sabato 11 maggio 2013

Marino l'ingenuo?

Caro Marino
Ti hanno urlato dietro, non fare tanto cinema.Nessuno ti ha picchiato. 
Vuoi provare la violenza di quando devi scegliere tra gli ultimi due mesi di lavoro su cinque o andare da tua madre in ospedale, che ha appena saputo di avere un tumore al pancreas? 
Vuoi provare la violenza di un medico che dice "Tanto non ce la farà, posso farla aprire da un assistente? Sa, almeno fa pratica". 
Ti turba al punto di lamentarti il fatto che ti abbiano urlato "vivisettore", "assassino"? Potevi scegliere di NON trapiantare la testa di un babbuino (è stato utile per la scienza, vero? Dimmi che risultati hai conseguito, dai) e ci saresti anche piaciuto, magari. 
Chi non rispetta gli animali non rispetta gli uomini, lo sai?

Ti dedico due foto, che a te non faranno nè caldo nè freddo. A me fanno piangere. sarà che siamo diversi, e ringrazio la mia buona stella che non mi ha fatto nascere simile ad un torturatore di innocenti.




SESSO CON GLI ANIMALI: ZOOERASTIA. ORA BASTA!

Su questo blog ne ho già parlato, ho postato foto. Non nascondo che sono i post più visitati, e temo che parecchi siano malati. se è così fatevi le vostre ultime pippe guardando le foto di queste povere creature fiduciose e innocenti, perchè faremo l'impossibile per rinchiudervi per sempre. A COSTO DI VENIRVI A CERCARE DI PERSONA, UNO AD UNO.

Su Facebook nasce il gruppo "Le Guerriere saranno L'URLO ANIMALE


PETIZIONE STAMPABILE / PRINTING PETITION: http://www.federfida.org/documenti/zooerastia_petizione_cartacea_federfida.pdf

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=eRom6MvVsyU.

Questo gruppo è nato per far conoscere e contrastare la zooerastia/bestialità. Come ben sapete, stiamo parlando di "VIOLENZA SESSUALE SUGLI ANIMALI". Questo tema è poco discusso e ancor meno conosciuto, ma purtroppo è in espansione. Noi siamo un gruppo di ragazze,e con il vostro supporto e il sostegno dell' Associazione FEDER F.I.D.A ONLUS vorremmo ottenere leggi migliori che tutelino gli animali...


This group was created to speak about bestiality and condemn it by all means.As you probably all know this word means "sexually abusing animals ".This subject hasn't been developed so far and this question hasn't been under discussion many times but unfortunately this kind of abuse is expanding.We are a group of girls who with your help and the support of the"Associazione Feder F.I.D.A ONLUS are dedicating themselves to obtain better laws to protect the animals 

POIL'Urlo Animale 
Programma radiofonico dedicato alla causa animale, condotto da Barbara Bacca su www.radiolivemusic.com


Sito web: www.urloanimale.org.


Vi sembra eccitante?
Radio Live Music può essere ascoltata ovunque, anche su iPad e iPhone, etc. Basta scaricare TUNEIN e cercare "Radio Live Music".

giovedì 25 aprile 2013

Violentato in carcere l'uomo che massacrò oltre 100 cani... GRAZIE !!!



Alexey Vendula è stato condannato in Ucraina per aver ucciso oltre 100 cani. detenuto in carcere, è finito in ospedale per aver subito violenza sessuale e un pestaggio. Il massacratore di cani di Kiev, torturava i cani prima di ucciderli e pubblicava le foto di quello che faceva ai poveri animali nel web.

Vendula è stato ricoverato con la mano sinistra e due costole fratturate, lacerazione della regione perianale e sospetta commozione celebrale. Il trattamento ricevuto in carcere sembrerebbe una sorta di punizione per i crimini commessi. Il ragazzo ucraino, insieme al compagno, si divertiva a massacrare gli animali e pubblicare le gesta su internet, dove tra i latrati delle bestie si distinguevano chiaramente delle grasse risate. La madre di Vedula ha sostenuto che il ragazzo fosse malato, ma per ora la condanna non è stata revocata.

martedì 23 aprile 2013

FERMA IL COMMERCIO DI CARNE DI CANE E LA LORO PELLICCIA!

Firmate le petizioni ed invitate i vostri amici a fare altrettanto.
Se nel firmare le petizioni vi troverete in difficoltà, chiedete aiuto lasciando un commento nell evento .
https://www.facebook.com/events/361240787314833/

Informazione:
Il cane viene trascinato fuori dalla gabbia dove per giorni è stato tenuto prigioniero. Ha una corda intorno al collo, che si stringe sempre più per evitare ogni possibile difesa. Gli viene infilata in bocca una sbarra metallica, collegata ad un generatore di corrente. Per un'ora intera il corpo del cane viene torturato con scariche elettriche e ustionato con una fiamma ossidrica che gli brucia il pelo. Poi, ancora vivo, verrà scuoiato secondo gli usi locali, cucinato e mangiato.
Questo succede in Cina, in Corea, in Vietnam e, verosimilmente, in altri Paesi asiatici. Perché tutto questo? Semplice: secondo una superstizione popolare ancor oggi largamente diffusa fra molte popolazioni dell'Estremo Oriente, la carne di cane ad alto contenuto di adrenalina è un potente afrodisiaco, capace di prolungare l'erezione negli uomini. L'adrenalina, come tutti sanno, è un ormone secreto nella porzione midollare delle ghiandole surrenali dei mammiferi (uomo compreso) e presente anche nelle fibre nervose del sistema simpatico. Qualunque mammifero, quando si trova in stato di stress, dolore, sofferenza o angoscia, produce quantità elevate di adrenalina: è una reazione di difesa dell'organismo a contatto con stimoli sfavorevoli. Molti orientali vanno al ristorante per mangiare carne di cane piena di adrenalina, convinti di guadagnarsi lunghe ore di piacere. Si guadagnano invece l'inizio di un'intossicazione organica, che può favorire molte malattie; infatti qualsiasi tipo di carne che contenga quantità di adrenalina superiori al normale è tossica.

PETIZIONI DA FIRMARE :

1.( http://careforchineseanimals.net/take-action/petizioni/

)

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.thepetitionsite.com%2F468%2F042%2F897%2Fchina-ban-dog-and-cat-meat%2F&h=kAQGjD910


http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.thepetitionsite.com%2F2%2FUrge-China-to-introduce-an-Animal-Protection-Law%2F&h=mAQGGHVrO


http://www.thepetitionsite.com/804/603/890/shanghai-punish-the-cat-traders/


2. http://www.senzavoce.org/
#

-------------------------------------------->
INFORMAZIONI UTILI:
-- http://donnemanagerdinapoli.com/2013/01/20/abuso-nel-consumo-di-carne-sarebbe-ora-di-smettere/


-- http://www.greenme.it/informarsi/animali/5890-festival-cina-carne-cane


VIDEO :
Criminali : Cina - Vendita Cani al mercato ..
http://www.youtube.com/watch?v=Ofqdg51r7so

sabato 13 aprile 2013

da http://notosexualabuseofanimals.wordpress.com/category/chi-siamoil-blog/?blogsub=confirming#subscribe-blog

