo,
innanzitutto da quelle ITALIANE ovviamente, tutto ciò si doveva
fare tramite e per mezzo la Banca del Vaticano, che dopo avrebbe
voluto dare in mano e farla gestire a persone LAICHE con
l'insegnamento di Gesù: DARE A CESARE quel che è di CESARE.

Papa Luciani non sopportava l'idea che Cardianali e Vescovi
GESTISSERO tramite lo I.O.R. queste ENORMI RICCHEZZE. La
prima cosa che aveva già deciso di fare è stata quella di
RIMUOVERE ALCUNI CARDINALI che GESTIVANO, USAVANO e
MANIPOLAVANO il VESCOVO MARCINKUS sfruttando non solo la
capacità che aveva a GESTIRE LO I.O.R., ma anche e soprattutto i
contatti e le potenti AMICIZIE a livello EUROPEO ed internazionali
che il VESCOVO MARCINKUS AVEVA.

Se Papa Luciani non moriva da li a pochi giorni SAREBBERO
STATI RIMOSSI E SOSTIRUITI IMMEDIATAMENTE sia MARCINKUS
e QUATTRO CARDINALI e FORSE anche, se non penso male il
SEGRETARIO.
(6)
(Mi sembra o il SEGRETARIO DI STATO o il SEGRETARIO del
PAPA).

Chi sostituiva i quattro Cardinali e Marcinkus erano altrettanti
Vescovi e Cardinali di massima fiducia che avevano  "in segreto"
preparato un piano ben determinato insiema a Papa Luciani
affinchè dopo essere stati inseriti ognuno al posto giusto
dovevano attivarsi per distribuiire il 90% delle ricchezze in diverse
parti del mondo, costruendo case, scuole, ospedali  etc. etc,
dopodicè il 10% delle rimanenti ricchezze venica affidato e fatto
gestire per conto e per i bisogni della Chiesa allo Stato ITALIANO.

Insomma voleva fare una vera e propria RIVOLUZIONE  e cogliere
tutti di sorpresa!!!
Questo piano il Povero Papa non ha potuto portarlo  a termine in
quanto uno dei Cardinali di fiducia lo ha tradito andando a
raccontare tutto a Marcinkus e ai quattro Cardinali!!!

Questi Cardinaliche per Papa Luciani esercitavano un potere
Negativo e che voleva rimuoverli, con la loro DIABOLICA
INTELLIGENZA sono riusciti, e senza lasciare nessuna traccia, ad
UCCIDERE CON UNA GRANDE QUANTITA' di GOCCE di
CALMANTE il loro PAPA, con l'aiuto del MEDICO PERSONALE.
(7)
Queste notizie così riservate il LUCCHESE e il Messina Denaro
Francesco "questi” vero braccio destro del TRUMVIRATO della
Commissione di Cosa Nostra, sono venute a saperle tramite il
Notaio Albano che era di Casa nel Vaticano insieme  a questi
Cardinali e Marcinkus, era iscritto nell'ordine dei Cavlieri del Santo
Sepolcro e quindi uomo di collegamento tra l'ENTITA' di Cosa
Nostra e l'ENTITA' del Vaticano.

Il Nome di due Cardinali mi sono rimasti impressi nella mente! In
quanto uno è uguale o quasi uguale al NOME di un mio compagno
di infanzia! l'altro invece è un nome che mi sembra finisca senza la
vocale! (questi nomi me li cita Lucchese) che a sua volta glieli
aveva detto il notatio ALBANO.

Nella Banca del Vaticano sono transitati Migliaia e Migliaia di
MILIARDI appartenenti alle CINQUE ENTITA' OCCULTE "compresa
quella di Cosa Nostra" (LEGGASI SENTENZA di ASSOLUZIONE
TRASPORTO 10 MILIARDI). Questi soldi venivano riciclati,
diventavano puliti e investiti.
Al Notaio Albano, in qualità di Notaio, gli venivano affidati ingenti
beni immobili sia della Chiesa che da potenti uomini delle
istituzioni (Se vogliono chi di competenza può riscontrare ciò che
dico!). Il Dr. Borsellino l'ha saputo riscontrare! Questi riscontri li ha
scritti nella sua AGENDA ROSSA!!!
(8)Dopo il lungo dialogo durato circa due ore che ho avuto con il Lucchese,
che in alcuni momenti mi chiamava (FIGGHIU MIU) MI  AMAVA
veramente come un figlio! Ricordo che subito dopo aver ricevuto
l'incarico di uccidere il Dr. Borsellino, Messina Denaro Francesco mi
disse. Vedi che lo zio MICHELE HA UN BRUTTO MALE e  sta PER
MORIRE. HA MANDATO A DIRE CHE PRIMA di MORIRE HA IL
DESIDERIO di VEDERTI. FAI di tutto per ANDARLO ATROVARE.
Mi rendo subito conto che se a un uomo d'onore prevale il Sentimento è
segno di debolezza! Mi era stato insegnato che mail il Sentimento deve
prevalere sulla RAGIONE!
Dopo aver salutato Messina Denaro Francesco e il suo uomo di Grande
Fiducia mentalmente mi preparo un piano per andare  subito a Milano,
voglio assolutamente abbracciare per l'ultima volta "u ZU MICHELE!
Per la prima volta prevale dentro di me un Grande Affetto e un AMORE
verso questa persona, (mi viene subito in mente la  relazione che ho
avuto con sua figlia e il suo diritto di uccidermi!
Provo anche un sentimento di profonda COLPA per averlo fatto soffrire!
In quel momento me ne fotto della Ragione, della mia debolezza e delle
Regole di Cosa Nostra!
Come al solito mi travesto da Monaco, mi ARMO di Crocifisso, Rosario
e Bibbia compreso la pistola Automatica con due caricatori e con il treno
arrivo a Milano.
(9)
Devo dire che quando viaggiavo con il treno era mia abitudine
travestirmi da monaco. Essendo che avevo imparato molto bene la
Bibbia, soprattutto il Vangelo di Giovanni e gli atti degli Apostoli, durante
il Viaggio davo Benedizioni e dicevo il Rosario insieme alle persone che
erano CONVINTI di avere davanti un vero monaco. Io dentro di me mi
facevo delle grandi risate usando il Sacro per il Profano.
Questa volta però non è stato come in precedenza, non ho fatto ne
rosari e ne dato Benedizioni. Ho pregato da solo per quasi tutto il
viaggio. Le mie preghiere erano sincere e ho chiesto perdono a Dio in
quantoi indegnamente portavo una veste SACRA che non mi
apparteneva e ho fatto il VOTO che se Dio mi faceva abbracciare u zu
Michele ancora in vita, e se doveva morire di farlo morire senza soffrire,
non avrei mai più portato la tunica da monaco. ARRIVO A CASA di u zu
Michele, la porta mi viene aperta dalla figlia (erano trasocrsi 10 anni
dall'ultima volta che ci siamo visti.) Abbiamo pianto per l'uomo che aveva il DIRITTO di ucciderci e non ci
ha ucciso (trasgredendo una regola fondamentale di  Cosa Nostra.
(10)
Un uomo d'onore ha il diritto, l'obbligo e il dovere di uccidere anche il
proprio figlio o figlia se questi gli tocca o gli OFFENDE L'ONORE!
Abbiamo pianto per l'UOMO che ci ha costretto a dividerci ma che prima
di morire ci ha costretto ad abbracciarci DAVANTI A LUI dicendo queste
parole: MI DISPIACE CHE IL VOSTRO AMORE E' IMPOSSIBILE.
SAPPIATE CHE VI HO perdonato!
ERA VERAMENTE UN VERO UOMO D'ONORE!
Lo ho abbraciato calorosamente e me lo sono stretto forte al petto, gli
ho baciato la mano e me ne sono andato con il cuore straziato di dolore.
Me ne vado in aperta campagna e ho pianto solo per LUI! dopo pochi
giorni è MORTO!

Nel frattempo FURNARI e SANTANGELO avevano ucciso il TURCO
lasciandolo steso sul CIGLIO di una stradina di campagna che
dista circa 1 Km dalla CASA di Lucchese (CALDERARA,
FRAZIONE DI PADERNO DUGNANO) e si presentano a CASA
dicendo queste parole : TUTTO A POSTO.

Dopo di chè il LUCCHESE (che non aveva voluto che io
partecipassi all'omicidio, ma di restare con lui, mi ha ordinato di
andare con Furnari e Santangelo a SEPPELLIRE il TURCO.
Con i badili o pale (come si chiamano) abbiamo scavato una
fossa profonda circa due metri e abbiamo buttato il Cadavere
dentro, cospargendolo di benzina e mi sembra anche dell'acido
e lo abbiamo seppellito!
(11)
A poca distanza bruciammo i vestiti e il Passaporto in quanto
prima avevamo spogliato il Cadavere. Preciso che il Cadavere è
stato trascinato per alcune decine di metri dal posto in cui è
stato ucciso e portato in aperta campagna dove c'era un campo
di Granturco.
Preciso anche che durante la giornata mi sono incontrato con
Lucchese (che mi ha indicato il posto dove uccidere e seppellire
il TURCO (era una zona che io conoscevo molto bene) e di
indicarlo a Furnari nel frattempo che Santangelo pranzava con il
Turco in un RISTORANTE (cosa che io feci!). Ricordo anche che
quando il Furnari e il Santangelo si sono avviati per uccidere il
Turco il Lucchese davanti a me telefona al Comandante dei
Carabinieri (SI PUO' VERIFICARE CHE IL 14 MAGGIO 81 IL
COMANDANTE DEI CARABINIERI ERA IN SERVIZIO!!!) e gli dice:
AZIONE AVVIATA!

Non sento cosa gli risponde il Comandante ma dopo che ha
chiuso il telefono il Lucchese mi dice: la zona è sottto controllo!
questo Amico è troppo in gambba!
Vengo anche a conoscenza che l'altro TURCO era ALI AGCA che
insieme all'altro TURCO ucciso sono stati preparati e addestrati
da UOMINI di COSA NOSTRA in SICILIA (è stato riscontratro che
AGCA ha pernottato in un Albergo di Palermo).
Se ALI AGCA sarebbe riuscito a fuggire c'era il piano preparato
che doveva essere ucciso!
(12)
Nel mese di Maggio 1992, dopo che il Dr. Borsellino aveva fatto
arrestare una quarantina di persone (compreso il Sindaco
Vaccarino), esce un ARTICOLO SUL CORRIERE della SERA (che
il Dr. Borsellino mi ha fatto leggere) dove si dice CHE CALCARA
POTREBBE SCOPERCHIARE IL MISTERO DELL'ATTENTATO AL
PAPA (CHI DI COMPETENZA PUO' e deve RISCONTRARE ciò
che è scrittto in questo ARTICOLO).

