giovedì 1 settembre 2011

e se ripudiassimo il debito? (Altreconomia,Francesco Gesualdi)

Trovo assurdo che stiamo zitti mentre a Roma stanno demolendo servizi, sicurezza sociale e beni comuni in nome del debito pubblico. La mia opinione è che se proprio dobbiamo andare verso il pareggio di bilancio dobbiamo farlo tassando i redditi alti, organizzando seriamente la lotta all'evasione fiscale, impedendo la fuga dei capitali nei paradisi fiscali, riducendo le spese militari, ritirandoci dalle missioni colonialistiche, riducendo gli stipendi degli eletti, eliminando gli sprechi di palazzo.

Dotarsi di un sistema fiscale equo, eliminare i privilegi ed evitare lo spreco di denaro pubblico è un dovere  che abbiamo indipendentemente dal debito pubblico ed è sbagliato parlarne solo quando c'è un attacco speculativo contro lo stato. Anzi, quello è proprio il momento in cui non dobbiamo parlarne, perchè altre sono le risposte da dare a banche, assicurazioni e fondi di investimento che vogliono approfittare delle difficoltà degli stati per arricchirsi per sé.
Quando questi signori, genericamente definiti mercati, pretendono di prendere gli Stati alla gola, vanno rimessi al loro posto, ricordando loro due cose:
1) la sovranità non appartiene ai mercati, ma al popolo;
2) l'interesse collettivo è preminente rispetto agli interessi individuali e se lo stato è in difficoltà deve uscirne salvaguardando i diritti di tutti e i beni comuni.

Ecco perchè penso che l'unica risposta da dare alla speculazione è il congelamento del debito ossia la sospensione del pagamento degli interessi e della restituzione del capitale in attesa di tempi migliori. Una scelta sostenuta da tre considerazioni:
1) oltre l'80% del debito pubblico è detenuto da banche, assicurazioni e fondi in gran parte esteri;
2) il debito pubblico si è formato anche grazie ai contributi dati a banche e imprese per tirarle fuori dal fallimento;
3) l'ammontare degli interessi (80 miliardi di euro all'anno pari al 20% delle entrate tributarie) ha già ripagato abbondantemente il capitale prestato originariamente, pertanto si tratta di una rendita pura.

Sollecito tutti ad espirmersi rispetto a questa presa di posizione, perchè non trovo giusto finire come i polli spennati e perchè non va bene che in nome dei guadagni di pochi seghiamo il ramo della democrazia su cui sediamo e  torniamo indietro di secoli ripetto a valori come equità, solidarietà, diritti.

Francesco Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo
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Francesco Martone:
Andrebbe iniziata una discussione, sulla scorta di iniziative già partite in altri paesi europei. A Genova a luglio abbiamo predisposto un documento allegato sul tema come stimolo alla discussione ed iniziativa.
Forse AltraEconomia potrebbe ospitare un forum sul tema del debito e delle modalità di ridiscussione, non pagamento etc etc
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I VERI CREDITORI SIAMO NOI
Per una soluzione giusta ed equa della crisi finanziaria in Italia e in Europa
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Dieci anni fa a Genova chiedevamo la cancellazione del debito estero dei paesi impoveriti e la fine degli aggiustamenti strutturali imposti su quei popoli dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale con insostenibili costi sociali ed ambientali. Dopo Genova si sono registrati molti passi in avanti sulla questione del debito:
l'Ecuador ha compiuto un importante processo di auditoria,
la Norvegia primo stato al mondo, ha riconosciuto l'illegittimità del debito estero,
l'Italia che si è dotata per prima una legge sul debito -la 209 - ha applicato la cancellazione vanificandone gli effetti positivi, poiché contestualmente ha cancellato i cosiddetti aiuti allo sviluppo.

I G8 che seguirono Genova misero in agenda il debito raccontandoci la solita favola di una presunta epocale e reale cancellazione.
L'Italia ha brillato in questa bugia beffarda.
Noi lo dicemmo allora e lo diciamo ancora oggi: per perseguire reali e verificabili cancellazioni del debito è necessaria una forte azione di monitoraggio da parte della società civile per sapere come e se e come queste cancellazioni vengono praticate.

Da quegli anni però qualcosa è cambiato: oggi abbiamo maturato una nuova consapevolezza. Oggi siamo noi cittadini e cittadine d'Europa a dover chiedere conto del nostro debito pubblico e degli effetti delle manovre finanziarie imposte dal patto per l'Euro e dalla Banca Centrale Europea sui nostri diritti.