Category Archives: Chi siamo/il blog

Le giuste motivazioni dello schifo

Quando ci si trova a spiegare il significato del termine zooerastia, nella maggior parte dei casi, oltre all’incredulità, il primo commento dell’interlocutore è “Che schifo!”.
Di primo acchito molti la giudicheranno una reazione corretta, ma non è così. Sebbene lo sconcerto dinanzi a questa pratica, ossia dell’accoppiamento fisico di un essere umano con un animale, sia “naturale” è doveroso soffermarsi su uno strumento comunicativo che rientra negli elementi essenziali dell’approccio dell’etologia relazionale: l’empatia1.
L’essere umano tende spesso a giustificare le proprie scelte ed opinioni con l’applicazione di canoni eticamente insostenibili. Un colpo di fucile che stronchi l’elegante incedere del cigno sullo specchio d’acqua di un lago suscita una reazione assai diversa da quella prodotta dal colpo della pistola da macellazione puntata alla testa di un suino.
L’uccisione dell’elegante cigno e l’abbattimento del sudicio maiale.
Una discriminazione fondata su canoni estetici – e non solo – derivati da un retaggio culturale talmente consolidato, da essere stato messo in discussione e smascherato nella sua deprivazione etica e sociale da un numero di persone ad oggi ancora drammaticamente esiguo.
Siamo talmente poco evoluti da permetterci di stabilire il grado di gravità di un’azione prendendo come riferimento la vittima, non il crimine. Commentiamo con profondo sdegno e furia gli abusi sessuali commessi sui minori, ma lo stupro di un animale ci suscita semplicemente ribrezzo. Lo stupro è “la costrizione mediante violenza o minaccia a compiere o subire atti sessuali. In proposito si parla comunemente anche di stupro o (nel caso abbia luogo la congiunzione carnale) di violenza carnale.”2
La violenza deve suscitare sdegno indipendentemente da chi ne sia la vittima, altrettanto dicasi per l’abuso sessuale e la sua connaturata vigliaccheria.
Violenza genera violenza, disse Martin Luther King nel 1958. Una teoria che nella società odierna viene confermata ogni giorno, ogni secondo.
Sono convinta che l’entità di dolore e sofferenza provocata dagli abusi sessuali commessi ai danni di un minore non sia inferiore a quella provocata dal medesimo crimine commesso su un adulto, sebbene il codice penale abbia sancito un chiaro distinguo. E ho la medesima convinzione circa la sofferenza provata dagli animali, convinzione che trova conferma in innumerevoli studi scientifici. La sensibilità, il terrore, il dolore, la disperazione, l’angoscia, i traumi non sono appannaggio esclusivo degli esseri umani. Alla luce di ciò, se vogliamo parlare di schifo, indirizziamo questa valutazione alla spietatezza, alla vigliaccheria, alla crudeltà di coloro che si macchiano di tale reato. Alla mercificazione di creature indifese che, nel bieco silenzio che è peculiarità di ogni sfruttamento, vengono “affittate” o vendute per essere stuprate fino a subire lesioni interne irreparabili e poi gettate perché ormai “inservibili”. Questo è lo schifo. E questo deve sdegnarci nel profondo, scuoterci il cuore, affinché giungiamo alla consapevolezza che l’adesione ad ogni iniziativa volta a smembrare le reti di omertà, tessute – per interesse o timore – intorno a questi orrori, rappresenta una responsabilità morale, civile e sociale per chiunque voglia dirsi essere umano e intenda dunque distinguersi da coloro che si macchiano di tali atrocità. Il vero trionfo dello schifo è la mancanza di compassione per chi è più indifeso.

B.Bacca

2 Articolo 609 bis del Codice Penale italiano: «Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento dei fatto; 2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.» (Articolo aggiunto dell’art. 3, L. 15 febbraio 1996, n. 66)

Il Blog

Questo blog nasce per un solo ed unico scopo: combattere l’orripilante pratica della zooerastia (zoofilia/bestialità).
La pratica della zooerastia è l’abuso sessuale perpetrato ai danni degli animali, abuso che molto spesso si conclude con la morte dell’animale a causa delle atroci sofferenze e lesioni fisiche interne.In molti Paesi la pratica della zooerastia è legale e solo da poco, in Italia,  sta emergendo un dibattito in merito a questi casi di abuso.Parleremo quindi di un’atrocità molto poco affrontata, per vari motivi: perché viene sdoganata come semplice forma di pratica sessuale, perché ci sono ancora milioni e milioni di persone che considerano e trattano gli animali alla stregua di oggetti. E fra i vari motivi, gli enormi interessi economici che ruotano intorno allo sfruttamento di questa atroce perversione sessuale.Questo è chiaro sintomo di quanto poco il fenomeno sia stato affrontato.Noi vogliamo informare, vogliamo far capire quanto crudele sia questo “crimine” legalizzato, far capire quanto sia serio il problema.
Ma la legge deve fare la propria parte. E’ ora di finirla di scaglionare la giustizia concentrandosi su corsie preferenziali e convenienze. Non esistono reati classificabili in gravità a seconda di chi ne è la vittima. E’ inammissibile che l’abuso e lo sfruttamento sessuale a danno degli animali vengano arenati nella categoria delle perversioni sessuali. Sono crimini e noi dobbiamo svegliarci, parlare, urlare, unirci. Perché in questo stesso istante in cui vi sto parlando, decine di migliaia di animali stanno subendo torture orribili, probabilmente col muso sigillato da nastro isolante metallico, affinché non si odano i loro lamenti. Vogliamo deciderci a dar loro la voce che non hanno? Ci aspettiamo un sì corale, ma un sì che sia espressione di un impegno costante e fattivo.
Noi diciamo NO alla zooerastia!!!
Immagine
ZOOERASTIA, UN CRIMINE POCO NOTO, DIETRO AL QUALE SI CELA L'ABIEZIONE PEGGIORE ED UN GIRO DI SOLDI SPAVENTOSO.
SU FACEBOOK https://www.facebook.com/groups/422383027833305/?notif_t=group_r2j_approved
 UN CALOROSO BENVENUTO A TUTTI I NUOVI ISCRITTI...grazie di cuore per aver deciso di appoggiarci in questa lotta contro la zooerastia!!!!  
UNITI SAREMO LA VOCE DI TUTTE QUELLE POVERE ANIME CHE OGNI GIORNO SUBISCONO VIOLENZE SESSUALI da parte di esseri umani che di UMANO hanno ben poco!!!
Il nostro obiettivo è quello di svegliare le coscienze e creare quel senso di condanna sociale che possa spingere ed ottenere una legge che parifichi ogni forma di violenza sessuale!!!
Per fare questo dobbiamo essere in moltissimi!!! Tutti noi possiamo farci portavoce di questo dolore ..... INVITIAMO I NOSTRI CONTATTI AD ACCEDERE AL GRUPPO, diffondete notizie che trovare nel nostro blog e cliccate mi piace sulla nostra pagina!!!
Noi crediamo fermamente nell'INFORMAZIONE (tenere gli occhi aperti di fronte a certe notizie è molto più duro e difficile del chiuderli e far finta che certe cose non esistano) pertanto vi sottoporremo notizie e aggiornamenti su tutto ciò che riguarda la zooerastia! Comprendiamo benissimo che,vista la violenza del tema , spesso tali notizie possano urtare alcuni e far infuriare altri, pertanto invitiamo TUTTI al recioproco rispetto. Non saranno tollerate parolacce o forme di discriminazione e violenza in generale. Vorremmo evitare che il gruppo venga segnalato per tale motivo oltre ad essere FERMAMENTE CONVINTE CHE TALE ATTEGGIAMENTO SIA CONTROPRODUCENTE !!!!
Vi invitiamo a CHIEDERE L'AMICIZIA A OGNI AMMINISTRATRICE DEL GRUPPO ... Piroia Daniela , PieraCiacio Feder Fida Onlus , Giovanna Zuccaro , Barbara VegBritches Bacca Due,in modo tale da NON PERDERE IN NESSUN CASO I PROFILI DEI MEMBRI DEL GRUPPO!!!
Riepilogando i passi da fare dopo che si è entrati nel gruppo
1) CHIEDO L'AMICIZIA ALLE AMMINISTRATRICI
2) CLICCO MI PIACE SULLA PAGINA
https://www.facebook.com/LeGuerriereSarannoLurloAnimale?ref=hl
3) INVITO TUTTI I MIEI CONTATTI AD ENTRARE NEL GRUPPO:
https://www.facebook.com/LeGuerriereSarannoLurloAnimale?fref=ts
4) DIFFONDO LE INFORMAZIONI INERENTI ALLA ZOOERASTIA CHE TROVATE NEL GRUPPO O NEL NOSTRO BLOG
http://notosexualabuseofanimals.wordpress.com/category/chi-siamoil-blog/

ASSOCIAZIONE ITALIANA DIFESA ANIMALI ED AMBIENTE: CANILI ALLO STREMO. IN ITALIA 40.000 CANI STANNO M...

ASSOCIAZIONE ITALIANA DIFESA ANIMALI ED AMBIENTE: CANILI ALLO STREMO. IN ITALIA 40.000 CANI STANNO M...: CANILI ALLO STREMO. IN ITALIA 40.000 CANI STANNO MORENDO DI FAME Roma (12 Aprile 2013) - L'allarme lo avevamo lanciato verso l...

lunedì 1 aprile 2013

lunedì 18 marzo 2013

Perle di papa (Grazie Gaetano!)