Nella  ordinanza di Custodia Cauteleare di tutti gli arrestati di
tutto si parlava (dalla Associazione MAFIOSA al TRAFFICO di
STUPEFACENTI) ma mai dell'ATTENTATO a PAPA nè dei 10
MILIARDI ne del TRAFFICO di ARMI con la Calabria.
Queste cose li sapeva solamente il Dr.BORSELLINO che
indagava in segreto.
Addirittura li riteneva così delicati e pericolosi, al punto di
ritenre di non mettere neanche a conoscenza sia il Dr. Natoli che
il Dr. LO VOI per la loro incolumità.
Il Dr. Borsellino mi dice: Oltre a me a chi hai parlato del Papa?
Rispondo a NESSUNO! Come Lei sa, al Maresciallo CANALE,
oltre ad avergli ACCENNATO dei 10 Miliardi gli ho anche
accennato il fatto del Papa.
Il Dr. Borsellino ha fatto una SMORFIA DI RABBIA e  occhi
SCINTILLANTI mi dice: questo sono segnali che non mi
piacciono!
Mi dice anche: SPERIAMO che non rubino il Cadavere  del
TURCO che hai seppellito. Adesso mi attivo affinchè tu possa
essere portato sul luogo dove si trova il Cadavere.
(13)
Di li a poco il Dr. Borsellino viene ucciso!

Tutto ciò che ho detto al Dr. Borsellino e che adesso sto scrivendo
l'ho anche detto al Dr. PRIORE 14 ANNI FA.
La prima cosa che ho detto al Dr. Priore e al Dr. MARINI è stata
quella di portarmi a CALDERARA, una frazione di Paderno
DUGNANO e gli facevo trovare il CADAVERE del Complice di ALI
AGCA. Purtroppo quando arriviamo sul posto si scopre ciò che il
Dr. Borsellino aveva intuito "SPERIAMO CHE NON RUBANO IL
CADAVERE".

HANNO FATTO SPARIRE UNA PROVA MICIDIALE!
  Una persona del posto dice al Dr. Priore: Nel MESE  di MARZO
1992 vedo alcune RUSPE che mettono sottosopra tutto il
CAMPO CHE C'ERA STATO da sempre SEMINATO A
GRANTURCO, perchè dovevano fare dei lavori.

