domenica 13 febbraio 2011

"Pentito Calcara. Il "no" dei presidi e le dichiarazioni di Antonio Ingroia e Manfredi Borsellino ".

giovedì 20 gennaio 2011
Pentito Calcara. Il "no" dei presidi e le dichiarazioni di Antonio Ingroia e Manfredi Borsellino
  
Teatro semivuoto, non c’è l’ombra di uno studente. E nemmeno di un preside.
Francesco Fiordaliso, dirigente di tre scuole superiori e impegnato sul fronte antimafia, con un comunicato stampa fa sapere di non credere al pentimento e all’attendibilità di Vincenzo Calcara. Quando gli si fa notare che proprio il giudice Paolo Borsellino è stato il primo a dargli credito, il preside risponde: “E’ stato fuorviato, Borsellino non era un Dio, avrà preso qualche granchio anche lui”.
È un incontro che comincia già all’insegna delle polemiche e che, forse proprio a causa dell’assenza dei giovani, nelle sue battute finali scivola sui vecchi processi in cui Calcara aveva collaborato
Ma prima di affrontare una personale lettura di quanto accaduto, è forse doveroso riportare i punti di vista di due persone che certamente conoscono più di molti altri sia Calcara che Paolo Borsellino. Si tratta del Magistrato Antonio Ingroia e del figlio del giudice ucciso, Manfredi Borsellino.
 ANTONIO INGROIA
 “Questo è un dibattito in cui si parla di antimafia a Castelvetrano, terra e patria del più importante boss mafioso in circolo, cioè Matteo Messina Denaro. Inoltre è un dibattito al quale partecipa, non lo dico per immodestia ma per il ruolo congruo che svolgo, il procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia. Un dibattito dove si raccoglie comunque la testimonianza di un ex mafioso, ex criminale che ha fatto un’altra scelta di vita e che fu uno dei primi mafiosi a collaborare con Paolo Borsellino. Mi sembra un segnale estremamente grave che i dirigenti scolastici abbiano impedito agli studenti di poter partecipare a questa iniziativa antimafia.
Lo ritengo un segnale quantomeno ambiguo.
Immagino che, quando ne avrà notizia, Matteo Messina Denaro ne sarà contento.
L’assenza dei giovani è offensiva nei miei riguardi e anche per la memoria di Paolo Borsellino che, durante la sua attività, ha dimostrato di sapere dare un’occasione a tutti, anche all’ultimo dei criminali, all’ultimo dei mafiosi.
Delle collaborazioni di Vincenzo Calcara se ne occupava personalmente Paolo Borsellino e, come tanti altri collaboratori è stato sentito da varie autorità giudiziarie. Il contenuto delle dichiarazioni di Calcara, come di quasi tutti i collaboratori, ha avuto valutazioni controverse, anche perché si tratta di uno spettro molto ampio. Ha parlato di tantissime cose, alcune delle quali sono state riscontrate e ritenute attendibili mentre altre non sono state sufficientemente riscontrate.
Ma oggi, era ovvio, non si doveva fare alcuna ripetizione dei processi in cui Calcara ha reso la sue dichiarazioni, perché quelli si sono già fatti nelle aule giudiziarie e se ce ne saranno ancora si faranno sempre nelle aule giudiziarie. Calcara aveva manifestato questo desiderio di confronto con la sua cittadinanza di origine e credo che ogni uomo, anche il peggiore criminale, che abbia messo in atto un processo di revisione critica del proprio passato,una volta scontate le pene che doveva scontare, avviando un percorso di risocializzazione, avrebbe 
meritato una maggiore attenzione.
I giovani oggi, contrariamente a quello che qualcuno può pensare sottovalutandoli, hanno una capacità critica molto più alta di quanto si possa immaginare, e si sarebbero potuti fare un’idea direttamente ascoltando Calcara e ponendogli anche domande difficili e imbarazzanti come i giovani sanno fare.

Credo che il silenzio e l’assenza sia sbagliata. E gli assenti hanno sempre torto”.

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