Nuovo papa gesuita.
Dei gesuiti novizi riportiamo qui sotto il giuramento; per introdurvelo vi estendo una dotta citazione:

"Imparai molto dall'ordine dei Gesuiti. Finora, non è mai esistito nulla sulla terra di più grandioso che l'organizzazzione gerarchica della chiesa Cattolica. Io trasferii nel mio partito molto di questa organizzazione"
/Adolf Hitler/
Giuramento dei novizi Gesuiti
"Figlio mio ti è stato insegnato ad agire come un dissimulatore, di essere un cattolico romano tra i cattolici romani, di essere una spia anche tra i tuoi confratelli, di credere a nessun uomo, di fidarti di nessun uomo, di essere un riformista tra i riformisti un ugonotto tra gli ugonotti, un calvinista tra i calvinisti, di essere generalmente un protestante tra i ...protestanti, ed acquisendo la loro fiducia di parlare persino dai loro pulpiti, e di denunciare con tutta la veemenza della tua natura la nostra sacra religione e il Papa ed anche di cadere così in basso da essere un giudeo fra i giudei. Che ti sia concesso di raccogliere tutta l'informazione. Per il beneficio del tuo ordine e come fedele soldato del Papa. Ti è stato insegnato a piantare insidiosamente i semi della gelosia e dell'odio tra gli stati in pace ed incitarli in imprese di sangue coinvolgendole in guerre l'uno contro l'altro, e di creare rivoluzioni e guerre civili nelle comunità, province e nazioni una volta indipendenti e prospere, e che coltivano le arti e le scienze godendo le benedizioni della pace. Di prendere parte con i combattenti e di agire segretamente e in accordo con il tuo fratello gesuita che potrebbe essere impegnato nella fazione opposta ma apertamente in contrasto con ciò a cui sei connesso, che infine sia vincitore la Chiesa soltanto nelle condizioni dettate nei trattati di pace... e che il fine giustifichi i mezzi. Ti sono stati impartiti i tuoi doveri di spia, di raccogliere tutte le statistiche, i fatti e le informazioni in tuo potere da ogni fonte, di ingraziarti la fiducia del circolo famigliare dei protestanti e degli eretici di ogni classe e carattere, così come in quello del mercante, del banchiere, dell'avvocato, tra le scuole e le università, nei parlamenti, nelle legislature, nelle magistrature e nei consigli di stato, e di 'essere ogni cosa per tutti gli uomini' per la causa del Papa i cui servi noi siamo fino alla morte. Hai ricevuto fin qui ogni istruzione come novizio, un neofita, ed hai servito come coadiutore, confessore e prete ma non sei ancora stato investito di tutto ciò che è necessario per comandare nell'esercito di Loyola nel servizio del Papa. Devi prestarti al tempo appropriato come strumento ed esecutore, così come indicato dai tuoi superiori: poiché nessuno qui può comandare senza aver consacrato i propri lavori con il sangue dell'eretico poiché senza lo 'spargimento di sangue nessun uomo può essere salvato'. Pertanto per adattarti al tuo lavoro e assicurarti la salvezza, dovrai, in aggiunta al tuo precedente giuramento di obbedienza al tuo ordine, e di lealtà al Papa, ripetere dopo di me… Prometto e dichiaro che, quando si presenterà l'opportunità farò ed intraprenderò implacabile guerra, segretamente o apertamente, contro tutti gli eretici, protestanti e liberali così come indicatomi… di estirparli e sterminarli dall'intera terra; e che non risparmierò né età né sesso né condizione, e che impiccherò, brucerò, devasterò, bollirò, stroncherò, strangolerò e seppellirò vivi questi eretici infami, squarterò gli stomaci e i grembi delle loro donne e frantumerò contro i muri le teste dei loro bambini, così da annichilire per sempre la loro razza esecrabile."
Il Giuramento dei Gesuiti è anche registrato nel Congressional Record
of the U.S.A. (House Bill 1523, Contested election case of Eugene C.
Bonniwell, against Thos. S. Butler, Feb. 15, 1913, pp. 3215-3216)


INOLTRE http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/videla-vaticano-sapeva/227075/ E
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/05/argentina-sui-desaparecidos-la-chiesa-da-ragione-al-fatto/252914/ 

Qualcosa di santo, qualcosa di non detto, qualcosa di vomitevole....





"Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L'ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l'uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell'uomo, ma niente più di questo"

Papa Francesco I, nel 2007.

****************************
Chi è il nuovo papa Francesco - di Redazione Il Fatto Quotidiano | 13 marzo 2013

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/jorge-mario-bergoglio-chi-e-nuovo-papa-francesco/529441/


Prima gli studi in chimica, poi la vocazione a 33 anni. E' arcivescovo di Buenos Aires da 15 anni. E' sempre stato restio a ruoli curiali ed è stato sempre visto come un oppositore del lusso e degli sprechi. E' un conservatore, ma non ha mai approvato l'eccessiva rigidità della Chiesa. Sul fondo, poi, le ombre per la presunta collusione con il regime argentino


Jorge Mario Bergoglio, gesuita, arcivescovo di Buenos Aires (in Argentina), ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina e sprovvisti di ordinario del proprio rito, è nato nella capitale argentina il 17 dicembre 1936. Francesco I non è solo il primo papa sudamericano: è anche il primo pontefice gesuita della storia. L’ordine fondato da Ignazio di Loyola nel 1534, infatti, pur essendo potentissimo nei secoli non ha mai espresso un papa di Roma, avendo tra l’altro una gerarchia molto strutturata con in testa un potente preposito generale, che non a caso viene tradizionalmente chiamato il “Papa nero“. Oggi i gesuiti sono 17.906, di cui 12.737 sacerdoti. Bergoglio diventa pontefice a quasi 77 anni, la stessa età che aveva Angelo Roncalli quando divenne Papa Giovanni XXIII. La differenza è solo nei mesi: Bergoglio ne ha otto di meno rispetto all’età che aveva Roncalli quando fu eletto pontefice.
Il padre era un ferroviere, la mamma la casalinga. La sua vocazione sacerdotale è maturata dopo il diploma di perito chimico. È diventato prete a 33 anni e a 35 era già tra i gesuiti più autorevoli dell’Argentina (i suoi rapporti con il governo sono da sempre molto tesi). Poco dopo ha sofferto problemi respiratori e, dopo un’operazione, ha subito la perdita di un polmone. Bergoglio ha studiato e si è diplomato come tecnico chimico, come detto, ma poi ha scelto il sacerdozio. Nel 1958 è passato al noviziato della Compagnia di Gesù e nel 1963 si laurea in filosofia. Insegna dal 1964 in vari istituti e collegi dell’Argentina, poi si laurea nel 1970 alla facoltà di Teologia a San Josè, di San Miguel, dove ha conseguito la laurea. Viene ordinato sacerdote il 13 dicembre 1969. Fra il 1980 e il 1986 è rettore del collegio massimo e delle facoltà di Filosofia e Teologia della stessa Casa e parroco della parrocchia del Patriarca San Josè, nella Diocesi di San Miguel. Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina Vescovo titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires. Nel 1998 diventa arcivescovo di Buenos Aires. Nel 2001 viene elevato cardinale nel concistoro ordinario dallo stesso papa polacco.

Nel 2005 battuto da Ratzinger: “Ai cardinali chiese di non votarlo”
Bergoglio, cardinale di grande esperienza e afflato pastorale, era già tra i papabili nel conclave del 2005. Secondo alcune ricostruzioni, ad esempio quella del vaticanista Lucio Brunelli che ha raccolto il diario di un cardinale elettore, fu proprio Bergoglio a contendere a Ratzinger l’elezione in quell’aprile del 2005. E risultò il secondo più votato dopo lo stesso Benedetto XVI.
Timido, schivo, di poche parole, per alcune ricostruzioni il porporato si mostrò così atterrito dall’idea del peso che gli sarebbe caduto addosso da convincere i più a lasciar perdere: il cardinale argentino, di origini piemontesi, secondo il diario di un cardinale elettore, spaventato dal confronto con il cardinale decano, scongiurò addirittura i suoi sostenitori a non votarlo.
Secondo altri, invece, non avrebbe avuto una reale possibilità di ascendere al soglio di Pietro: in quell’occasione, infatti, i cardinali che temevano la candidatura Ratzinger avevano fatto blocco sull’argentino, nel tentativo di impedire che si raggiungesse la maggioranza minima per l’elezione, in modo da obbligare tutti alla ricerca di candidati diversi, come era già avvenuto. Resta il fatto che quel Conclave risulta oggi la “prova generale” di questo, se l’unico che seriamente attirò voti oltre a Ratzinger si ritrova ad essere il suo successore.

Gli offrirono un ruolo di peso nel 2001 e rispose: “Per carità, in curia muoio”
E Bergoglio è sempre stato restio ad accettare ruoli curiali. Oppositore del lusso e degli sprechi (ha vissuto in un modesto appartamentino e per spostarsi usa i mezzi pubblici) quando fu ordinato cardinale nel 2001, obbligò i suoi compatrioti che avevano organizzato raccolte fondi per presenziare alla cerimonia di Roma, a restare in Argentina e a donare i soldi ai poveri. Nel 2001 gli chiesero di avere un ruolo di peso, lui rispose: “Per carità, in curia muoio”.
Nel suo Paese è un trascinatore di folle e una figura di riferimento nella Chiesa sudamericana. E’ sempre stato ritenuto un conservatore ma, nonostante questo, non ha mai approvato l’eccessiva rigidità della Chiesa soprattutto in materia di sessualità e la sua autoreferenzialità. Bergoglio è un grande tifoso del San Lorenzo di Almagro, squadra di calcio che milita nella serie A argentina. Sul sito della società, fondata nel 1908 da un salesiano, campeggia ora una foto di Bergoglio che tiene il gagliardetto rossoblu con la scritta “Papa Cuervo” che nel gergo del calcio argentino significa tifoso del San Lorenzo, appunto.
Contro la teologia della liberazione, le ombre per i legami con il regime argentino
Contestò l’apertura dei gesuiti alla Teologia della Liberazione, negli anni Settanta e questa posizione forse gli è valsa l’accusa ingiusta di connivenza con il regime dei generali, anche se peraltro non ci sono mai state prove né indizi della sua vicinanza alla dittatura. Le accuse di collusione con il regime che sterminò 9mila persone furono furono mosse per il periodo a partire dal 24 marzo 1976 anche e soprattutto nel libro “L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina” del giornalista argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi di quegli anni.
Accuse che Bergoglio ha sempre respinto come “vecchie calunnie”. Nell’anno santo del 2000 fu proprio Bergoglio a far “indossare” all’intera Chiesa argentina le vesti della pubblica penitenza, per le colpe commesse negli anni della dittatura. Un mea culpa che dette più fiducia nell’istituzione ecclesiale. 