Ripeto, conoscevo bene la zona ancor prima che con le mie mani
ho seppellito il TURCO. ERA UN VASTO CAMPO TUTTO PIANURA!
L'HO RITROVATO SCONQUASSATO CON NONTAGNE DI TERRA e
profonde BUCHE.
Si badi bene, ho iniziato a collaborare nel Dicembre 1991, il
cadavere è rimasto lì per 10 ANNI, dopo pochi mesi  hanno fatto
sparire il Cadavere!
Il Dr. PRIORE C'E' RIMASTO MALISSIMO, mi ha sempre CREDUTO,
in quanto è riuscito a trovare altri riscontri di tutto ciò che gli avevo
detto. Compreso la MORTE di Papa Luciani e i MILIARDI RICICLATI
dalla Banca Vaticana! (non mi ha denunciato per CALUNNIA, ANZI...)
(14)
Circa un mese dopo l'attentato al Papa, nel mese di GIUGNO 1981,
dopo aver pranzato a casa di un zu Michele LUCCHESE, insieme ci
siamo diretti con la macchina "ALFA TURBO DIESEL 1600"
all'AEROPORTO di LINATE, presso l'ufficio del mio DIRETTORE
della DUFRITAL dove io lavoravo in qualità di Magazziniere dentro
il VARCO DOGANALE per fare entrare dalla TURCHIA EROINA E
QUINTALI di MORFINA BASE.
Il Montecucco che subiva moltissimo la personalità del LUCCHESE
aveva avuto l'incarico da questi di prenotare due biglietti di AEREO
per ROMA.
Ci imbarchiamo e arrivati a Fiumicino prendiamo un  taxi che ci
porta al centro di ROMA, precisamente in una stretta via dove ci
sono tutti negozi di ANTIQUARIATO, mi sembra che vicino ci fosse
Piazza NAVONA, se non erro questa via si chiama Via CORONA o
Via CORONARIA (via dei Coronari n.d.r.).
Da una cabina il Lucchese telefona al Notaio Albano e gli dice che
siamo arrivati e che lo aspettiamo al numero tre di questa via di
Antiquariati (Ricordo che al Lucchese piaceva molto il N° 3).
Il lucchese mi dice: il notaio Albano non arriva prima di mezzora,
non ti dico insieme a chi perché voglio farti una sorpresa. Nel
frattempo andiamo a guardare un po' di roba antica.Dopo 35-40 MINUTI arriva in TAXI il Notatio ALBANO  insieme a
Messina Denaro Francesco.
(15)
Andiamo tutti in un lussuoso Hotel dove ci sono ad  attenderci
FURNARI SAVERIO (alcuni anni fa l'hanno trovato impiccato in
carcere, con le mie dichiarazioni il Dr. Borsellino lo ha fatto
condannare) e Mariano AGATE, che erano partiti insieme a
Messina Denaroi Francesco, e Provenzano (detto u zu BINNU)
insieme a due suoi uomini di fiducia con accento Palermitano.
All'infuori del Notaio Albano noi rimaniamo tutti in HOTEL.
Verso le ore 21,00 arrivano tre TAXI e ci portano in un lussuoso
RISTORANTE dove c'e' una sala riservata per noi.
Trascorrono pochi minuti e arriva il Vescovo Marcinkus, due
cardinali e quattro persone.
Dopo ancora pochi minuti a arriva il Notaio Albano  insieme a un
grande uomo Politico delle Istituzioni.
PER ME FURNARI E PER I DUE PALERMITANI AVEVANO
RISERVATO UN TAVOLO A PARTE, DISTANTE ALCUNI METRI DAL
GRANDE TAVOLO DOVE DOVEVANO CENARE TUTTI GLI ALTRI.
Quando sta per iniziare l'ANTIPASTO VIENE LUCCHESE nel nostro
tavolo  e ci dice queste PAROLE: Le quattro persone che sono
venute in compagnia con Marcinkus e i due Cardinali, domani
dovranno essere sequestrati! Mettetevi d'accordo e sceglietevi una
persona a testa.
Uno di questi quattro era un Generale dell'Esercito di un paese del
Sud AMERICA, gli altri tre erano italiani tra cui uno dell'alta
finanza.
(16)
Io mi sono scelto il Generale dell'esercito.
Finito di cenare siamo ritornati in taxi in HOTEL,  SAZI e
CONTENTI!
Durante il viaggio che ho fatto con Lucchese questi mi ha detto
che le quattro persone si dovevano sequestrare per  ricattare a
livello internazionale alcune potentissime persone in collegamento
con il Presidente di uno stato del sud AMERICA per far confluire o
indirizzare ingenti CAPITALI.Tutte queste persone che hanno cenato insieme si dovevano
riunire l'indomani alle ore 10,00 nella TENUTA con  decine o
centinaia di ettari di terreno con annessa una bella villa di
proprietà del grande UOMO POLITICO che a sua volta  la ha
comprata tramite il Notaio Albano.
Non ricordo se questa tenuta è intestata al Politico o a un  suo
Prestanome, ma ricordo benissimo che si trova nella zona di
Latina o nella Provincia di Latina (AVEVO DETTO AL  DR. CROCE
CHE ERO DISPOSTO A FARE UN SOPRALLUOGO. NIENTE! ! !)
L'indomani mattina alle ore 6,30 ci vengono a prendere tre uomini
con tre macchine ben vestiti e in cravatta. (Al ritorno il Lucchese
mi dice che erano uomini fidatissimi del Grande Politico e inseriti
nei SERVIZI SEGRETI DEVIATI). ARRIVIAMO nella VILLA della
TENUTA di CAMPAGNA. LI I TRE UOMINI ci danno in mano quattro
pistole 357 MAGNUM A TAMBURO NUOVISSIME!
(17)
A una ventina di metri dalla Villa ci sono tre macchine
parcheggiate custodite da una persona. Queste macchine servono
per trasportare i sequestrati in una villa di campagna distante una
trentina di KM dalla TENUTA.
Verso le ore 9,30-9,40 arrivano tutti ed entrano dentro la villa per
riunirsi. Quelli che rimaniamo fuori siamo Io, FURNARI, i due
PALERMITANI, la persona vicino alle tre macchine e  i tre uomini
dei SEVIZI SEGRETI che si sono messi all'entrata della porta.
Il segnale convenuto era questo: Quando tutti sarebbero usciti, e
dopo che si erano salutati, si doveva aspettare Provenzano che
diceva queste parole: "OGGI E' UNA BELLA GIORNATA"  dopo di
che dovevamo entrare in azione puntando la pistola ognuno al suo
UOMO PREFISSATO e sbatterli anche con la violenza dentro la
Macchina!
Però se Provenzano stava zitto, allora significava  che le quattro
persone non si dovevano più sequestrare.
Quella riunione è stata fatta per VALUTARE se era il CASO di
SEQUESTRARLI.
Alle 11,30 la riunione è finita e quando tutti si sono salutati ecco
che il Sig. Provenzano rivolto a noi dice: OGGI E'  UNA BELLA
GIORNATA!
(18)In un baleno entriamo in azione con le pistole spianate, il mio
Generale è stato bravissimo, alza subito le mani.
A un paio di metri di distanza da me c'è FURNARI con il suo UOMO
e sento che dice queste parole: dai girati e vai LENTAMENTE verso
quelle macchine!
Quello fa finta di girarsi e in un attimo prende una piccola pistola
(6,35) che teneva nascosta (non si è capito dove),  si mette a
gridare dicendo : BASTARDI e sta per sparare.
In quell'attimo il FURNARI, uomo spietato che non manca di
ESPERIENZA gli spara! (In seguito si è accertato che la sua pistola
si è inceppata).
Il Furnari con un salto gli si butta addosso e sento che mi dice :
ENZO SPARACI! e in quel preciso momento il sequestrato spara il
primo colpo in direzione del Politico.
Sono frazioni di attimi, lascio il buon Generale e  con tre colpì in
rapida successione uccido quell'uomo che prima di morire è
riuscito a sparare ancora un altro colpo di pistola andato a vuoto.
Nell'attimo che sparavo a quell'uomo sono stato sostituito da uno
dei tre uomini dei servizi segreti deviati che si è preso in consegna
il buon GENERALE.
(19)
Dopo di che prendo la pistola semiautomatica del morto e la
consegno nelle mani del mio Capo Assoluto MESSINA Denaro
Francesco. Che mi fa una carezza e mi dice BRAVO.
Sono anche testimone di una scena che mi è rimasta  impressa.
Sento con le mie orecchie che l'UOMO POLITICO dice  al
CARDINALE : MA NON GLI DAI L'ESTREMA UNZIONE A QUESTO
POVERO CADAVERE ! Il Cardinale si fa il segno di CROCE  e dice :
ANDIAMO VIA CHE si è fatto TARDI.
In seguito ho saputo da Lucchese che il cadavere è  stato fatto
scomparire da FURNARI e i due palermitani e le tre  persone
SEQUESTRATE sono state liberate dopo circa un mese in cambio
della sistemazione degli ingenti Capitali di denaro. Sono contento
che il Bravo GENERALE si è salvato
(20)
Dissi al Dr. Borsellino che ero venuto a conoscenza non solo che esistevano cinque ENTITA’ collegate nel Cuore di una POTENTE
IDEA, ma anche di aver visto con i miei occhi gli uomini al Vertice
di ogni ENTITA’ riunirsi nella villa di LUCCHESE Michele a Paderno
Dugnano dove io avevo la residenza.
 Il giorno di questa importante RIUNIONE il Lucchese mi ha
ordinato di stare nella stanza accanto dandomi il compito di
servire le bevande, il caffè e altro ogni qualvolta veniva chiesto.
Questa riunione è stata nell’estate del 1981 ed erano presenti:
(21)
BERNARDO PROVENZANO, MESSINA DENARO FRANCESCO, il
POTENTE UOMO POLITICO, IL CARDINALE, IL NOTAIO ALBANO,
FRANCESCO NIRTA DI SAN LUCA, etc. etc.
 Il Comandante dei Carabinieri GIORGIO DONATO dava  la
copertura e controllava il territorio di Paderno Dugnano.
Il motivo di questa riunione è stato perché si doveva riparare ha
tutti i danni che ha causato il Dr. CALVI per la perdita di tantissimi
miliardi!
Quel giorno c’era un grande nervosismo ed erano tutti incazzati
neri. Addirittura non hanno neanche pranzato. Sono  stati dalle
11,00 di mattina fino alle ore 18,00 di sera. Ricordo di avere fatto
una decina di volte il caffè (ero io che versavo a  tutti caffè e
bevande) e poi mi sono appartato nella stanza accanto dove non
potevo fare a meno di sentire tante cose.
Ad esempio quando ho sentito dire al Cardinale queste parole: “Gli
ho garantito la mia protezione facendo ricadere la  colpa su
MARCINKUS, ma questo indegno non mi credeva! Lui è  molto
furbo” (si riferiva a CALVI) .
Quel giorno si è decretata definitivamente la condanna a Morte di
CALVI.
(22)
Dopo l’uccisione del Dr. Falcone il Dr Borsellino mi viene a trovare
spesso, tranquillizzandomi che da un momento all’altro andavo via
da Palermo per mettermi al sicuro in una struttura protetta a ROMA
(cosa che avvenne).In uno di questi incontri gli avevo ancora una volta esternato la
mia preoccupazione per la sua vita dicendogli di mettersi al sicuro
perché solo da vivo poteva essere la mia ancora di salvezza!
Lui mi rispose con queste parole: “Vincenzo, solo se togli dal tuo
Cuore il negativo sentimento di paura puoi onorare  te stesso, la
scelta che hai fatto e anche la fiducia che ho riposto in te e, perché
no, anche quelle preziose ore che ho tolto alla mia famiglia per
dedicarle a te, per sostenerti nei momenti difficili. Ricordati quello
che ti dissi l’altra volta: E’ bello morire per ciò in cui si crede, e chi
ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore  una volta
sola. Vincenzo, siamo nella stessa barca, indietro  non si torna!
Adesso racconta con dovizia di particolare tutto ciò che mi hai
accennato sulle ENTITA’ e su quella Potente IDEA. Però sappi che
quando ti verrò a trovare a Roma tutto ciò che mi hai detto e mi
dici sarà messo a verbale e firmato da te.
(23)
Ricordati che le cose più importanti le scrivo su questa Agenda, e
poi non potrai dire di non avermele dette.”
Dissi al Dr. Borsellino che mi è stato raccontato con orgoglio che
le cinque ENTITA’ sono stale partorite da una Potente e Nobile
IDEA e sono legati al cuore di questa IDEA che li nutre di Nobili
Valori che a sua volta entrano nel Cuore e nella Mente di uomini
che ne sono degni.
L’ENTITA’ di COSA NOSTRA, l’ENTITA’ della NDRANGHETA,
l’ENTITA’ dei PEZZI DEVIATI DELLE ISTITUZIONI, l’ENTITA’ DEI
PEZZI DEVIATI DELLA MASSONERIA e l’ENTITA’ DEI PEZZI
DEVIATI DEL VATICANO sono legati l’uno con l’altro  come se
fossero degli organi vitali di uno stesso CORPO.
Hanno gli stessi interessi di sopravvivenza e per sopravvivere e
restare sempre POTENTI si aiutano l’un l’altro usando qualsiasi
mezzo, anche il più crudele.
C’è una REGOLA fondamentale e cioè che ogni ENTITA’ E’
AUTONOMA.
Nessuna ENTITA’ può interferire nel campo di un’altra ENTITA’.
Al vertice di ogni ENTITA’ ci sta una COMMISSIONE rappresentata
da una quindicina di persone e le regole che si attuano sono
pressoché come quelle di Cosa Nostra.Ad esempio: Se dentro Cosa Nostra un uomo d’onore viene
POSATO, in un’altra ENTITA’ si dice: E’ A RIPOSO, oppure è in
SONNO. La sostanza non cambia!
(24)
In ogni commissione c’e’ un “TRIUNVIRATO” composto dal CAPO
ASSOLUTO e da altre due persone che, come forza e potenza, non
sono meno del CAPO ASSOLUTO.
Le tre persone di ogni ENTITA’ sono fra essi collegati e formano la
SUPER COMMISSIONE !
Al vertice di questa SUPER COMMISSIONE c’e’ un
“TRIUMVIRATO” a cui deve sottostare la SUPER COMMISSIONE
per le decisioni finali !
I tre capi di questa SUPER COMMISSIONE sono eletti  con voto
segreto e comandano a VITA !
La SUPER COMMISSIONE garantisce i diritti e l’autonomia di tutte
le cinque ENTITA’, compresa l’ENTITA’ di COSA NOSTRA.
Il braccio più armato di tutte le ENTITA’ è quello di COSA NOSTRA
che non è seconda a nessuno.
Le migliaia e migliaia di UOMINI D’ONORE sono come un esercito,
sono radicati sul territorio e ne danno della Sicilia una terra
martoriata. Incutono paura al popolo siciliano e impongono la
cultura dell’OMERTA’ !
Ogni bambino che nasce in Sicilia non può fare a meno di
respirare quella cultura di morte che con potenza impone COSA
NOSTRA  !
(25)
L’ENITA’ dei PEZZI DEVIATI DELLE ISTITUZIONI è radicata in tutto
il territorio italiano ! E’ composta da uomini politici, servizi segreti,
magistrati, giudici r sottufficiali dei carabinieri, polizia, esercito.
Questa ENTITA’ ha in seno uomini di grandissima qualità,
preparati, addestrati e pronti a causare danni enormi a chiunque.
Questi uomini non sono secondi a COSA NOSTRA e vengono
chiamati GLADIATORI.
Queste persone dei pezzi deviati delle Istituzioni  sono
riservatissimi ed di grandissima importanza in quanto hanno giurato di servire fedelmente lo Stato ma in realtà il loro
giuramento è FALSO !
Agli occhi dei loro colleghi puliti, che per fortuna sono in
maggioranza, appaiono anche loro puliti e, con inganno,
dimostrano lealtà verso le Istituzioni. Sono uno Stato dentro lo
Stato !
La stessa cosa vale per l’ENTITA’ della MASSONERIA  che è
strettamente collegata con l’ENTITA’ dei PEZZI DEVIATI DELLE
ISTITUZIONI.
Questa ENTITA’ dell MASSONERIA, dentro la MASSONERIA
PULITA, ha un grande POTERE ed enormi ricchezze. Questa
ENTITA’ è stata creata attorno al 1866 all’insaputa del Re, da un
illustre Massone, il Conte Benso di Cavour.
(26)
L’ENTITA’ dei PEZZI DEVIATI DELLE ISTITUZIONI DEL VATICANO
è radicata anch’essa nel territorio Italiano. E’ composta da
Vescovi, Cardinali e Nunzi Apostolici. Anche loro agli occhi di altri
Vescovi e Cardinali, per fortuna in maggioranza (nel passato in
minoranza) appaiono puliti e fedeli a GESU’ CRISTO. E al PAPA.
In realtà sono dei DIAVOLI travestiti da SANTI !
Con un metodo segreto che solo loro sanno e con la loro diabolica
intelligenza, anche se in minoranza, riescono quasi sempre a
ingannare, a manipolare quei Vescovi, quei Cardinali che
servono veramente con devozione ed umiltà la Chiesa.
Nel passato, al vertice della SUPERCOMMISSIONE c’era un
Cardinale che addirittura con la sua straordinaria  intelligenza è
riuscito ad ingannare chiunque al punto che lo hanno eletto papa.
Da morto, ancora tutt’oggi, riesce ad ingannare e farsi amare. Nel
suo papato è riuscito a rinforzare ancora di più le cinque ENTITA’.
Un intelligente Cardinale, devotissimo a questo papa, al vertice
dell’ENTITA’ del Vaticano, anch’esso come il Vescovo Marcinkus
nell’Ordine dei cavalieri del Santo Sepolcro (lo era da CARDINALE
anche il PAPA) ha decretato insieme agli uomini del vertice di tutte
le ENTITA’ la condanna a morte del Dr. Roberto Calvi.
(27)