Oggi la stragrande maggioranza degli aiuti del FMI sono diretti ai paesi europei, mentre altri paesi quali l'Egitto hanno rifiutato aiuti delle Istituzioni di Bretton Woods , in quanto le condizionalità macroeconomiche annesse sono contrarie al pubblico interesse.

Oggi i nostri diritti fondamentali ed i beni comuni subiscono un attacco senza precedenti, in nome del pareggio di bilancio e dell'uscita dalla crisi prodotta dallo strapotere dei mercati finanziari e dal restringimento progressivo della capacità dei paesi e degli organismi democraticamente eletti di recuperare un potere di indirizzo sulle proprie economie e spesa pubblica.

Ci dicono che non c'è alternativa.
I movimenti del Sud del mondo ci mostrano invece che un'alternativa esiste, e dobbiamo pretenderla con determinazione.

Abbiamo il diritto di sapere, e rivendichiamo il nostro diritto di non pagare i debiti odiosi e illegittimi prodotti da chi ha costruito la propria ricchezza con la corruzione e la gestione del potere economico e finanziario con l'unico scopo di soddisfare ragioni private, a chi sui beni comuni vuole continuare ad arricchirsi, sottraendoli al pubblico interesse.

Se per pagare il debito pubblico si accumula un debito sociale ed ecologico per queste generazioni e quelle a venire, questo debito non va pagato.

Abbiamo pertanto anzitutto il diritto di sapere come questo debito si è accumulato, le responsabilità politiche, quale non va pagato perchè legato a corruzione, fughe di capitali, speculazioni finanziarie, investimenti fallimentari in infrastrutture inutili alla collettività, spese militari e quale può; essere rinegoziato. E quale debito andrà pagato, facendo tesoro delle proposte alternative formulate da campagne quali Sbilanciamoci.

Sia in Grecia che in Irlanda, come in Spagna e Francia, movimenti sociali e cittadini chiedono la convocazione di una commissione pubblica di "auditing" del debito, sulla scorta delle esperienze fatte in paesi quali l'Ecuador, il Brasile e le proposte formulate dai movimenti sociali del Sud del mondo.

Un "auditing" del debito italiano è il primo passo per costruire una soluzione politica alla crisi, che possa aprire una via alternativa, che deve necessariamente affrontata con maggior democrazia e partecipazione, e dovrà essere improntata su principi di giustizia sociale, economica ed ambientale.

Per questo ci opporremo all'introduzione del vincolo di pareggio di bilancio nella Costituzione italiana, giacché quella Costituzione è alla base dei nostri diritti fondamentali che non potranno mai essere messi allo stesso livello degli interessi dei mercati finanziari. A questo sarà necessario aggiungere altre proposte a livello europeo, quali l'adozione di un' imposta sulle transazioni finanziarie, l'abolizione dei paradisi fiscali, la creazione di un'agenzia europea di rating, modalità di indirizzo e controllo politico sulla Banca Centrale Europea, un'agenzia fiscale europea, l'emissione di Eurobonds ed il sostegno a programmi virtuosi di spesa per il rilancio delle piena e buona occupazione, una riconversione ecologica dell'economia, un welfare europeo fondato sul reddito di cittadinanza.

Crediamo che la soluzione al problema della crisi debba passare attraverso un rinnovato ruolo dell'Europa, ed un rilancio del progetto politico dell'Unione Europea, un progetto incompiuto, mentre procede a gran forza l'altra Europa, quella del patto di stabilità, del patto dell'Euro. Un rilancio che passa necessariamente attraverso maggior partecipazione e coinvolgimento diretto dei cittadini e cittadine d'Europa come proposto dalle varie campagne per le iniziative dei cittadini europei.

Per questo oggi crediamo che debba partire proprio da Genova un messaggio chiaro.
Questa crisi provocata dalle speculazioni finanziarie noi non la vogliamo pagare né farla pagare alle generazioni a venire.

Genova, 22 luglio 2011

 Primi firmatari:
Raffaella Chiodo, Francesco Martone, Vittorio Agnoletto, Nicola Vallinoto, Raffaella Bolini , Francesco Luca Basile, Maurizio Gubbiotti, Enrico Calamai, Gianfranco Benzi, Mariuccia Cadenasso, Roberto de Montis, Giuseppe Morrone, Loretta Mussi, Silvana Pollice

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