I matrimoni tra omosessuali, “una mossa del diavolo”.
Controversa – ma fedele alla linea – anche la posizione sugli omosessuali. Per quanto progressista nei temi sociali, infatti, Bergoglio reagì quando tre anni fa in Argentina venne presentato il progetto di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. L’arcivescovo di Buenos Aires scrisse una lettera alle monache carmelitane di Buenos Aires in cui definiva il disegno di legge “movida del diablo”, una mossa del diavolo, e le incitava a pregare per una “guerra di Dio” contro il progetto. Anche (ma non solo) per questo nacquero le non poche ruggini con la presidente Kirchner che accusò l’alto prelato di voler tornare ai tempi dell’Inquisizione.

“L’aborto non è mai una soluzione”
Segue coerentemente la dottrina anche per quanto riguarda l’aborto. Nel settembre scorso la Corte Suprema di Buenos Aires voleva depenalizzare l’aborto e l’allora arcivescovo disse che sarebbe stata una decisione “disdicevole“. “Ancora una volta – fece scrivere in una nota – si vuole limitare o eliminare il valore supremo della vita e ignorare i diritti dei bimbi a nascere. L’aborto non è mai una soluzione. Quando si parla di una madre incinta, parliamo di due vite: entrambe devono essere preservate e rispettate perché la vita è un valore assoluto”.

Contro una Chiesa autoreferenziale, gira in metro e gli piace il tango
La sua passione sembra essere la gente, il popolo, quello al quale ha chiesto nella sua prima apparizione alla finestra del palazzo apostolico di pregare per lui. Lontano da una Chiesa che se autoreferenziale rischia di essere “autistica”, ha preferito finora spostarsi in metropolitana e, fino ad oggi amava definirsi “Jorge Bergoglio, prete”. Il profilo del nuovo Papa, che ha scelto il nome di Francesco, è tracciato nel libro-intervista del 2010 “Il gesuita”, di Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, nel quale Bergoglio ricorda le sue origini italiane e rivela anche le sue passioni di uomo, da quella per la letteratura e, da buon argentino, per il tango, fino ai ricordi di una fidanzata prima dell’arrivo della vocazione.
“L’opzione principale è scendere per le strade a cercare la gente: questa è la nostra missione”, afferma netto Bergoglio nel libro, mettendo in guardia da “una Chiesa autoreferenziale” alla quale può succedere “come ad una persona autoreferenziale: diventa paranoica, autistica”. Il padre “era di Portacomaro”, della provincia di Asti, “e mia madre – racconta – di Buenos Aires, con sangue piemontese e genovese”. Nel 2005 poteva diventare il successore di Giovanni Paolo II: i media ne parlavano come uno dei candidati più accreditati facendogli allora provare “pudore, vergogna”.
Nel libro c’è spazio per i ricordi ed anche per le sue passioni: il suo film preferito è “Il pranzo di Babette”, il suo dipinto ideale la “Crocefissione Bianca” di Chagall. Quanto alla letteratura nutre amore per I promessi sposi e la Divina Commedia. Per lo sport, ovviamente, il calcio. Nella musica il preferito è Beethoven. Ma nel libro c’è anche il capitolo “Mi piace il tango”, dove il papa rivela di aver avuto una fidanzata: “Era del gruppo di amici con i quali andavamo a ballare. Poi ho scoperto la vocazione religiosa”.
Nel libro di Ambrogetti e Rubin Bergoglio tocca anche uno dei punti più controversi e delicati con cui è alle prese la Chiesa, quello della pedofilia. “Se c’è un prete pedofilo è perchè porta in sè la perversione prima di essere ordinato. E sopprimere il celibato non curerebbe tale perversione. O la si ha o non la si ha”, dice Bergoglio, secondo il quale “bisogna stare molto attenti nella selezione dei candidati al sacerdozio. Nel seminario di Buenos Aires ammettiamo circa il 40% dei candidati, e facciamo un attento monitoraggio sul processo di maturazione”.
_______________________________________________________

La mano sinistra di Dio - 29 novembre 2011 12.10


Horacio Verbitsky per Internazionale
La chiesa cattolica argentina conosceva e approvava i metodi usati dai militari durante la dittatura.
Nel marzo del 1995 il capitano di fregata Adolfo Scilingo mi raccontò che durante la dittatura aveva gettato in mare da un aereo trenta persone ancora vive, che erano state sequestrate e torturate nella Scuola di meccanica della marina (Esma), il principale campo di concentramento della marina militare argentina. Aggiunse che, secondo i suoi superiori, la gerarchia ecclesiastica approvava questo metodo, perché era un modo “cristiano e poco violento” di morire. Al ritorno dal primo volo, Scilingo era in preda ai sensi di colpa, ma il cappellano dell’Esma lo tranquillizzò citando la parabola biblica in cui si racconta della separazione del grano dall’erba cattiva. Ho raccontato questa storia nel libro Il volo. Le rilevazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos.
La confessione di Scilingo scatenò una reazione nell’opinione pubblica che mi sorprese, forse perché io conoscevo bene la questione: me ne ero occupato fin dalla mia prima inchiesta sull’Esma, pubblicata clandestinamente nel 1976, lo stesso anno del colpo di stato militare.
Questa volta la novità era che a parlare fosse uno degli assassini, non una delle vittime sopravvissute. Questo dimostrava che nelle loro testimonianze le vittime avevano detto la verità e le due versioni dei fatti coincidevano. Dopo le rivelazioni di Scilingo, Emilio Mignone, presidente e fondatore del Centro di studi legali e sociali (Cels), chiese di aprire un processo per chiarire cos’era successo a sua figlia Mónica Candelaria, sequestrata insieme a due sacerdoti e a un gruppo di catechisti che come lei lavoravano in una baraccopoli di Buenos Aires. Il tribunale accolse la sua richiesta e aprì un’inchiesta. In poco tempo i “processi per la verità” si diffusero in tutto il paese.

La paura del papa
La confessione di Scilingo ebbe un effetto dirompente anche tra i figli delle persone arrestate e scomparse durante la dittatura, che avevano vissuto nell’isolamento e nella paura per anni. Questa generazione di giovani si affacciò senza più timore sulla scena politica del paese e il 24 marzo 1996 un’enorme folla riempì plaza de Mayo per chiedere verità e giustizia.
Sia le vittime sia i carnefici, nelle loro testimonianze, parlano del ruolo della chiesa cattolica nello sterminio di centinaia di persone durante la dittatura.
In ogni contingente militare c’era un sacerdote che aveva il compito di convincere i detenuti a collaborare con l’esercito. Alcuni religiosi usavano l’uniforme da paracadutista e il presidente della conferenza episcopale, il cardinale Raúl Francisco Primatesta, aveva ricevuto un brevetto aereo ad honorem. Nel 1976 il giornalista Jacobo Timerman, durante un pranzo con uno stretto collaboratore del capo della marina Emilio Massera, disse: “Sarebbe meglio introdurre la legge marziale e condannare gli imputati alla pena di morte, solo dopo averli sottoposti a un regolare processo”. Ma il collaboratore di Massera rispose: “In questo caso interverrebbe il papa e sarebbe difficile proseguire con le fucilazioni”.
Molti anni dopo anche il generale Ramón Genaro Díaz Bessone, teorico della cosiddetta guerra controrivoluzionaria, in un libro ammise che durante la dittatura avevano sequestrato e ucciso clandestinamente gli oppositori politici, senza introdurre la legge marziale, per paura delle reazioni del Vaticano: “Pensate al casino che il papa scatenò contro Francisco Franco nel 1975 quando fece fucilare tre persone.
Sarebbe stato il finimondo. Non si possono fucilare settemila persone”. Díaz Bessone alludeva al fatto che nel 1975 il dittatore spagnolo Francisco Franco, ormai in declino, ricorse alla pena di morte contro gli avversari politici nonostante la condanna di tutto il mondo, compresa quella di Paolo VI. Tuttavia negli anni trenta il dittatore aveva ricevuto il sostegno dell’episcopato spagnolo e di Pio XI e Pio XII. Ma la situazione in Spagna era diversa, lì era stata combattuta una vera e propria guerra civile in cui anche gli avversari di Franco, i repubblicani, fucilarono molti nazionalisti, tra cui centinaia di sacerdoti. Invece in Argentina non si trattò di una guerra tra due gruppi armati avversari, ma di un’operazione di ingegneria sociale che andò ben oltre le contrapposizioni politiche.
Un’operazione che poté contare su un apparato ideologico e dogmatico e una retorica da crociata. Il cardinale Raúl Francisco Primatesta una volta disse che lui non era un profeta del castigo, ma che bisognava agire e non limitarsi alle parole. “Può darsi che il rimedio sia duro, perché la mano sinistra di Dio, si dice sia paterna, ma può essere molto dolorosa”. Sinistra è l’espressione che è stata usata per indicare la repressione, il rapimento, la tortura e l’uccisione segreta degli oppositori.