Dopo che ho finito di dire al Dr. Borsellino tutto  ciò che mi era stato riferito di queste ENTITA’ e dopo avergli dato la mia parola
che avrei firmato tutto a verbale gli dissi anche queste parole:
"Dottore mio, mi creda, ho toccato con queste mani e ho visto con
questi occhi la sua condanna a morte ! Ma le devo dire ancora di
più. Quando il mio Capo Assoluto Messina Denaro Francesco,
unitamente al suo Riservatissimo Uomo di Fiducia mi hanno dato
l’incarico di tenermi pronto per ucciderla hanno anche detto che di
questo Borsalino" (così lo chiamavano) "non deve rimanere niente,
neanche le sue IDEE. Lui deve morire e basta. Lui non deve morire
solo per il danno che ha causato a “cosa nostra” (per questo si era
deciso di aspettare ancora un po’), ma Lui deve morire subito !
Soprattutto perché non gli si deve dare nessuna possibilità di
causare un danno irreparabile verso quel Cuore che Cosa Nostra e
gli Alleati di Cosa Nostra Amano ! E che sono in dovere di
difendere. Da informazioni sicure si è venuto a conoscenza che
questo Borsalino sta costruendo una solida base, con un suo
appoggio personale segreto, e dopodiché insieme a un suo
Sostituto che gli sta a Cuore e ne vuole fare il suo braccio destro,
attaccherà come un pazzo, dobbiamo assolutamente distruggerlo
 "!
(28)
Dopo di che dico ancora al Dr.Borsellino: Dottore caro, ho
percepito e sono sicurissimo che chi ha ordinato a  Messina
Denaro Francesco di organizzare un piano per ucciderla gli ha
anche manifestato la preoccupazione e la paura che questo piano
potesse fallire.
Tanto è vero che, per mettersi al sicuro Messina Denaro
Francesco, ha organizzato non uno ma due piani per  ucciderla
affinchè sia nell’uno che nell’altro non possa avere scampo!
Il primo consisteva di ucciderlo con un fucile di precisione e li
sarei stato io a sparare, il secondo piamo consisteva di ucciderlo
con una autobomba, e anche li avrei partecipato con un ruolo di
minore portata facendo da copertura.
Quando ebbi finito di parlare il Dr. Borsellino si alza all’impiedi, si
accende una sigaretta e inizia a parlarmi con queste parole : “Fino
a pochi istanti fa ero seduto accanto a te, ascoltando attentamente
e volutamente ogni tua parola. In questo momento non è il tuo
Capo che ti parla ma un Giudice che servirà fedelmente lo Stato e
la Società Civile fino all’ultimo momento.”(29)
Mi dice ancora : “Pagherei qualunque cosa pur di poter dire in
faccia a questi cosiddetti capi che la decisione che hanno preso di
uccidere il mio amico Giovanni Falcone non è altro  che una
decisione ignobile partorita da una mente ancora più ignobile!
L’unica Regola donore che gli era rimasta, quella di non uccidere
non le femmine, ma le Donne, non l’hanno neanche rispettata.
Meritano veramente disprezzo. Questi uomini, se così si possono
definire, non rappresentano e non sono figli di una potente e
nobile IDEA ma rappresentano e sono figli di una debole, ignobile
e malata IDEA del Male, incarnata nell’ ILLUSIONE che li nutre di
valori ignobili che entrano nella loro mente malata di uomini infami
che non conoscono l’onore e neanche quei Grandi Valori che
stavano dietro il mio Amico Giovanni Falcone e la sua Donna che
ha avuto solo la colpa di seguire il Suo UOMO!. (Queste parole le
diceva con tanta rabbia!)  Ma io non gli darò la possibilità di
uccidere la mia Donna, non glielo permetterò mai.
Ti dico anche che loro possono uccidere il mio Corpo Fisico, e di
questo ne sono ben cosciente, ma sono ancora più cosciente che
non potranno uccidere le mie IDEE e tutto ciò a cui credo !
(30)
Questi infami si erano illusi che uccidendo il mio Amico Giovanni
avrebbero anche ucciso le sue idee e quel grande Patrimonio di
Valori che stava dietro di Lui. Ma si sono sbagliati perché il mio
Amico Giovanni tutto ciò che Amava e Onorava, lo Amava così
profondamente da legarselo nel Suo Animo, rendendo  così tutto
cuò che ONORAVA IMMORTALE!”
Le parole del Dr. Borsellino erano così forti, piene di vibrazioni,
che facevano tremare le fondamenta! Erano così forti che non
riuscivo a guardarlo negli occhi che gli facevano scintille e pieni di
rabbia!
Il Dolore di questo Nobile Uomo era fortissimo! Questo Dolore io lo
vivo anche in questo momento e non riesco a contenerlo! In
quanto non è un dolore NORMALE ma è un DOLORE PURO,
NOBILE! E siccome io non ho niente di Nobile non riesco a
contenere questo Dolore! Questo Nobile Sentimento di Dolore non
appartiene a me e non ne sono deegno!Ma appartiene alle persone che lui AMAVA Profondamente e IN
PRIMIS alla Mogle , ai FIGLI e anche ai Nipotini che non ha
conosciuto e che io indegnaente ho conosciuto (ho baciato la sua
prima Nipotina AGNESE).
(31)
Ma insieme a questo sentiomento di Dolore c’era anche il
sentimento di Coraggio permeato da Vibrazioni Positive che Lui mi
ha trasmesso e io voglio trasemttergli alle sue Nipotine! LUCIA,
VITTORIA MEROPE!
A tutte le persone che il Dr. Borsellino Amava Profondamente
compreso le Donne e gli Uomini della Società Civile io dico che
Nessuno può uccidere la Verità! Soprattutto quando  la Verità si
lega nel proprio Animo! Che me ne faccio di questa Vita che AMO
se non onoro la Verità che appartiene alla vita.
Il Dr. Borsellino con il suo ESEMPIO mi ha insegnato che un Uomo
deve Amare la vita dopo che Ama cio che sta oltre la VITA!!!
(32)
In quanto io credo nella coscienza dell’UOMO e so con certezza
che non si puòmentire alla propria coscienza mi rivolgo a chi non
ha avuto il coraggio di fare un passo avanti, a Loro io trasmetto
tutte le sensazioni Belle e le vibrazioni che il Dr. Borsellino mi ha
trasmesso, solo così possono evitare lacrime di pentimento!
Sento ancora la sue parole mentre mi diceva che in  qualunque
struttura c’era il Bene e il male! I Santi e i Diavoli! E che ognuno di
noi doveva far riemergere quella scintilla Divina che ogno UOMO
ha e che comunque alla fine il Bene trionferà sul Male perché
questa è una volontà e una Legge Divina che nessuna Forza del
male può fermare!
Il Dr. Borsellino era ed è una Grande Anima che ha servito lo Stato
e la Società Civile fino in fondo. E pur di servire questa Società che
lui voleva cambiare trascurava anche i suoi Affetti più cari.
(33)
Il Dr, Borsellino non doveva morire! Tutti sapevano che c’era un
piano ben organizzato per eliminarlo quando era Procuratore di
Marsala e che questo piano doveva portarlo a termine il mio Capo Assoluto della storica famiglia di CASTELVETRANO Messina
Denaro Francesco. Io peronalmente dovevo partecipare alla sua
uccisione con le mie mani e ho visto con i miei occhi la condanna
a Morte del Dr. Borsellino!
Ho visto anche l’odio che avevano Cosa Nostra e tutte quelle
ENTITA’ collegate a Cosa Nostra verso il Dr. Borsellino. Queste
ENTITA’ unitamente all’ENTITA’ di Cosa Nostra sono racchiuse in
una unica, Grande IDEA del MALE. Ma io non ho visto solo ODIO,
ho visto anche la PAURA , la preoccupazione che questa forza del
MALE aveva nei confronti del Dr.Borsellino. Per cui dico, ma ve lo
dico per cognizione diretta che questa IDEA del MALE non è
invincibile in quanto c’è la prova che ha avuto PAURA di un UOMO
della Società Civile e quindi è Vulneravile. Il punto debole di questa
IDEA del Male è la paura che ha verso uomini pieni di coraggio e di
Valori. Lo Stato, la Società Civile non può permettere che Verità
ignobili, infami, siano nascosti sotto la nostra nobile bandiera:
(34)
Una Verità ignobile non può stare sotto la bandiera accanto alla
Verità Nobile. E non ci si può permettere di presentare un Diavolo
come un Santo. E mi fermo qua.
Sono trascorsi 14 anni e ancora il sangue innocente del Dr.
Borsellino grida Giustizia e Verità! Ma non solo, anche il sangue
innocente di altri uomini ucccisi da questa idea del male gridano
Giustizia e Verità.
Il Dr. Borsellino era in possesso di verità scomode, di verità che
facevano paura e tuttora fanno paura a Cosa Nostra che ha poteri
occulti molto pericolosi, da sempre collegati a Cosa Nostra.
Il Dr. Borsellino come Magistrato non era secondo a nessuno, la
sua professionalità era tale che ha fatto si da accellerare la sua
morte.
Morte voluta da questa IDEA del male. Più che gli uomini si deve
distruggere “l’IDEA” che è radicata in questi uomini. Queste
ENTITA’ hanno mostrato tutta la loro debolezza e vigliaccheria
davanti al Nobile Coraggio del Dr. Borsellino!
Già prima che un uomo entra a far parte di questa IDEA già c’è
un’ombra pronta a sostituirlo!
(35)Mi diceva: Vincenzo, quando vado via, se ti senti nervoso o agitato
fatti una preghiera, vedrai che ti sentirai meglio. Gli risposi:
Dottore , adesso mi vado a confessare dal Vescovo Marcinkus e
dal suo Capo il Cardinale, quelli che hanno riciclato i miliardi di
Cosa Nostrra.
Il Dr. Borsellino mi risponde con queste parole: “Non
generalizzare, ci sono anche tanti Vescovi e Cardinali buoni a cui
si può mettere la propria vita nella mani, Certamente non darò a
nessuno la possibilità di infangare tutta la Chiesa!!! Un persona
d’onore difende e dice sempre la verità senza paura. Vincenzo fatti
la barba, ricordati che la dignità di una persona passa anche
attraverso l’aspetto fisico. Prendi una cassetta di musica classica
e riulassiamoci un poco!”
Queste cassette di musica classica quando sono stato arrestato mi
sono state sequestrate e lui di interessò a farmele riavere. Ricordo
che queste cassette li avevo comprato in un negozio non lontano
dal Teatro dell’Opera di Roma quando ero latitante e travestito da
monaco. Ricordo anche che quando ho detto alla signora del
negozio “La pace sia con voi” unita a una bella benedizione mi ha
fatto lo sconto e regalato pure altre cassette.
(36)
Difenderò il mio onore e la verità a qualunque prezzo! Anche
trascurando i miei sentimenti! Ritengo l’onore e la verità più
importanti della mia vita stessa! Solo onorando la  Verità il mio
Cuore logorato da una tragedia infernale può avere  Pace. Chi mi
ascolta non deve avere nessuna commozione per me! La
commozione si deve avere per il sangue innocente del Dr.
Borsellino e di quel fiore di ragazzi della Polizia di Stato che sono
morti per Lui standogli accanto fino alla fine. A questi Valorosi e
coraggiosi Poliziotti io mi inchino profondamente!
Credetemi, io so quello che dico e mi assumo ogni
responsaboilità! Sfido chiunque a dimostrare il contrario di ciò che
ho sempre detto, che sto dicendo e che sempre dirò fino all’ultima
goccia di sangue! La mia forza è la Verità che ho sempre detto e
che sempre dirò e niente mi fa paura! A me fisicamente mi
possono uccidere (e ben venga la morte!) ma non possono
uccidere la Verità.(37)
Vi prego di considerare la mie parole quanto la sincerità che sta
dietro di essa. La Società Civile mi insegna che quando un uomo è
sincero il Mondo si muove! E che solamente una verità Nobile può
essere nascosta sotto la bandiera, essendo in se stessa la
Bandiera Nobile perchè nobile sangue è stato versato per essa è
giusto per una verità Nobile per il bene di tutti sia nascota sotto la
bandiera Nobile.
Viceversa una Verità ignobile deve stare sotto e fianco la bandiera
ignobile di Cosa Nostra e di tutte queste Entità collegate a Cosa
Nostra! Per cui chi è vigliacco e ha paura è solamente degno di
stare a fianco di veritò ignobile e bandiera ignobile!
Quindi Verità e bandiera ignobile non possono sventolare sotto il
Sole come se fossero Nobili! Così come Uomini di Potere, Uomini
delle Istituzioni se sono ignobili non possono e non devono stare a
fianco di Uomini puliti che servono e garantiscono  lo Stato e la
SocietàCivile.
(38)
Attorno al Dr. Calvi vi erano dei Massoni collegati a Cosa Nostra.
Lo stesso Lucchese era Massone in una loggia segreta insieme a
Vaccarino che era ufficialmente Massone del Grande  Oriente. E
siccome aveva interesse che anch’io ne facessi parte mi ha
preparato per l’iniziazione e doveva essere Lui il  mio garante!
Sono venuto a conoscenza del Rito Scozzese, dell “Grande Luce”,
della Regola, dei Grasi di Gran Segretario, Gran Maestro, 30°
Grado, 32° Grado etc.. Mi ha insegnato come riscono scere un
fratello e come salutarlo, quando gli stringi la mano o lo baci!
Ricordo che quando il Sindaco Vaccarino è venuto a Milano, visto
la grande confidenza e l’affetto che c’era lo salutai come un fratello
Massone. Me lo aveva ordinato Lucchese in quanto questi era
stato incaricato da Vaccarino Sindaco a prepararmi  per
l’iniziazione “Il Tempio”. Vaccarino era felice e orgoglioso.
Lucchese mi disse che voleva segnalare a Messina Denaro
Francesco il Maresciallo Donato in quanto aveva desiderio di farlo
diventare fratello (nell’interesse di Cosa Nostra).
(39)Tutto questo mi è servito a salvare l’occhio di mia figlia Fiammetta.
Ho visto salutare il Dr. Par… (non è ben leggibile nell’originale
n.d.r.) da una persona che è venuta a trovarlo. Si sono salutati da
Massoni. Un giorno lo ho salutato da Massone e mi sono
presentato come un fratello “in Sonno” (anche se si è in sonno si è
sempre fratelli, e mi ha dato delle medicine costose per mia figlia.
In Cosa Nostra si è posati e poi si viene riammessi dopo un
periodo di prova (e come se un figlio è in castigo!), dopo le
penitenze si ritorna a far parte come prima della famiglia e si riceve
di nuovo l’affetto del padre (il Capo Assoluto). Così è anche per un
fratello Massone IN SONNO. Rubano il sacro e lo mettono insieme
al PROFANO.
Ho conosciuto anche Carlo Greco quando gli ho consegnato a
Palermo un camion carico di Morfina base per reffinarla in eroina”
E’ quello che ha partecipato alla strage di Via D’Amelio (sono stato
il primo a farne il nome).
(40)
Non è facile per me ripensare a tutto il tempo che  ho trascorso
insieme al Dr. Borsellino senza provare una profonda nostalgia.
Quanto vorrei che fosse ancora in vita! Come non vorrei essere qui
a parlare di Lui. Pur di averlo vivo avrei voluto essere suo nemico
ed essere umiliato e sconfitto da Lui. Pur di averlo vivo avrei
preferito di non assaporare le Gioe che mi hanno dato queste
quattro figlie che sono venute al mondo dopo la sua morte.
Purtroppo il Dr. Borsellino fisicamente non c’è più. Ma io dico che
il Dr. Borsellino è vivo più che mai! Il Dr. Borsellino era più di un
vaso pregiato! Il Dr. Borsellino era un UOMO!
(41)
Le forze del MALE lo hanno distrutto fisicamente ma non hanno
potuto distruggere la Sua Anima, le Sue IDEE, i suoi VALORI, la
Sua Nobiltà e tutto ciò di Bello che c’era in Lui. Il Dr. Borsellino era
in possesso di Verità scomode, di VERITA’ che facevano paura sia
a “COSA NOSTRA” che a poteri occulti molto pericolosi collegati
con cosa nostra.
Il Dr. Borsellino come Magistrato non era secondo a nessuno, la
sua professionalità era tale che ha fatto accellerare la sua mprte. La sua morte è stata voluta da quelle forze del male che Lui voleva
distruggere. Forze del male significa “cosa nostra” e tutte quelle
Entita’ che sempre sono state collegate a “cosa nostra”. C’e’ chi si
spacciava per suo amico e lo ha invece abbandonato  al suo
destino.
(42)
Dopo una lunga analisi di tutto ciò che era stata la mia vita avevo
capito di essere stato tradito in quanto educato a  valori sbagliati
che avevano messo in pericolo la mia vita.
Mi veniva sempre in mente il Dr. Borsellino, il Giudice che avrei
dovuto uccidere. Ricordo il giorno in cui, a casa del Sindaco
Vaccarino, c’era il mio capo assoluto Messina Denaro Francesco,
dove questi mi diceva di tenermi pronto per partecipare
all’uccisione del Dr. Borsellino o di un suo Sostituto. Ho capito che
c’era qualcosa che ci univa, LA MORTE. Perché anche io ero stato
condannato a morte in quanto avevo avuto una relazione con la
figlia di un uomo d’onore. Sapevo benissimo che la mia condanna
a morte sarebbe stata eseguita dopo che fossi stato usato per
uccidere il Dr. Borsellino. Tutte le volte che il Dr. Borsellino mi
veniva a trovare rimanevo colpito dal suo sorriso disarmante e da
quella luce nello sguardo di chi è fedele a se stesso e alle regole
fino in fondo.
(43)
Il mio non è stato solo un pentimento giudiziario,  ma anche un
pentimento interiore, morale. Queso pentimento interiore lo devo
soprattutto al Dr, Borsellino in quanto mi stava vicino e mi aiutava
a capire le ragioni profonde del mio pentimento.
Con quella luce particolare negli occhi mi diceva:  "Vincenzo , ti
assicuro che la parola PENTIMENTO è una parola NOBILE". E mi
ha citato il pentimento del RE DAVIDE dopo aver ucciso un
innocente rubandogli anche la moglie.
Mi diceva: “Sono sicuro che tu, piano piano, ti spoglierai e uscirai
fuori da tutta quella cultura di MORTE che ti hanno trasmesso. Se
tu vuoi ce la puoi fare, basta volerlo. Non sentirti un infame, gli
infami sono loro!”
Mi diceva: “Sono un Servitore dello Stato e sono contento di fare il
mio dovere fino in fondo. Quando una persona collabora con la Giustizia sono felice perché sicuramente si toglierà qualche mela
marcia in mezzo alla società civile. Ma sappi che io non mi fiderò
mai di un uomo d’onore che collabora per convenienza e nello
stesso tempo gli rimane la mentalità e la cultura mafiosa.
(44)
Viceversa se il pentimento è veramente interiore allora si che è
apprezzata e creduta la sua collaborazione con la Giustizia.
Vincenzo non mi fare pentire del pensiero bello che ho avuto per
te. Oggi sono andato da mia madre e da mia sorella e dopo pochi
minuti che ero là ho avuto il pensiero di venirmi a fumare una
sigaretta con te e di farti un po’ di compagnia. Dai, prendi una
cassetta di musica classica e ci rilassiamo un poco”
Queste cassette di musica classsica quando sono stato arrestato
mi erano state sequestrate e il Dr. Borsellino si interessò per
farmeli avere.
Mi disse anche : “Vincenzo, fatti la barba, ricordati che la dignità
passa anche attraverso l’aspetto fisico”
Era un uomo veramente speciale!
Quando sentiii in televisione la strage del Dr. Falcone fu come se
toccassi con mano la forza devastante di “cosa NOSTRA”; la paura
prese veramente il sopravvento su di me facendomi scaraventare
al muro il televisore.
(45)
(nell'originale sembra mancare qualche riga n.d.r.)
Quando ha sentito queste mie parole ha cambiato espressione di
viso, mi disse : “Ma come ti permetti di parlare così, che razza di
uomo sei ? Hai dimostrato di essere un meschino, tu ti preoccupi
per me per salvare la tua vita, per la tua convenienza: la paura non
ti fa ragionare: vergognati! Se non fossi qui nella veste di
Magistrato ti darei tanti di quei schiaffoni ! Ma col pensiero è come
se te li avessi dati.”
Chiamò la Guardia, si fece aprire e se ne andò senza neanche
salutarmi. Mi sentivo un verme, ero fortemente mortificato!
Sentivo un sentimento di colpa percè avevo capito che con le mie
stupide parole lo avevo fatto soffrire. Mi sono ricordato che in
effetti mi aveva detto che i suoi sostituti erano come i suoi secondi
figli.Già ero entrato nella convizione di avere perso l’affetto e la stima
del Dr. Borsellino. Ma non è stato così. Dopo neanche un paio
d’ore si apre la porta e vedo Lui, e come al solito dice alla guardia
di lasciarlo solo con me.
(46)
Ricordo e sento ancora la vibrazioni belle che ho provato a
vederlo.
Mi disse: “Mi dispiace di essere stato severo con te, ma sappi che
le parole che mi hai detto avrebbero fatto arrabbiare anche un
Santo!” e facendomi un sorriso disse: “e io non sono un Santo,
sono un essere umano che ha sangue nelle vene.”.
Come al solito è stato comprensivo e affettuoso. Dopo mi salutò
dicendomi: “Vincenzo, non ti preoccupare, sappi che è Bello
morire per le cose in cui si crede.” Gli risposi: “Dottore, queste
parole le farò sicuramente mie, ci può contare!”.
Veramente debbo dire che questo Grande uomo ha cambaito la
mia VITA!
Dentro di me non sento più il Sentimento di Odio, di Vendetta e
neppure il desiderio di fare del male. Cerco di mettere in atto tutti
quei valori che mi ha insegnato e tutte le cose belle che mi ha
trasmesso in quei momenti difficili per Lui e per me.
Sono sicuto che con il suo sacrificio tante coscienze sono state
toccate!
Ricordo nel 2001, dopo aver scontato il debito con la Giustizia ed
essere diventato un libero cittadino, il FORTE DESIDERIOI di
andare a visitare la Sua tomba.
(47)
Senza pensarci una volta sono partito per Palermo presentandomi
al Centro Borsellino insieme alla mia compagna e le mie quattro
bambine. Li sentivo veramente la Sua presenza! La sua Grande
Anima era lì, mi sembrava di toccarla con le mani! Ho detto a Padre
Bucaro che non sarei andato via da Palermo se non mi avesse
portato a visitare la Sua tomba. Volevo ad ogni costo onorare la
Grande Anima del Dr. Borsellino portandoci l’innocenza di quattro
bambini con il dono di fiori e orchidee. Non avevo mai dimenticato
quando mi disse. “Ho fatto di tutto, ma tua moglie e le tue figli ti
hanno rinnegato. Vedrai che ti farai una vita e una nuova famiglia”.Ricordo ancora l’entusiasmo dei miei figli che litigavano tra di loro
per mettere i fiori più belli a NONNO PAOLO perché  così l’ho
voluto presentare agli occhi dell’innocenza. Il mio Cuore non aveva
mai pianto di gioia come quella volta. Ma la cosa che mi ha toccato
moltissimo è stato il gesto Noibile dellla Signora  Agnese. Mi ha
detto:
(48)
“Tu hai avutoi il desiderio di visitare la Tomba di  mio marito.
Adesso anch’io ho un desiderio” e mi ha dato l’onore di visitare il
villino di Villagrazia (quello ca cui partì Paolo il 19 luglio, il giorno
della strage n..d.r.).
Non riesco veramente a espriomere a parole le vibrazioni belle e
positive che ho provato in quel luogo! Mi sento di  dire con
profonda umiltà e cuore aperto che tutti provereb bero queste belle
sensazioni!
Ho chiesto a Donna Agnese il posto dove il Dr. Borsellino preferiva
stare e me lo ha indicato. Anche li ho provato bellissime
senzazioni, sentivo veramente la sua presenza!
In quanto io credo nella coscienza dell’uomo e in quella scintilla
DIVINA e so con certezza che non si puà mentire alla propria
coscienza, desidero vermanete che le senzazioni belle che mi dava
il Dr. Borsellino in vita e adesso anche dal cielo  li possa anche
provare chi si spacciava o si spaccia per suo amico ma che invece
lo ha abbandonato al suo destino se non addirittura TRADITO.
Sono sicuro che queste persone verseranno lacrime di
pentimento!
(49)
I valori e le cose belle che ho visto nel Dr. Borsellino li ho visti
anche in Donna Agnese e nei suoi figli. Veramente una famiglia
speciale che ha partecipato in tutto con il Dr. Borsellino,
condividendo la sua scelta, sapendo a che cosa andavano
incontro e non si sono tirati indietro proprio per l’amore di questa
Società che volevano cambiare.
Dopo la morte del LORO CARO sono rimasti una famiglia discreta,
cercando giorno per giorno di fare del Bene senza troppa
pubblicità.Ho visto un’azione quotidina con i ragazzi del Centro Borsellino,
anche questa è un altro segno della scelta cristiana e umana che
questa Famiglia speciale fa con grande riserbo e con Grande
delicatezza.
E’ solo Grazie a questa Famiglia UNICA e SPECIALE che sono
riuscito a sopravvivere insieme alla mia Compagna e alle mie
quattro bambine. Ma soprattutto Grazie a Donna Agnese che in
questi anni mi ha aiutato a sradicare gli ultimi residui di male che
c’erano ancora dentro di me.
(50)
Ricordo quando mi trovai nella cella di isolamento  al carcere di
Favignana, quando dopo una lunga introspezione ed una analisi di
tutto ciò che era stata la mia vita ho capito che la mafia mi aveva
usato, educandomi a valori sbagliati, ipocriti e violenti che
avevano messo in pericolo la mia vita.
In quei momenti mi veniva in mente il Dr. Borsellino, il Giudice che
avrei dovuto uccidere per eliminare uno dei maggiori ostacoli al
domino mafioso.
Il mio non è stato solo un pentimento giudiziario ma anche un
pentimento interiore, morale, che metteva in ballo tutti quei valori e
insegnamenti mafiosi che avevano mostrato tutta la loro debolezza
davanti al nobile coraggio del Dr. Borsellino di cui condividevo lo
stesso destino di morte deciso dai capi mafiosi e da quelle entità
racchiuse in una grande e potente forza del male.
Quando ho incontrato il Dr. Borsellino ho capito che c’era
qualcosa che ci univa e che questa cosa non era solo il nostro
legame tanto diverso con quella forza del male di cui io facevo
parte ma qualcosa di ancora più oscuro e ineluttabile e cioè
l’oscura immensità della morte! Sapevamo entrambi che saremmo
morti e questo ci ha reso ancora più vicini. Tutte  le volte che lo
incontravo rimanevo veramente colpito dal suo sorriso
disarmante, da quella luce nello sguardo di chi è fedele a se stesso
ed alle regole fino in fondo, ma anche dalla sua bontà, degna solo
dei più devoti cristiani.
(51)
Questo notaio Albano, nativo di Borgetto, un paese della provincia
di Palermo, sposato con una donna slava e con una figlia adottiva, iscritto all’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, insieme a
Marcinkus e al Cardinale, amico fraterno del noto Luciano Liggio di
Corleone, di cui curava gli interessi economici, amico fraterno dei
cugini Salvo, esattori e uomini d’onore, a cui ha reglato alla figlia
di questi un bellissimo e pregiato vassoio d’argento (il famoso
vassoio del processo Andreotti), dentro il Vaticano era di casa, ed
era la persona giusta di collegamento tra l’Enità di Cosa Nostra e
l’Entità del Vaticano.
In presenza del Cardinale, del Vescovo Marcinkus e  del Notatio
Albano ho preso la valigia piena di soldi e con le mie mani la ho
messa dentro il bagagliaio della macchina con la targa diplomatica
del Vaticano.
Il Vescovo Marcinkus, in quanto americano, non poteva far parte
dell’Entità. Era uno strumento del Cardinale e del  Notaio Albano
che sfruttavano le sue capacità a saper gestire la  banca e le
conoscenze e i contatti che aveva a livello internazionale.
Sfruttavano anche la sua ingenuità.
(52)
Verso la metà del mese di Giugno ’92 mi viene a trovare sl carcere
di Palermo “Le Torri” il Dr. Natoli e S.E. l’Alto Commissario
Finocchiaro, Capo dell’ allora Ufficio di protezione di Roma (dico
Sua Eccellenza in quanto il Dr. NATOLI lo chiamava
“ECCELLENZA”!).
In quella occasione mi dice di stare tranquillo che, se tutto andava
bene, in una o due settimane sarei stato messo sotto protezione a
Roma. Questo incontro lo può confermare sia il Dr.  Natoli che la
Direttrice del CARCERE in ottimi rapporti con il Dr. Borsellino.
Non passano neanche tre giorni da questo incontro che mi viene a
trovare il Dr.Borsellino con l’Alto Commissario S.E.
FINOCCHIARO! (Questo incontro lo può confernmare sia S.E.
Finocchiaro che la Direttrice del Carcere!)
Mi fa subito presente che questo incontro era e doveva rimanere
SEGRETO!
Addirittura non doveva sapere niente neanche il Dr. Natoli e il Dr.