La Cité catholique
In occasione del giubileo del 2000 Giovanni Paolo II domandò a tutti gli episcopati del mondo di chiedere perdono per i loro peccati. La chiesa argentina lo fece con una spettacolare liturgia notturna che fu chiamata “la riconciliazione dei battezzati”. Una commissione internazionale di teologi aveva fissato i limiti di quest’autocritica: la chiesa è stata creata da Cristo e per questo è santa e senza peccato, ma per colpa dei suoi figli peccatori ha bisogno di purificarsi continuamente. Seguendo queste direttive, durante la cerimonia per il giubileo la chiesa argentina chiese perdono a Dio, ma non alle vittime. E mise sullo stesso piano il terrorismo di stato e la lotta armata di chi aveva cercato di resistere alla dittatura.
Tra gli invitati alla cerimonia c’erano i vertici dell’esercito, ma nessun familiare dei desaparecidos e delle persone uccise. Non fu fatto riferimento alle vittime cattoliche della dittatura: due vescovi, diciotto sacerdoti e centinaia di fedeli. Quando assunsi l’incarico di presidente del Cels chiesi all’episcopato che ci permettesse di entrare nei suoi archivi, come segno di apertura. La risposta fu stupefacente: ci dissero che la conferenza episcopale non aveva archivi e ci diedero un opuscolo di sessanta pagine intitolato La Iglesia y los derechos humanos (La chiesa e i diritti umani), pubblicato dopo la fine della dittatura. Quel libretto non contiene documenti integrali, ma solo paragrafi con molte omissioni segnate da puntini di sospensione. Per esempio vale la pena confrontare il documento País y bien común (Paese e bene comune), pubblicato due mesi dopo il colpo di stato del 1976, con la versione pubblicata nel 1982 e inserita nel 1984 nell’opuscolo La Iglesia y los derechos humanos.
In entrambe le versioni si dichiara che nessuna situazione di emergenza giustifica la violazione dei diritti umani. Ma in quella del 1976, a sostegno del comportamento del governo militare, si legge che “in casi straordinari non è ragionevole pretendere il godimento del bene comune e il pieno esercizio dei diritti, come avviene in tempi di abbondanza e di pace”. Questo passaggio manca nelle versioni del 1982 e del 1984.
In un altro paragrafo, presente nella prima versione ed eliminato nella seconda, si dice che è sbagliato pretendere “che gli organi di sicurezza agiscano con la purezza cristallina propria del tempo di pace”. E che è impossibile “sedare disordini le cui dimensioni tutti conosciamo, senza accettare le misure drastiche necessarie per reprimerli o non essere disposti a sacrificare una quota di libertà, sull’altare del bene comune”. Questo significa che “il bene degli individui” deve “essere subordinato” a un bene comune astratto che “esige l’esistenza dello stato con l’autorità necessaria”.
Come corollario di questa pastorale di guerra, l’episcopato chiese “la massima comprensione e tolleranza verso gli errori involontari”. Perché i valori di ognuno sono diversi: “C’è chi mette l’accento sulla sicurezza e chi sulla libertà personale”, dice la prima versione del documento. Il confronto delle due versioni del testo è stato solo una parte del mio lavoro di ricerca e mi ha fatto scoprire che la chiesa è meno monolitica di quanto si pensi. Con l’aiuto di sacerdoti e di credenti vicini a quegli ambienti sono riuscito a consultare gli enormi archivi che la chiesa argentina aveva negato di possedere. Ho lavorato segretamente per anni su quei materiali che rivelano la complicità della gerarchia ecclesiastica con il governo militare di Videla. Ho portato alla luce quella complicità e ho cercato di capirne le cause.
Il metodo del sequestro, della tortura e dell’eliminazione clandestina fu insegnato ai militari argentini da membri dell’organizzazione integralista cattolica Cité Catholique, fondata in Francia nel 1946 da Jean Ousset. Molti dei suoi dirigenti facevano parte dell’intelligence dell’esercito coloniale francese in Algeria e del gruppo terrorista Organisation de l’Armée Secrète (Oas) che si opponeva alla decolonizzazione. Nei primi anni sessanta, con l’indipendenza algerina e lo smantellamento dell’Oas, molti membri della Cité Catholique si rifugiarono in Argentina.
Nel paese trovarono la protezione di Antonio Caggiano, presidente della conferenza episcopale e capo del vicariato militare, e poi dell’arcivescovo Adolfo Tortolo, successore di Caggiano in entrambe le cariche. I due prelati permisero ai membri della Cité Catholique di svolgere attività di formazione e di reclutamento nelle caserme. I due, inoltre, riuscirono a tenere lontana la gerarchia ecclesiastica argentina dai segnali di rinnovamento che venivano dal concilio Vaticano II.
Nel 1961 l’Argentina fu il primo paese, dopo la Francia, in cui fu pubblicato il manifesto ideologico del gruppo: Le marxisme-léninisme di Jean Ousset. Lo tradusse il colonnello Juan Francisco Guevara, capo dei servizi segreti militari e presidente della sezione argentina di Cité Catholique (Ciudad Católica). La prefazione fu scritta dal cardinale Caggiano. Per Ousset, il nemico è chiunque cerchi di sovvertire l’ordine cristiano, la legge naturale o il piano del creatore. Questo spiega perché i discepoli di questa associazione perseguitarono persone e organizzazioni molto diverse tra loro. Nella prefazione dell’opera, il cardinale Caggiano afferma che il libro di Ousset è uno strumento di formazione in vista di “uno scontro mortale” che definisce “eminentemente ideologico” contro nemici che ancora “non hanno preso le armi”. È un’altra affermazione chiara della portata del progetto di sterminio, elaborato dal punto di vista teorico ben prima della nascita delle prime organizzazioni guerrigliere.
Juan Carlos Aramburu, successore di Antonio Caggiano all’arcivescovado di Buenos Aires, passava i fine settimana in una residenza a El Silencio, un’isola nel delta del Tigre non lontano dalla capitale. El Silencio era anche il luogo dove i seminaristi della diocesi festeggiavano ogni anno la fine delle lezioni. Nel 1979, durante un’ispezione della Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh), la marina militare nascose nella struttura una cinquantina di prigionieri desaparecidos detenuti all’Esma, in modo che gli ispettori non li trovassero. È l’unico caso che conosciamo di un campo di concentramento all’interno di una proprietà della chiesa.
Perché un’istituzione che ha come scopo esplicito quello di fare del bene si fece coinvolgere fino a questo punto dalla dittatura militare che rappresentava il male assoluto? Per rispondere a questa domanda ho scritto le prime 1.500 pagine della mia ricerca che poi sono diventate un libro: L’isola del silenzio. Il ruolo della chiesa nella dittatura argentina.
Ma quella storia era solo la punta dell’iceberg, tutto quello che rimaneva sommerso era una quantità imponente di documenti, interviste e una vasta bibliografia. Mi resi conto che si trattava dell’involontario abbozzo di un secolo di storia politica della chiesa cattolica in Argentina. In quel periodo di tempo la chiesa fu il sostegno spirituale della classe dominante del paese, e alla base di quello che è successo troviamo la sovrapposizione tra i dogmi cattolici, i valori fondanti dello stato e l’autorità di cui furono investiti i militari e i vescovi per punire qualsiasi deviazione dall’unica verità ammissibile.
Il processo di secolarizzazione della società argentina cominciò alla fine dell’ottocento grazie alla borghesia liberale del paese che importò il modello economico liberista da Londra e quello culturale da Parigi. Fu istituita l’anagrafe e le scuole diventarono pubbliche. Fino ad allora sia l’insegnamento sia i registri di nascita e morte erano settori completamente controllati dalla chiesa e queste nuove leggi contribuirono a ridurne l’influenza. Ma la spinta riformista non riuscì a separare lo stato dalla chiesa, mentre nei paesi vicini il processo andò in questa direzione.
Per esempio, nel 1891 la costituzione brasiliana proibì le sovvenzioni statali alla chiesa e stabilì che nessun culto avrebbe avuto rapporti privilegiati con il governo, l’istruzione sarebbe stata laica, i cimiteri di proprietà dello stato e il matrimonio civile. In Uruguay il divorzio consensuale diventò legge nel 1907 e nel 1913 fu approvato anche il divorzio per volontà di uno solo dei coniugi. La costituzione uruguaiana del 1919 e quella cilena del 1925 misero in atto una serie di misure che servivano a separare la chiesa dallo stato. Per non parlare della costituzione messicana del 1917 e delle leggi approvate nel paese nel 1924.
In Messico le scuole cattoliche furono proibite e fu vietato ai sacerdoti di dire messa fuori dalle chiese e d’indossare abiti religiosi per strada, furono confiscate tutte le proprietà ecclesiastiche e fu vietato ai religiosi di condurre attività politiche. Per questo, cinquant’anni dopo, le persone perseguitate dall’episcopato argentino trovarono rifugio nella chiesa cilena, brasiliana e uruguaiana. Questa situazione condizionò anche il Vaticano. Paolo VI resistette alle pressioni del dittatore cileno Augusto Pinochet che chiedeva la sostituzione del cardinale Raúl Silva Henríquez, mentre diede la sua benedizione all’argentino Jorge Videla ed espresse ammirazione per la personalità dell’ammiraglio Emilio Massera, gli uomini forti della giunta militare argentina.
In Messico ci fu una rivoluzione popolare. Il Brasile, il Cile e l’Uruguay ebbero dei governi borghesi che tagliarono il cordone ombelicale con la chiesa seguendo il motto di Charles de Montalembert e Camillo Benso di Cavour: “Libera chiesa in libero stato”. Ma il liberalismo argentino non convolò mai a nozze con la democrazia. La borghesia innovatrice del paese non creò un partito politico in difesa dei suoi interessi, né fu in grado di articolare una risposta unitaria e coerente ai grandi movimenti popolari di stampo socialista. La classe dominante, spaventata dalla rivoluzione bolscevica del 1917, si riavvicinò alla chiesa e ricucì i rapporti che si erano deteriorati dalla fine dell’ottocento a causa del breve periodo di riforme liberali.