Lo Voii, ma non perché non si fidavano (anzi il Dr. Borsellino mi
diceva che proprio di loro due si fidava ciecamente), ma in quel
momento riteneva giusto tenerli all’oscuro per la loro incolumità in
quanto meno sapevano meglio era! (53)
Il Dr. Borsellino mi dice: “Come tu sai un detenuto con condanna
definitiva (la mia era di 7 ANNI) difficilmente può essere protetto
fuori da una struttura carceraria. Può essere solamente protetto in
una struttura carceraria dove ci sono solo collaboratori di Giustizia
con pene definitive. Invece un detenuto che ancora  non ha una
condanna definitiva passata in giudicato, se è ritenuto un
Collaboratore di Giustizia attendibile, può accedere sotto la
protezione dell’Alto Commissariato, DA UOMO LIBERO!”
Mi dice ancora: “Vincenzo, grazie a S.E. il Dr. Finocchiaro che si è
preso a cuore la tua situazione unitamente al Ministro di Grazie e
Giustizia abbiamo trovato un ”CAVILLO” affinchè tu possa uscire
dal carcere ed essere protetto da UOMINI che sceglierà S.E. il Dr.
Finocchiaro. Ovviamente non sarai un UOMO LIBERO, ma avrai la
tua libertà all’interno di qualsiasi Albergo tu andrai e sarai protetto
da 12 Poliziotti che si daranno il cambio ogni 6 ore (tre ogni
TURNO). Sappi che all Stato tu costerai tantissimi  soldi e in più
garantisce la tua vita! Non tradire ciò che si sta facendo per te!”.
Mi dice ancora: “Vincenzo, il Dr. Finocchiaro ha voluto
INTERVENIRE in prima persona perché HA LE PROVE DELLA TUA
ATTENDIBILTA’ E SA IL PERICOLO CHE CORRI e che ti
potrebbero uccidere!
(54)
La sua venuta qua per me significa che posso stare tranquillo per
te, in quanto sotto la Sua protezione nessuno ti toccherà. Ma è
anche un mio dovere dirti che devi rispondere a tutte le domande
che il Dr. Finocchiaro ti farà in quanto ne ha tutto il diritto, perché è
il capo dell’Alto Commissariato Antimafia. Lui ha contribuito con i
suoi canali a far trovare i riscontri alle tue dichiarazioni”.
La prima domanda del Dr. Finocchiaro è questa: “Secondo Lei, chi
può essere stato a fornire notizie così riservate che sapeva
soltanto il Dr. Borsellino? Come è possibile che un “Giornale
serio” come il Corriere della Sera da la certezza che Lui è al
corrente di certi MISTERI, peraltro abbondantemente riscontrati e
che solo il Dr. Borsellino e pochissime persone sapevano?”-
Mi dice anche: “Adesso le faccio un’altra domanda che il Dr.
Borsellino sicuramente non Le ha mai fatta ma che ritengo molto importante. La domanda è questa: “Qualcuno pensa e ne sono
quasi convinti che Lei e Michele LUCCHESE oltre a far parte dell’
ENTITA’ di ‘COSA NOSTRA’ in SEGRETO e ALL’INSAPUTA  di
‘COSA NOSTRA’ facevate anche parte dell’ ENTITA’ dei PEZZI
DEVIATI DELLE ISTITUZIONI, nel gruppo dei SERVIZI SEGRETI
DEVIATI.
(55A)
Risponda prima a questa domanda e poi alle altre che le ho fatto”.
Prima di rispondergli guardo il Dr. Borsellino per vedere almeno la
Sua espressione, ma lui subito mi dice: “Continua da dove
eravamo rimasti l’altra volta, anzi per essere più  precisi ti dico io
dove eravamo rimasti”. Prende la sua borsa di cuoio (mi sembra
marrone) ed estrae la solita Agenda Rossa dove di solito si
appuntava le cose più importanti che gli dicevo. Apre l’Agenda
Rossa, sfoglia alcune pagine (nom posso fare a meno di notare
che le pagine erano piende della sua scrittura e mi dice: “Ecco
cosa mi hai detto l’ultima volta: Tramite il Lucchese sono venuto a
conoscenza che all’interno dei Servizi Segreti deviati e all’insaputa
del Triumvirato con a Capo l’On. Miceli, si era formata una corrente
di UOMINI che osteggiavano totalmente sia l’On. Miceli che il suo
braccio destro. Questi UOMINI erano fidatissimi non a MICELI e
neanche al suo braccio destro, ma erano fidatissimi al TERZO
RAPPRESENTANTE del TRIUMVIRATO che voleva prendere  il
posto dell’On. Miceli e sostiruire con uomo di fiducia del braccio
desto di MICELI. Ricordo anche che il Lucchese mi disse che
questo rappresentante del TRIUMVIRATO era SICILIANO”.
Dopo che il Dr. Borsellino ebbe finito di leggere ciò che gli avevo
detto mi dice: “Adesso puoi continuare”.
(55B)
Mi giro a guardare il Dr. Finocchiaro e inzio con queste parole. “Se
qualcuno pensa che io e Michele Lucchese, all’insputa di ‘COSA
NOSTRA’ facevamo anche parte dei servizi segreti deviati Le
rispondo subito NO!. Però che eravamo in contatto con alcuni
UOMINI dei SERVIZI SEGRETI DEVIATI che osteggiavano l’On.
Miceli e il suo Braccio Destro le dico SI ! Tre di questi uomini erano
quelli che ci hanno accompagnati alla Tenuta di LATINA. Messina
Denaro Francesco ha ordinato e dato le Direttive a  Lucchese Michele affinchè questi si mettesse in contatto con alcuni UOMINI
dei SERVIZI SEGRETI DEVIATI e di riferire soltanto a Lui tutto ciò
che gli dicevano o che si faceva. Tutto ciò era così segreto e
delicato che neanche i migliori uomini della nostra Famiglia
dovevano esserne al corrente. Il MESSINA DENARO FRANCESCO
ha autorizzato il Lucchese di servirsi solo di me e di farsi
accompagnare da me quando lo riteneva opportuno. Questa scelta
su di me il Messina Denaro Francesco l’ha fatta (così mi disse
Lucchese):
1° perché ero sempre vicino e in sintonia ottima co n il Lucchese,
2° perché facevo bene il mio lavoro dentro la dogan a
dell’aereoporto,
3° perché gli sono piaciuto tantissimo quando ho uc ciso alla
tenuta di Latina uno dei sequestrati,
(56)
4° perché mi ha cresciuto fin da bambino e non si e ra mai
dimenticato che all’età di 16 anni per difendere il suo figlio Matteo
che era stato picchiato da alcuni ragazzi più grandi di Lui io sono
intervenuto ed essendo che erano in tre mi hanno massacrato di
botte e lu zu’ Ciccio con tenerezza mi ha curato le ferite e dopo mi
ha dato anche dei soldi.
Il Messina Denaro Francesco ha avuto l’ordine da Bernardo
Provenzano di dare l’incarico a Lucchese in quanto questi era nella
posizione giusta (faceva parte della Loggia Massonica oltre ad
avere dimostrato capacità a tenere bene contatti delicati e segreti).
Il Lucchese mi confidò anche che dalle parole di Messina Denaro
Francesco aveva capito o intuito che forse neanche Totò Riina era
al corrente della trama segreta che si stava tessendo per
danneggiare e sostituire l’On. Miceli.
Provenzano si poteva permettere di tenere all’oscuro Totò RIINA in
quanto aveva le spalle coperte dal TRIUMVIRATO della
Supercommissione che in precedenza aveva contribuito e
appoggiato segretamente Provenzano per distruggere  il
TRIUMVIRATO dell’ ENTITA’ di ‘Cosa NOSTRA’ che era
rappresentato da BONTADE, BADALAMENTI e da Luciano LIGGIO
che a sua volta si faceva rappresentare da Provenzano e Riina.
(57)Se il Totò Riina è stato messo all’oscuro è stato perché stravedeva
per l’On. Miceli”
Nel frattempo che io parlavo notavo che il Dr. Borsellino prendeva
appunti nella AGENDA! Invece per quanto riguarda chi ha potuto
fornire le notizie riservate al CORRIERE della Sera ho risposto con
queste parole: “LASCIO a Voi OGNI GIUDIZIO e ogni DEDUZIONE”.
Il Dr. Finocchiaro mi dice: “Benissimo!” e ancora: “Sig. CALCARA,
essendo che ci sono tutti i presupposti e validi motivi, Le
comunico che Lei è il primo a potere uscire dal carcere con una
condanna passata in Giudicato. Per Lei si è approvata una specie
di legge che nessuno può osteggiare. Le assicuro che Lei a giorni
sarà a Roma!”.
Il Dr. Borsellino mi dice: “Dopo che ti rilassi un poco verrò a
trovarti insieme al Dr. Natoli e al Dr. Lo Voi e metterai a verbale
tutto ciò che mi hai detto. Ma forse prima si organizzarà e si dovrà
andare nel posto dove hai seppellito il Turco”.
In quella circostanza vengo a conoscenza che L’On. VIZZINI era a
PALERMO e doveva RICEVERE dal Dr. Borsellino dei DOCUMENTI.
(58)
Veniva di proposito a trovare il Dr. Borsellino (non ricordo se a
casa o in Procura) per consegnargli alcuni dociìumenti compresa
una relazione riguardante il mio caso e altro (Tutto ciò era
importante a livello Politico).
Se non ricordo male quel giorno il Dr. Finocchiaro  si doveva
incontrare con l’On. Vizzini (sono sicuro che questo si può
riscontrare!)
Dopo la morte del Dr. Borsellino vengo convocato da S.E.
FINOCCHIARO nel suo Ufficio a Roma dove mi dice che aveva
avuto l’idea di farmi fare una intervista in onore del Dr. Borsellino e
aveva contattato i Giornalisti di Famiglia Cristiana.
Mi dice anche : “Per fare una cosa veloce mi sono permesso di
scrivere in questo foglio ciò che Lei dovrebbe dire e,
conoscendola bene, sono sicuro che Lei lo condividerà”.
Mi dice anche : “Certe cose, mi creda non vale la pena che si
dicano”.
Ho letto ciò che aveva scritto e su quello si è fatta l’intervista.
Questa intervista su Famiglia Cristiana dove si citava la Morte
annunciata del Dr. Borsellino è stata fatta nel mese di LuglioAgosto 1992. Purtroppo la ho letta ma ho smarrito la copia. (59)
Quel giorno sono stato per diverse ore con il Dr. Finocchiaro e si
parlava tanto del Dr. Borsellino ma si è parlato anche dei Servizi
Segreti deviati!
Ricordo che dopo aver fatto l’intervista si è aperta la porta ed è
entrato l’On. VIZZINI e le sue parole sono state queste: “Scusa di
questa visita improvvisa, ti ho fatto chiamare ma tu non rispondevi
e allora ho pensato di salire” (si davano del TU).
Il Dr Finocchiaro gli risponde: “Hai fatto bene”. Poi rivolto a me mi
dice: “Sig. Calcara, Le presento una persona alla quale il Dr.
Borsellino voleva tanto bene, l’On. VIZZINI”.
Gli rispondo che mi ricordavo benissimo quando il Dr. Borsellino
aveva detto che si doveva incontrare con Lui per dargli dei
documenti.
Dopo pochi mesi da questo incontro il Dr. Finocchiaro è stato
nominato dal Governo Capo dei Servizi Segreti Italiani.
(60)
Le anime nere che si aggiravano dentro il Vaticano esercitando un
forte potere e la capacità di usare il Vescovo Marcinkus erano:
1°) Il Cardinale Macchi, uno dei Prediletti e che s tava tanto a Cuore
a Paolo VI che lo ha ordinato Suo Segretario. Il Cardinale Macchi
mi è rimasto impresso in quanto ha lo stesso Cognome di un mio
compagno di scuola delle Elementari. Anche lui come Marcinkus
faceva aparte dei Cavalieri del Santo Sepolcro.
2°) Il Cardinale VILLOT (VALLOT o VELLOT), anche qu esto nome
mi è rimasto impresso perché il nome non finisce con la vocale,
ma soprattutto mi è rimasto ancora più impresso in  quanto il
LUCCHESE parlando di lui mi disse: “Questo Cardinale, pur non
essendo Italiano (non ricordo se mi ha detto di quale nazionalità
fosse) ha fatto delle cose straordinarie e ha salvato la finanza del
Vaticano che papa Luciani voleva distruggere!”
3°) Il Cardinale Benelli (guarda caso ha lo stesso  nome della
MARCA “BENELLI” la mia prima moto che mi ha regalto il mio
Padrino di Cresima “CASESIC”)
4°) Il Cardinale Gianvio che mi sembra fosse anche  Segretario.
Anche gli ultimi tre facevano parte dell’ Ordine dei cavalieri del
Santo  Sepolcro. (61)
Questi quattro Cardinali avevano in mano lo I.O.R. e le finanze del
Vaticano! Avevano pure un filo diretto con il Notaio Albano CHE
ALL’INTERNO DI “Cosa NOSTRA” era come un “FIORE
ALL’OCCHIELLO”
Gli svariati miliardi e miliardi che la Banca del Vaticano riciclava
facendoli diventare poi puliti venivano investiti “ANCHE” per
comprare BENI IMMOBILI (TERRENI, VILLE, TENUTE, PALAZZI etc.
etc.) che venivano intestati non solo a Cardinali o Vescovi ma
anche a UOMINI di Cosa Nostra, a UOMINI della Massoneria, a
UOMINI POLITICI etc. e anche a PARENTI e AMICI che facevano da
Prestanome!
Tutto ciò venicìva messo nella mani del NOTAIO ALBANO!
Tutto ciò che io dico lo dico con la certezza che nessuno può
dimostrare che non è vero.
Se si vuole basta che si controllano tutti gli ATTI NOTARILI o i
rogiti che ha fatto il NOTAIO ALBANO.
Queste cinque ENTITA’ sono state e lo sono tuttora  una potenza
ECONOMICA per condizionare in alcuni casi il POTERE POLITICO
ITALIANO rappresentato da persone PULITE! Purtroppo si sono
create delle situazioni tali che il Potere non può  fare a meno di
questi Poteri occulti.
(62)
Queste cinque ENTITA’ occulte si “FONDONO” soprattutto quando
ci sono interessi finanziari ed economici condizionando così l’Italia
a Livello di Polotica e Istituzioni.
La Massoneria è un potere fortissimo e chi gestisce il Potere in
Italia deve venire a patti con la Massoneria.
Il Dr. Borsellino aveva messo in pericolo interessi forti e quindi era
un ostacolo e un pericolo per quello che poteva ancora fare.
A Livello Nazione c’erano sguinzagliati alcuni Cardinali di Prestigio
per inculcare nella mente del Popolo Italiano che la Mafia non
esisteva e che era una invenzione dei Comunisti, per cui
indirizzavano milioni di persone a votare lo “Scudo Crociato”, la
Democrazia Cristiana. Sfruttando così la buona fede di tante
persone apparendo ad essi come Angeli che servivano la loro Chiesa. Ma in realtà erano e sono Diavoli travestiti da Angeli
mettendo in atto la loro eccezionale intelligenza.
(A1)
     - BUSCETTA PARLAVA DI ENTITA’
     - LE ENTITA’ SONO “IDEE” (es. L’IDEA DI UN PALAZZO E’ PIU’
IMPORTANTE DEL PALAZZO STESSO, PUO’ CROLLARE IL
PALAZZO NON L’ IDEA)
     - IO TEMO PER TESCAROLI E PER LA DOTT.SSA MONTELEONE
PER LE INDAGINI CHE STANNO CONDUCENDO
     - CI SONO 5 IDEE RACCHIUSE IN UNA GRANDE “MAMMA IDEA”
     - 1) COSA NOSTRA
     - 2) ‘NDRANGHETA
     - 3) PEZZI DEVIATI DELLE ISTITUZIONI
     - 4) PEZZI DEVIATI DELLA MASSONERIA
     - 5) PEZZI DEVIATI DELLO STAO DEL VATICANO (10%)

TUTTE QUESTE FORMANO UN’ IDEA, SONO TUTTE COLLEGATE
COME SE FOSSERO ORGANI VITALI DI UNO STESSO CORPO,
NON POSSONO FARE A MENO L’UNO DELL’ALTRO.
     -SONO TUTTE ALL’ INTERNO DELLA “MAMMA IDEA”
     - C‘E’ UNA REGOLA: OGNI IDEA E’ AUTONOMA, NESSUNA PUO’
INTERFERIRE SULL’ALTRA; SE NECESSARIO SI AIUTANO E
USANO QUALSIASI MEZZO, ANCHE IL PIU’ CRUDELE
     - FINORA E’ STATA SEMPRE COLPITA L’IDEA COSA NOSTRA CHE
E’ IL BRACCIO ARMATO DELLA “MAMMA IDEA”
     - MIGLIAIA DI UOMINI D’ONORE DENTRO DI COSA NOSTRA SONO
UN ESERCITO DENTRO L’ESERCITO
(A2)
     - QUASI TUTTE LE ALTRE IDEE, SOPRATTUTTO QUELLA DEI
PEZZI DEVIATI DELLE ISTITUZIONI, ANCHE SE DI MINORE
PORTATA, SONO DI ALTISSIMA QUALITA’ PERCHE’ HANNO NEL
LORO SENO UOMINI DI GRANDISSIMA QUALITA’ CHE NON SONO
SECONDI AGLI UOMINI DI COSA NOSTRA.      - LE IDEE DI COSA NOSTRA E DEI PEZZI DEVIATI DELLE
ISTITUZIONI SONO SEMPRE COLLEGATE (esempio OMICIDIO DI
SALVATORE GIULIANO)
     - SI TRATTA DI UOMINI RISERVATISSIMI PIU’ DI QUELLI DI COSA
NOSTRA PERCHE’ FANNO PARTE DELLE ISTITUZIONI CHE
HANNO GIURATO DI SERVIRE (ED E’ FALSO)
     - AL VERTICE DI OGNI IDEA C’E’ UNA CIOMMISSIONE (I
COMPONENTI DI OGNI COMMISSIONE NON SUPERANO LE 12
PERSONE)
     - IN OGNI COMMISSIONE C’E’ UN TRIUMVIRATO: 1 CAPO
ASSOLUTO e 2 PERSONE CHE NON SONO MENO DEL CAPO
ASSOLUTO
     - LE TRE PERSONE DI OGNI IDEA SONO COLLEGATE E
FORMANO LA SUPREMA COMMISSIONE’ CHE E’ CHIAMATA
"MAMMA IDEA"
     - ALL’INTERNO DI OGNI COMMISSIONE SOLO QUEL
TRIUMVIRATO E’ A CONOSCENZA DELLE ALTRE IDEE MENTRE
AGLI ALTRI CHE SONO ALL’OSCURO DI TUTTO E CHE VEDONO
SITUAZIONI SI POSSONO DARE INFORMAZIONI MA NULLA DI PIU’