La riconciliazione
In Argentina la borghesia e la chiesa affrontarono insieme le nuove sfide politiche, seguendo il copione gentilmente fornito dalla chiesa, che prevedeva gerarchie rigide e ubbidienza. I cappellani militari svolsero un ruolo centrale nell’indottrinamento dei vertici dell’esercito, che operarono come un vero e proprio partito e usarono la spada per risolvere i nodi politici che non sapevano sciogliere altrimenti.
Dal 1930 al 1990 l’Argentina ha subìto almeno un colpo di stato ogni dieci anni. Alcuni sono falliti e altri sono riusciti, ma tutti hanno potuto contare sul sostegno dei vescovi. Nel 1925 Pio XI pubblicò la sua enciclica Quas Primas. Nell’opera il papa rimpiange il medioevo e condanna le forze contrarie all’ordine clericale: il protestantesimo, la massoneria, il liberalismo, il socialismo, il comunismo.
Per combatterle bisognava coltivare il rispetto dell’autorità e della disciplina che avevano retto la cristianità nel medioevo. Secondo Pio XI la fede non doveva rimanere confinata nelle chiese, ma doveva guidare la condotta dei governi, che a loro volta dovevano riconoscere la “regalità sociale di Cristo” ovvero la superiorità del regno della chiesa sulla società. Questa concezione ha guidato l’azione della chiesa in Argentina più a lungo che in Europa. Quando fu evidente che la dittatura stava per finire e che la società chiedeva di fare chiarezza sui crimini commessi, l’episcopato cercò di salvare i suoi membri e propose di occuparsi del processo di riconciliazione. Il metodo che fu proposto fu quello della confessione domenicale. Ma i militari non accettarono l’intervento della chiesa, senza capire che questo rifiuto avrebbe portato a una lunga stagione di processi.
Oggi l’Argentina è il paese sudamericano che ha fatto più passi avanti in questo campo: sono stati processati molti dei responsabili degli omicidi e delle torture, tra i quali figurano alcuni sacerdoti. I processi hanno danneggiato, forse per sempre, l’immagine della chiesa e la sua influenza in Argentina.
Dopo la fine della dittatura militare, la chiesa argentina prese le distanze dal potere, ma non rinunciò alla pretesa di orientare la politica. L’ha dimostrato nel 2010 quando ha intrapreso una “guerra santa” contro la legge che ha consentito il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La legge è stata approvata da una coalizione di diversi partiti e la pressione della chiesa in quel caso non è stata efficace. Ma le gerarchie si preparano a un nuovo braccio di ferro sulla depenalizzazione dell’aborto, in fase di discussione in parlamento.
Traduzione di Sara Bani.
Internazionale, numero 925, 25 novembre 2011
Horacio Verbitsky è un giornalista argentino, scrive su Página 12. È autore di una storia politica della chiesa in quattro volumi. Il suo ultimo libro tradotto in italiano è Doppio gioco. L’Argentina cattolica e militare.
_______________________________________________________

Dei gesuiti novizi riportiamo qui sotto il giuramento; per introdurvelo vi estendo una dotta citazione:

"Imparai molto dall'ordine dei Gesuiti. Finora, non è mai esistito nulla sulla terra di più grandioso che l'organizzazzione gerarchica della chiesa Cattolica. Io trasferii nel mio partito molto di questa organizzazione" - Adolf Hitler

_______________________________________________________

Giuramento dei novizi Gesuiti

"Figlio mio ti è stato insegnato ad agire come un dissimulatore, di essere un cattolico romano tra i cattolici romani, di essere una spia anche tra i tuoi confratelli, di credere a nessun uomo, di fidarti di nessun uomo, di essere un riformista tra i riformisti un ugonotto tra gli ugonotti, un calvinista tra i calvinisti, di essere generalmente un protestante tra i ...protestanti, ed acquisendo la loro fiducia di parlare persino dai loro pulpiti, e di denunciare con tutta la veemenza della tua natura la nostra sacra religione e il Papa ed anche di cadere così in basso da essere un giudeo fra i giudei. Che ti sia concesso di raccogliere tutta l'informazione. Per il beneficio del tuo ordine e come fedele soldato del Papa. Ti è stato insegnato a piantare insidiosamente i semi della gelosia e dell'odio tra gli stati in pace ed incitarli in imprese di sangue coinvolgendole in guerre l'uno contro l'altro, e di creare rivoluzioni e guerre civili nelle comunità, province e nazioni una volta indipendenti e prospere, e che coltivano le arti e le scienze godendo le benedizioni della pace. Di prendere parte con i combattenti e di agire segretamente e in accordo con il tuo fratello gesuita che potrebbe essere impegnato nella fazione opposta ma apertamente in contrasto con ciò a cui sei connesso, che infine sia vincitore la Chiesa soltanto nelle condizioni dettate nei trattati di pace... e che il fine giustifichi i mezzi. Ti sono stati impartiti i tuoi doveri di spia, di raccogliere tutte le statistiche, i fatti e le informazioni in tuo potere da ogni fonte, di ingraziarti la fiducia del circolo famigliare dei protestanti e degli eretici di ogni classe e carattere, così come in quello del mercante, del banchiere, dell'avvocato, tra le scuole e le università, nei parlamenti, nelle legislature, nelle magistrature e nei consigli di stato, e di 'essere ogni cosa per tutti gli uomini' per la causa del Papa i cui servi noi siamo fino alla morte. Hai ricevuto fin qui ogni istruzione come novizio, un neofita, ed hai servito come coadiutore, confessore e prete ma non sei ancora stato investito di tutto ciò che è necessario per comandare nell'esercito di Loyola nel servizio del Papa. Devi prestarti al tempo appropriato come strumento ed esecutore, così come indicato dai tuoi superiori: poiché nessuno qui può comandare senza aver consacrato i propri lavori con il sangue dell'eretico poiché senza lo 'spargimento di sangue nessun uomo può essere salvato'. Pertanto per adattarti al tuo lavoro e assicurarti la salvezza, dovrai, in aggiunta al tuo precedente giuramento di obbedienza al tuo ordine, e di lealtà al Papa, ripetere dopo di me… Prometto e dichiaro che, quando si presenterà l'opportunità farò ed intraprenderò implacabile guerra, segretamente o apertamente, contro tutti gli eretici, protestanti e liberali così come indicatomi… di estirparli e sterminarli dall'intera terra; e che non risparmierò né età né sesso né condizione, e che impiccherò, brucerò, devasterò, bollirò, stroncherò, strangolerò e seppellirò vivi questi eretici infami, squarterò gli stomaci e i grembi delle loro donne e frantumerò contro i muri le teste dei loro bambini, così da annichilire per sempre la loro razza esecrabile."

Il Giuramento dei Gesuiti è anche registrato nel Congressional Record
of the U.S.A. (House Bill 1523, Contested election case of Eugene C.
Bonniwell, against Thos. S. Butler, Feb. 15, 1913, pp. 3215-3216)
_______________________________________________________

Desaparecidos, il Vaticano sapeva
di Horacio Verbitsky | 11 maggio 2012
Commenti (83)
Più informazioni su: Desaparecidos, Jorge Rafael Videla, Vaticano.
Share on oknotizie Share on print Share on email More Sharing Services 329
La politica dei “desaparecidos” che il dittatore Jorge Videla ha finito per ammettere con diverse dichiarazioni e in tribunale, era nota fin dal 10 aprile 1978 alla Commissione esecutiva della Chiesa cattolica che, però, si guardò bene dall’informare l’opinione pubblica. Tutto questo risulta da un documento rinvenuto nell’archivio della Conferenza episcopale.
Il documento porta il numero 10.949 e già il numero dà un’idea della quantità di informazioni sulle quali la Chiesa continua a mantenere il segreto. Il documento fu redatto a cura del Vaticano al termine di un pranzo con Videla ed è conservato nel fascicolo 24-II. Sono riuscito a visionare il documento in maniera surrettizia dopo che a una formale richiesta le autorità ecclesiastiche avevano risposto con la sorprendente affermazione secondo cui l’Episcopato non avrebbe archivi.
Quando incontrava esponenti della Chiesa cattolica, Videla parlava con la franchezza in uso tra amici. L’allora presidente dell’Episcopato, il cardinale Raul Francisco Primatesta, comunicò all’Assemblea Plenaria che lui e i suoi due vicepresidenti, l’arcivescovo Vicente Zazpe e il cardinale Juan Aramburu, avevano parlato a Videla dei casi di prigionieri apparentemente rimessi in libertà, ma in realtà assassinati, si erano interessati dei sacerdoti desaparecidos, quali Pablo Gazzarri, Carlos Bustos e Mauricio Silva, e di altre persone scomparse nei giorni precedenti all’incontro con Videla. Secondo il documento episcopale “il presidente ha risposto che apparentemente sarebbe ovvio affermare che sono già morti; si tratterebbe di varcare una linea di demarcazione: questi sono scomparsi, non ci sono più. Questo sarebbe il più chiaro, comunque ci porta a una serie di considerazioni in ordine a dove sono stati sepolti: in una fossa comune? E in tal caso chi li avrebbe sepolti in questa fossa? Una serie di domande alle quali le autorità di governo non possono rispondere sinceramente in quanto la cosa coinvolge diverse persone”, un eufemismo per alludere a coloro che avevano svolto il lavoro sporco di sequestrarli, torturarli, ucciderli e fare sparire le spoglie. L’atteggiamento del clero aveva sfumature sottili. Zazpe chiese: “Cosa rispondiamo alla gente visto che c’è un fondamento di verità in quanto sospettano?”. E Videla “ammise che era vero”. Aramburu spiegò che “il problema è di rispondere in modo che la gente non continui a chiedere spiegazioni”.
Primatesta spiegò che “la Chiesa vuole capire, collaborare, è consapevole che il Paese versava in uno stato di caos” e che ha misurato le parole perché sapeva benissimo “il danno che poteva arrecare al governo”. Anche Primatesta ha insistito sulla necessità di arrivare a una qualche soluzione in quanto prevedeva che alla lunga il metodo consistente nel far sparire le persone avrebbe prodotto “effetti negativi” considerata “l’amarezza che affligge molte famiglie”. Questo dialogo di straordinaria franchezza mostra che sia Videla sia la Chiesa conoscevano benissimo i fatti e sottolinea la complicità con cui valutavano e decidevano in che modo rispondere alle denunce della gente avvertite da entrambe le parti come una minaccia comune.
Nello scegliere questa politica di omicidi clandestini, che Videla ora definisce “comoda” perché sollevava dal fornire spiegazioni, la giunta militare gettò un’ombra di sospetto su tutti i quadri delle Forze armate e delle forze di sicurezza, ombra che cominciò a dissiparsi con la riapertura dei processi che hanno consentito di accertare le responsabilità individuali che la giunta aveva coperto. Fino ad oggi ci sono state 253 sentenze di condanna e 20 di assoluzione, la qual cosa dimostra che in democrazia nessuno viene condannato pregiudizialmente e senza poter esercitare il suo diritto alla difesa. Fino ad oggi solo un cappellano militare, Christian von Wernich, è stato condannato per complicità in casi di tortura e omicidio.
Zazpe è morto nel 1984, Aramburu nel 2004 e Primatesta nel 2006. Nel 2011 ha rinunciato per sopraggiunti limiti di età, Jorge Casaretto, l’ultimo vescovo di quei tempi ancora in attività. Tuttavia la Chiesa continua a mantenere un ostinato silenzio che talvolta sottolinea la sua crescente irrilevanza nel panorama della società argentina. La scarsa influenza della Chiesa si è vista con chiarezza l’anno scorso quando, malgrado la sua mobilitazione, il Congresso ha modificato il codice civile per consentire il matrimonio a tutte le persone indipendentemente dal sesso dei contraenti.
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto
Il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2012
________________________________

Argentina, sui desaparecidos la Chiesa dà ragione al Fatto
di Horacio Verbitsky | 5 giugno 2012
Commenti (112)
Più informazioni su: Argentina, Jorge Rafael Videla.
Share on oknotizie Share on print Share on email More Sharing Services 272
 La Chiesa cattolica argentina ha confermato dinanzi alle autorità giudiziarie l’autenticità del documento pubblicato da Il Fatto Quotidiano l’11 maggio avente per oggetto l’incontro segreto del 1978 delle gerarchie cattoliche al più alto livello con il dittatore Jorge Videla nel corso del quale si parlò dell’assassinio dei detenuti-desaparecidos. Documento redatto nel luogo dell’incontro e consegnato dallo stesso Videla alla Chiesa e che riguarda i crimini più gravi commessi nella storia dell’Argentina e tra le cui vittime figuravano due vescovi e una ventina di sacerdoti. E divulgato da cattolici indignati per la complicità con una dittatura sanguinosa.
Si tratta di una bozza scritta per informare la Santa Sede e prova che, almeno a partire dal 1978, la Chiesa sapeva che la dittatura militare uccideva i detenuti-desaparecidos e invece di denunciare la dittatura discuteva con il suo capo supremo in che modo manipolare le informazioni per arrecare il minor danno possibile alla giunta militare e all’Episcopato che riceveva richieste di aiuto dalle vittime. Una volta che il documento è stato reso pubblico, la magistratura ha chiesto all’Episcopato di consegnarlo e l’Episcopato non ha potuto negare la sua esistenza.
In occasione di un’udienza in tribunale, Videla ha detto che i detenuti-desaparecidos erano stati “condannati” e “giustiziati” e che questo metodo gli era sembrato più comodo perché “non aveva le conseguenze di una pubblica fucilazione” che “la società non avrebbe tollerato”. Altri ufficiali avevano già detto che si era ricorsi al metodo dell’eliminazione clandestina perché il Papa non avrebbe accettato le fucilazioni. Videla ha spiegato che non venivano pubblicati gli elenchi dei detenuti-desaparecidos perché contenevano errori e inesattezze e perché non c’era accordo tra le Forze Armate.
Però durante il pranzo del 10aprile 1978 con il presidente e i due vicepresidenti dell’Episcopato, in un clima che il cardinale Juan Aramburu definì cordiale, Videla disse che “sarebbe del tutto ovvio affermare” che i desaparecidos “sono morti: si tratterebbe di varcare una linea di demarcazione e costoro sono scomparsi e pertanto non esistono. Comunque è chiaro che ciò solleva una serie di interrogativi in ordine a dove sono stati sepolti: in una fossa comune? E in tal caso chi li avrebbe sepolti in questa fossa?”. Aggiunse che il governo non poteva rispondere “per le conseguenze riguardanti alcune persone”, vale a dire i sequestratori e gli assassini. Tuttavia nel 1982 il cardinale Aramburu continuava a negare i fatti: in un reportage a cura de Il Messaggero disse che non esistevano fosse comuni e che coloro che “venivano chiamati desaparecidos” vivevano tranquillamente in Europa.
Malgrado l’enorme importanza di questo tardivo riconoscimento, nessuna autorità ecclesiastica ha mai fatto il minimo riferimento alla questione.
Come se l’enormità del fatto avesse avuto l’effetto di ammutolire tutti, i quotidiani Clarin, La Nacion e Perfil hanno finto di non capire che la pubblicazione del documento era fondamentale per stabilire il grado di complicità della Chiesa cattolica con la dittatura militare e la sua politica criminale. Come mi ha raccontato il capitano della Marina Adolfo Scilingo, la pratica di giustiziare i detenuti-desaparecidos gettandoli da un aereo in volo fu approvato dalla gerarchia ecclesiastica che riteneva questo un modo cristiano di morire. La frase fa venire in mente quanto scrisse Heinrich Himmler per spiegare la costruzione delle camere a gas nei lager allo scopo di realizzare la “soluzionefinaledellaquestioneebraica”: era una forma “più umana”. Dimenticò di aggiungere: “Per i carnefici”.
 Traduzione di Carlo Antonio Biscotto