(A3)
     - DI QUESTO TRIUMVIRATO PRIMA O POI ARRIVA LA MORTE,
PER OGNUNO DI QUESTI 3 SI FORMA AUTOMATICAMENTE UNA
“PERSONA-OMBRA” PER SOSTITUIRLA. LA MAGGIOR PARTE
DELLE PERSONE RIMANENTI; POTREBBERO ESSERE UN
CAPOFAMIGLIA QUALSIASI, LO PREPARA PRIMA CHE MUORE
     - NEL TRIUMVIRATO OGNI PERSONA HA IL DIRITTO
SACROSANTO DI SCEGLIERE LA PERSONA PER FARSI
SOSTITUIRE E QUESTO ACCADE ANCHE NELLA SUPREMA
COMMISSIONE.
     - LE “OMBRE” CHE SONO PRONTE A SOSTITUIRE SONO IN
PARTE COSTRUITE E IN PARTE TRAMANDATE NEL TEMPO (Es.
PERSONE POTENTISSIME DELL’ANTICHITA’ CHE SE LO
TRAMANDAVANO NEI SECOLI, C OME LE TRADIZIONI FAMILIARI
DI CHI FA L’AVVOCATO E LO TRAMANDA AL FIGLIO)
     - QUESTO TRIUMVIRATO FANNO PARTE LA SUPREMA
COMMISSIONE, CI SONO 15 PERSONE CHE SONO “L’OMBRA” DI
QUELLE PERSONE PER SOSTITUIRE CHIUNQUE, COME
CLONARE (ARGOMENTO DELICATO)      - OGNI PERSONA DELLA SUPREMA COMMISSIONE HA (DIRITTODOVERE AD AVERLO) UN’OMBRA; DENTRO IL VATICANO C’E’
UNA IDEA
     - IO NON HO FATTO IN TEMPO A SAPERE DA CHI SONO STATI
“COSTRUITI” GLI UOMINI OMBRA PRONTI A SOSTITUIRE TUTTI
GLI UOMINI DELLA COMMISSIONE
     - IO TEMO PER TESCAROLI, NON GLI CONVIENE UCCIDERLO
PERCHE’ CONFERMEREBBE QUELLO CHE DICO
     -SICCOME I CAPITOLI SONO IMMENSI….
     - BRUSCA E CANCEMI CONOSCONO IL NOTAIO ALBANO
     - IO SONO ARRIVATO A CONOSCERE l’ 80-90%
     - ALL’INFUORI DI BUSCETTA NON HA VOLUTO PARLARE
NESSUNO
     - SARANNO UNA VENTINA I PENTITI CHE SANNO DELLA
SUPREMA COMMISSIONE MA NON NE VOGLIONO PARLARE.
     - COLLEGAMENTI DA IDEA A IDEA, PERSONE RISERVATISSIME
     - IO NON VOGLIO DIRE CHE TUTTI I PENTITI TRANNE BRUSCA E
CANCEMI, IN PERCENTUALE, CONOSCANO SOLO COSA
NOSTRA, NON SANNO ALTRO PERCHE’ IN QUESTA MIGLIAIA DI
PENTITI C’E’ QUALCUNO CHE SA, CHE CONOSCE QUESTA
SUPREMA COMMISSIONE E HA PAURA DI PARLARE PERCHE’ SU
QUEL “TASTO” LORO CREDONO CHE A NON PARLARNE SI
SALVANO LA VITA
    - IO NE PARLO PERCHE’ HO IL MIO ASSO NELLA MANICA
    - SOLO IO NON POSSO CAUSARE QUEL DANNO ENORME A CHI
INDAGA SU QUESTE COSE
     - DI QUESTE COSE NE HO PARLATO CON IL DOTTORE
BORSELLINO CHE PRENDEVA APPUNTI NELLA SUA AGENDA
CHE POI E’ SPARITA
(A5)
     -  IN OGNI IDEA, COSI’ COME E’ COMPOSTA LA STRUTTURA DI
COSA NOSTRA SONO COMPOSTE ANCHE LE ALTRE IDEE (ES.
DA CAPO DECINA etc.)
     -   NEL TRIUMVIRATO SOTTO CI SONO I SOLDATI E LI FANNO
INCONTRARE PER TANTE COSE E QUESTE PERSONE SCELTE
RISERVATISSIME DEVONO SOTTOSTARE AL TRIUMVIRATO       -     LE ALTRE IDEE FANNO LO STESSO E SI INCONTRANO CON
ALTRI SOLDATI DI ALTRE IDEE
      -    ALCUNI COMPONENTI DELLA SUPREMA COMMISSIONE
HANNO PARTECIPATO A FARE LA COSTITUZIONE ITALIANA
INSIEME AD ALTRI UOMINI PULITI
     -       “LORO” SONO INSIEME A PERSONE PULITE CHE HANNO
PAURA AD ATTACCARLI, SENTONO IL PERICOLO
     -       QUELLO CHE CONTA E’ LA QUALITA’ DI QUESTE IDEE
     - NELLA EX DC NON SUPERAVANO il 10-15% QUELLI CHE
FACEVANO PARTE DI QUESTE IDEE
- l'80 % NON NE FA PARTE
     - il 20% E' CAMUFFATO