________________________________


L 'isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina
Trent' anni dopo il colpo di stato del 1976, è stato pubblicato in Italia questo libro di Horacio Verbitsky, uno dei giornalisti argentini più noti grazie al successo del precedente libro Il volo. L'isola del silenzio è frutto di un' indagine lunga 15 anni, ricca di testimonianze dei familiari dei desaparecidos, dei prigionieri sopravvissuti, e anche dei militari e dei religiosi coinvolti nella dittatura. Le testimonianze provengono sia da interviste realizzate dall'autore che dai verbali dei processi giudiziari svoltisi dopo la caduta del governo militare. L' elenco delle note bibliografiche contiene oltre 300 riferimenti.  Il titolo originale in spagnolo, El Silencio, si riferisce sia al nome dell'isola che alla condotta vituperabile

della Chiesa cattolica
 che, pur pienamente consapevole delle violazioni dei diritti umani, non fece sentire la minima voce di allarme.
L'isola El Silencio era di proprietà della Chiesa, un luogo di ricreazione frequentato dai propri membri, dai seminaristi fino ai cardinali Antonio Caggiano e Juan Carlos Aramburu. Nel settembre del 1979, quando la pressione internazionale arrivò a un punto tale che l'ispezione da parte della Commissione Interamericana per i Diritti Umani non poté più essere rimandata, tutti i prigionieri furono trasferiti dalla Scuola di Meccanica della Marina (ESMA) su quest'isola, dove rimasero al riparo da occhi indiscreti.
La Chiesa certamente non si limitò a fornire questo nascondiglio e ebbe un ruolo attivo su due fronti: da una parte raccoglieva le richieste dei disperati familiari delle persone scomparse, impegnati nella ricerca di notizie dei propri cari. Dall'altra, forniva conforto ai militari offrendo loro supporto morale per giustificare le atrocità commesse sui prigionieri. Coloro che hanno letto Il volo ricorderanno la testimonianza del ex-capitano Adolfo Scilingo, che dopo aver gettato dall'aereo persone vive nell'oceano venne rassicurato dal cappellano Zanchetta che quella era una "morte cristiana" che aveva la benedizione delle gerarchie ecclesiastiche.
Dalle numerose testimonianze, risulta evidente che la Chiesa era perfettamente al corrente di tutte le attività clandestine, torture comprese. Tra i personaggi che hanno collaborato con la dittatura militare sono menzionati: il cardinale Pio Laghi (all'epoca nunzio apostolico, noto per le sue partite a tennis con Emilio Massera), i cardinali Caggiano, Aramburu e Primatesta, l'arcivescovo Tortolo e i suoi vicari Emilio Graselli e Victorio Bonamín, e l'allora sacerdote Jorge Bergoglio (oggi cardinale). Il libro riporta anche le testimonianze di Bergoglio e Graselli, esponendo la loro versione dei fatti nelle interviste realizzate da Verbitsky.
Due interi capitoli sono dedicati al "programma di rieducazione" dei prigionieri, grazie al quale potevano avere una possibilità di sopravvivere. La rieducazione aveva un doppio scopo: sottoporre le persone ostili al regime a un lavaggio del cervello per “convertirle” in collaboratori, e allo stesso tempo ottenere informazioni sull'identità dei compagni da arrestare. Ma non tutti erano candidati al “recupero”. I prigionieri erano divisi in tre gruppi: gli irriducibili, i deboli e i recuperabili. Quelli che rientravano in quest'ultimo gruppo dovevano avere un minimo di competenze tecniche, ad esempio un tipografo era un ottimo candidato perché necessario per falsificare passaporti ed altri documenti. In questo modo si reclutavano schiavi utili allo scopo di favorire l'ascesa politica dell'ammiraglio Emilio Massera.
Non devono sorprenderci i legami tra la Chiesa ed il potere, è una tradizione lunga quasi due millenni. Ciò che è notevole nel caso argentino è in primo luogo che la Chiesa appoggiava i militari a tal punto che non si capisce se la Chiesa fosse al servizio delle Forze Armate, o viceversa. Molto eloquente l'omelia di Bonamín, citata a pagina 24: "Quando c'è spargimento di sangue, c'è redenzione: Dio sta redimendo la nazione argentina per mezzo dell'esercito argentino".
In secondo luogo, tutti i principi morali furono messi da parte: il fine giustificava ogni mezzo, permettendo il ritorno agli ormai dimenticati metodi della Santa Inquisizione in pieno XX secolo. Ma ciò che più colpisce dei fatti documentati da Verbitsky è che la Chiesa non esitò a tradire i propri membri, come i sacerdoti e i catechisti che seguendo il vangelo di Cristo si dedicavano ad aiutare i poveri, un'attività considerata troppo di sinistra e quindi nociva per la Chiesa. Questa è la storia dei gesuiti Yorio e Jalics, che hanno individuato nel cardinale Bergoglio il responsabile delle loro sofferenze, e ai quali viene dedicato un capitolo che illustra i punti di vista di questi tre protagonisti. Il lettore può trarre le proprie conclusioni.
L'unico neo del libro è che parla di responsabilità a senso unico. Questo scontro aveva da una parte i militanti armati di sinistra (i Montoneros, cioè l'equivalente argentino delle Brigate Rosse) e dall'altra i militari. Le violazioni dei diritti umani sono state commesse da entrambi, non a caso questo conflitto viene conosciuto come "la guerra sporca". Senza dubbio la maggior parte degli eccessi fu da parte delle Forze Armate, ma non esiste alcuna traccia di segnalazione - per non parlare di denunce e di processi penali - a carico dei Montoneros.
L'edizione italiana ha un capitolo in più, che commenta un fatto che Verbitsky non poteva prevedere al momento di mandare in stampa l'edizione originale in spagnolo: che, dopo la morte di Giovanni Paolo II, il principale contendente del cardinale Ratzinger per la sua successione fosse proprio Bergoglio. E non esclude che quest'ultimo possa avere una seconda chance alla guida del Vaticano, visto che Benedetto XVI ha già 82 anni. Solo il tempo potrà confermare o smentire questa previsione.

José Luis Scanferlato
Ottobre 2009

*********************************************
Colectivo de Teología de la Liberación “ Pichi Meisegeier”

UNA MALA NOTICIA.

Comunicado del Colectivo sobre la elección del nuevo papa.


La elección de Jorge Bergoglio como jefe de la iglesia católica, nos obliga, como Colectivo de Teología de la Liberación, a compartir nuestra reflexión y nuestra mirada sobre el significado de esta decisión.

No estamos contentos ni de fiesta como dicen en este momento los medios de comunicación, porque Bergoglio es la legitimación, desde América Latina, del mismo modelo conservador, patriarcal, dogmático y de principios cerrados que representaron Juan Pablo II y Benedicto XVI. Más allá de su austeridad y de que seguramente tendrá gestos de cercanía con los fieles, como es su costumbre, el nuevo papa no representa nada nuevo ni más cercano al proyecto de Jesús de Nazaret que sus antecesores. No tenemos más que recordar su actuación y su palabra durante la disputa por el matrimonio igualitario, cuando llamó a una cruzada frente a lo que el llamó “La destrucción del plan de Dios”.

Además, no podemos hablar de un pastor, cuando en los tiempos de la dictadura cívico-religioso-militar, de la que fue parte, entregó a sus hermanos jesuitas, Orlando Yorio y Francisco Jálics, que tenían un fuerte compromiso con l@s más pobres de nuestro pueblo.

Es un hombre oscuro, enfermo de poder, muy inteligente, astuto y manipulador, como siempre nos decía el recordado Pichi Meisegeier. Usar el nombre de Francisco da cuenta de ello, porque hace referencia al pobre de Asís, pero también a quién él le soltó la mano, entregándolo a la dictadura, Francisco Jálics.

No es una buena noticia para los procesos de liberación que se están dando en América Latina, ya que Jorge Bergoglio expresa lo más conservador de la iglesia del tercer mundo. Esto se vió constantemente en nuestra patria, con su postura opositora a las políticas del gobierno nacional, y su cercanía a los poderes económicos y más oscuros de la Argentina.

Queremos tener esperanzas, pero no podemos dejar de ver la realidad. Tenemos que seguir defendiendo lo conseguido construyendo procesos de liberación junto a l@s más pobres de nuestra patria. Junto al pueblo, que es la verdadera iglesia, más allá del papa de turno.

Colectivo de Teología de la Liberación “ Pichi Meisegeier”